In questi giorni impazzano i notiziari sull’intesa per gli accordi per la Brexit tra il primo ministro inglese Theresa May e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ma un nuovo studio definisce addirittura “catastrofical’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea per tutti i settori culturali e in particolare per la musica.

Prima di tutto qualche numero per inquadrare meglio il fenomeno e di quanto stiamo parlando: il mercato discografico discografico e musicale britannico contribuisce al dieci per cento dell’economia inglese ed è il terzo mercato discografico più grande del mondo. L’industria musicale britannica nel 2015 ha superato il resto dell’economia inglese dello scorso anno e il “turismo musicale“, ovvero i fan che si spostano per seguire gli artisti, ha generato 3,1 miliardi di sterline. Inoltre la Gran Bretagna usufruisce del fondo che l’Unione Europea ha stanziato a favore delle attività artistiche, un miliardo di euro destinato ai settori creativi a cui ogni paese può accedere presentando richiesta e che sono destinati a svanire.

A seguito della Brexit, si verificherebbe inoltre un aumento del costo d’acquisto di dischi e merchandise, sia online per le persone che vivono nel Regno Unito e comprano in Europa e viceversa che diretto, per l’aumento dei costi di produzione. Ci sarebbe poi il problema dei download digitali che obbediscono a norme IVA abbastanza complicate, semplificate dal regime IVA MOSS (il cosiddetto “Mini Sportello Unico”), che permette agli artisti che vendono download di non aprire una partita IVA in ogni paese dell’UE. Anche questo potrebbe cambiare per il Regno Unito se abbandonasse l’Unione. Altro tema sono le imposte sui ricavi di esibizioni e concerti. Di norma sono pagate nel paese in cui avvengono i live. Un report di Ticketbis, una startup spagnola per la compravendita di biglietti, si chiede se con l’uscita le aliquote non aumentino a dismisura.

Cosa succederà ora? Secondo un rapporto della Creative Industries Federation, l’impatto che avrà la Brexit sui settori culturali inglesi sarà drammatico: l’assenza di un mercato libero, un fattore chiave che si sta discutendo in queste ore sui tavoli di Bruxelles, porterà ad una esclusione degli artisti inglesi dagli altri mercati discografici. La cultura inglese genera 9.5 milioni di sterline l’ora ma, se non si troveranno accordi, il 75% delle compagnie artistiche e musicali saranno costrette a trasferirsi fuori dalla Gran Bretagna, come la Jellyfish Pictures che ha lavorato agli effetti speciali di “Star Wars: Rogue One”. Ne parla il CEO Phil Dobree: “Abbiamo bisogno di una soluzione molto veloce per far rimanere le persone qui da noi. Ci potrebbe essere chiesto a breve di lavorare su di un film e potremmo dover rinunciare in quanto presto potremmo non avere le persone per lavorare su quel progetto, e questo ovviamente rappresenta un problema.”

Gli fa da contraltare il segretario alla Cultura del governo ombra Tory Karen Bradley: “Ho incontrato un sacco di persone che lavorano nelle industrie culturali britanniche. Non dirò chi sono perchè non è il caso ma vi posso dire che loro non sono preoccupate per la perdita eventuale di libertà di movimento personale e pensano che il settore non ne soffrirà.” 

Staremo a vedere quali sono gli accordi che la May riuscirà a strappare a Juncker in sede di contrattazione: resta il fatto che la Gran Bretagna rischia di diventare un’isola non molto felice in tema artistico e musicale se non ci saranno degli accordi a breve per quanto riguarda il mercato musicale e discografico. E il 2019 continua ad avvicinarsi.

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