Il cinema e la musica nascono per stare insieme. Fin dai tempi del primissimo sonoro, la settima arte ha capito che non c’è modo migliore per amplificare un’emozione che far esplodere i personaggi in un canto liberatorio o in una coreografia travolgente.
Il genere musical, spesso ingiustamente snobbato dai puristi del cinema “parlato”, è in realtà la massima espressione del totale controllo della messa in scena: ritmo, montaggio, recitazione e armonia che si fondono in un unico, perfetto respiro.
Se pensate ancora che il musical sia solo “gente che canta senza motivo”, preparatevi a ricredervi. Ecco cinque capolavori assoluti che hanno ridefinito il genere, trasformando lo schermo in un palcoscenico vivo, pulsante e indimenticabile.
1. Cantando sotto la pioggia (1952) – La perfezione assoluta del classicismo
Iniziamo dal Vangelo del genere. Diretto da Gene Kelly e Stanley Donen, questo film non è semplicemente un musical memorabile, è una delle più grandi lettere d’amore che il cinema abbia mai scritto a se stesso. Ambientato nel momento del traumatico passaggio dal cinema muto al sonoro alla fine degli anni Venti, il film è una commedia brillante, satirica e visivamente strabiliante.
La celeberrima sequenza in cui Gene Kelly danza con l’ombrello sotto il diluvio, con una caviglia gonfia e la febbre a quaranta durante le riprese, è la quintessenza della gioia di vivere cinematografica. Coreografie geometriche, canzoni immortali e un Donald O’Connor che sfida le leggi della gravità in Make ‘Em Laugh. Se volete capire cos’era la magia della Hollywood dell’età dell’oro, dovete partire da qui.
2. All That Jazz (1979) – Il bacio tra la vita, la morte e il palcoscenico
Dimenticate i sorrisi rassicuranti e i buoni sentimenti. Bob Fosse, coreografo e regista visionario, firma con All That Jazz il suo capolavoro autobiografico, un’opera viscerale, cinica e disperatamente splendida.
Il film racconta la discesa agli inferi di Joe Gideon (un monumentale Roy Scheider), un regista e coreografo ossessionato dal lavoro, dalle donne, dalle anfetamine e dal fumo, che balla letteralmente sul ciglio del proprio collasso cardiaco.
Fosse rivoluziona il modo di filmare la danza: il montaggio diventa frenetico, i corpi sudano, i movimenti sono sexy, spigolosi e aggressivi. La sequenza finale, costruita sulle note di Bye Bye Life, è uno dei momenti più potenti, grotteschi e geniali della storia del cinema, dove il palcoscenico diventa l’ultimo tribunale prima della fine. Un musical d’autore puro, drammatico e rock’n’roll.
3. Moulin Rouge! (2001) – L’anarchia pop che ha salvato il genere
All’inizio degli anni Duemila il musical sembrava un genere morto e sepolto, adatto solo ai nostalgici. Poi è arrivato Baz Luhrmann con la sua estetica massimalista, barocca e schizofrenica, e ha fatto saltare il banco. Ambientato nella Parigi bohémien di fine Ottocento, Moulin Rouge! racconta la tragica storia d’amore tra lo scrittore Christian (Ewan McGregor) e la cortigiana Satine (Nicole Kidman).
La vera genialità del film sta nella colonna sonora: un gigantesco e anarchico frullatore pop-rock che campiona e unisce David Bowie, i Queen, Madonna, Elton John e i Nirvana, rispettiando lo spirito ribelle dell’epoca attraverso canzoni contemporanee.
Il montaggio è un caleidoscopio che lascia senza fiato, un’overdose visiva e sonora che ha dimostrato al mondo intero come il musical potesse ancora essere moderno, sexy e incredibilmente cool.
4. Chicago (2002) – Il cinismo del successo a ritmo di jazz
Cavalcando l’onda del rinnovamento, Rob Marshall porta sul grande schermo uno dei successi più longevi di Broadway, firmato originariamente dal binomio Kander & Ebb proprio con Bob Fosse. Il risultato è un trionfo da sei premi Oscar. Chicago è una satira spietata sulla corruzione, sulla giustizia-spettacolo e su come l’opinione pubblica possa trasformare un crimine efferato in un numero di varietà.
Roxie Hart (Renée Zellweger) e Velma Kelly (Catherine Zeta-Jones) sono due assassine disposte a tutto pur di conquistare le prime pagine dei giornali e la libertà, supportate dall’avvocato viscido e formidabile Billy Flynn (Richard Gere).
La genialità della regia sta nel collocare tutti i numeri musicali esclusivamente nella mente di Roxie, traducendo la realtà squallida del carcere e del tribunale nel glamour scintillante di un palcoscenico jazz. Il pezzo Cell Block Tango è, da solo, una masterclass di ritmo e sensualità.

5. La La Land (2016) – La malinconia dei sognatori contemporanei
Chiudiamo con il film che ha riportato il genere al centro del dibattito culturale globale. Damien Chazelle firma un’opera che è al tempo stesso un omaggio nostalgico ai musical di Jacques Demy e della Hollywood classica, e un manifesto amaro sulla solitudine e sui compromessi della Los Angeles di oggi.
La storia d’amore tra l’attrice esordiente Mia (Emma Stone) e il pianista jazz purista Sebastian (Ryan Gosling) è un viaggio fatto di ambizione, sogni e rimpianti.
Fin dall’incredibile piano sequenza iniziale sull’autostrada intasata di Another Day of Sun, Chazelle dichiara le sue intenzioni: far volare la macchina da presa insieme ai corpi dei protagonisti. Eppure, sotto i colori pastello e le melodie malinconiche al pianoforte, batte un cuore profondamente realista.
Il finale, struggente e perfetto, è un capolavoro di narrazione musicale che risponde alla domanda più difficile di tutte: quanto costa, davvero, realizzare i propri sogni?
