Cesare Cremonini | © Gareth Cattermole/Getty Images
È rimasto nella memoria di chi segue il mondo della musica italiana il curioso caso che ha visto protagonista Cesare Cremonini e l’azienda radiotelevisiva pubblica RAI: il cantante bolognese, ospite musicale della trasmissione sportiva “Quelli che” condotta da Victoria Cabello, fu costretto a firmare una liberatoria politica prima di potersi esibire in studio. Il documento, richiesto in vista delle elezioni regionali siciliane, imponeva all’artista di dichiarare esplicitamente la propria estraneità a qualsiasi forma di propaganda elettorale. Una storia che, riletta oggi, dice ancora molto su come la burocrazia italiana sappia sorprendere anche nei contesti più insospettabili.
Cesare Cremonini e la liberatoria RAI: cosa è successo davvero
Per poter salire sul palco di “Quelli che”, Cremonini dovette leggere, dichiarare e sottoscrivere — firmando l’apposito modello prestampato della burocrazia italiana — quanto segue:
Di non essere candidato alle suddette elezioni, membro degli enti locali di cui si rinnovano gli organi rappresentativi, nonché esponente locale di movimento, lista e/o partito politico;
dichiaro, altresì, che nel corso della suddetta trasmissione mi asterrò da qualsiasi affermazione, dichiarazione o comportamento che possa, direttamente o indirettamente, influenzare o orientare il voto degli elettori, fornire indicazioni di voto o manifestare preferenza di voto e mi asterrò inoltre dal formulare qualsiasi riferimento alle menzionate elezioni.👉 Leggi anche: Luca Laurenti: dalla tv al palco, la carriera del comico

Il cantante, rimasto evidentemente colpito dalla cosa, decise di rendere pubblica la liberatoria condividendo una foto del documento sul suo profilo Twitter, accompagnandola — come lui stesso precisò — con “un divertito sorriso”. Un gesto ironico ma eloquente: più che una protesta, una constatazione.
Perché la RAI chiede una liberatoria politica agli artisti ospiti
La logica dietro questo tipo di documento è, sulla carta, comprensibile. La RAI, in quanto servizio pubblico, è tenuta a rispettare la par condicio durante i periodi elettorali: nessun ospite — artista, sportivo o personaggio pubblico — può utilizzare la visibilità offerta da una trasmissione nazionale per influenzare l’orientamento di voto degli spettatori. La norma si applica in modo automatico e generalizzato, indipendentemente dal profilo dell’ospite.
Il problema, letto dentro il settore, è proprio questo automatismo: Cremonini è un cantautore bolognese con una carriera costruita su album e concerti, lontano anni luce dalla politica siciliana — o da qualsiasi altra politica regionale. Eppure il modulo prestampato non fa distinzioni. Chiunque appaia in video nei giorni che precedono un’elezione deve firmare.
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La reazione social e il dibattito sulla burocrazia italiana
La scelta di Cremonini di pubblicare la liberatoria su Twitter trasformò un episodio burocratico in un piccolo caso mediatico. In poche ore il documento fece il giro della rete, diventando simbolo — con una punta d’ironia — dell’eccesso normativo che spesso caratterizza il sistema radiotelevisivo pubblico italiano. Molti utenti commentarono con stupore misto a divertimento: l’idea che un cantante dovesse giurare di non fare campagna elettorale per le regionali siciliane sembrava, ai più, un paradosso difficile da spiegare.
Come sito musicale ci limitiamo a riportare la notizia nella sua dimensione più curiosa, senza entrare nel merito delle scelte politiche della RAI. Resta però strana — e vale la pena dirlo — la scelta di applicare un vincolo così rigido a un artista che dalle elezioni regionali siciliane appare distante per carriera, per storia personale e per qualsiasi esternazione pubblica mai fatta nel corso del tempo. Questo caso è, a nostro avviso, la dimostrazione plastica di come in Italia la burocrazia possa rivelarsi una fastidiosa palla al piede anche nei contesti più lontani dalla politica.
Cremonini oggi: un artista che non ha bisogno di liberatorie per fare notizia
All’epoca dell’episodio, Cremonini stava per partire con il suo tour, sulla scia del successo del disco “La teoria dei colori”. Da allora la sua carriera ha continuato a crescere, consolidandolo come uno degli artisti italiani più amati e seguiti, capace di riempire stadi e di dominare le classifiche con una coerenza artistica rara nel panorama pop nazionale. La liberatoria RAI rimane un aneddoto curioso nella sua biografia — un momento in cui la macchina burocratica ha incrociato, goffamente, il percorso di uno dei cantautori più rilevanti della sua generazione.
FAQ — Cesare Cremonini e la liberatoria politica in RAI
- Cos’è la liberatoria politica che Cremonini ha dovuto firmare in RAI?
- È un documento prestampato che la RAI richiede agli ospiti delle proprie trasmissioni durante i periodi elettorali. L’artista o il personaggio pubblico dichiara di non essere candidato, di non essere affiliato a partiti o liste, e di astenersi da qualsiasi dichiarazione che possa influenzare il voto degli spettatori.
- Perché la RAI impone questo tipo di documento?
- Per rispettare la normativa sulla par condicio, che vieta l’uso del servizio pubblico radiotelevisivo a fini di propaganda elettorale durante le campagne elettorali. La regola si applica in modo automatico a tutti gli ospiti, indipendentemente dal loro profilo.
- Come ha reagito Cremonini alla richiesta della RAI?
- Il cantante ha firmato il documento e ha poi condiviso una foto della liberatoria sul suo profilo Twitter, commentando con un “divertito sorriso”. Un gesto ironico che ha trasformato l’episodio in un piccolo caso mediatico.
- Questo tipo di liberatoria è ancora in uso oggi?
- Sì. La RAI continua ad applicare procedure simili durante i periodi elettorali, in ottemperanza alla normativa vigente sulla par condicio nei media. Le modalità specifiche possono variare, ma il principio di fondo rimane invariato.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
