Il concerto del 11 ottobre 2026 alla Scala con il pianista Stephen Hough e il direttore Simon Rattle dedicato alla musica russa: Rachmaninoff e Stravinsky.
L’11 ottobre 2026 il Teatro alla Scala di Milano ha ospitato uno degli appuntamenti più attesi della stagione sinfonica autunnale: sul palco, la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks — la Bavarian Radio Symphony Orchestra — guidata da Sir Simon Rattle, con Sir Stephen Hough al pianoforte. Il programma era interamente dedicato al repertorio russo, con il Terzo Concerto per pianoforte di Rachmaninoff e due partiture di Stravinsky a costruire una serata di notevole peso specifico. Due cavalieri britannici, un’orchestra tedesca, un teatro italiano: la combinazione, sulla carta, aveva tutte le premesse per risultare memorabile.
Un programma russo costruito con precisione drammaturgica
La scelta del repertorio racconta già molto dell’intenzione artistica dietro il concerto Hough-Rattle a Milano. Aprire con lo Chant funèbre di Igor Stravinsky — una partitura giovanile, scritta nel 1908 in memoria di Rimsky-Korsakov e riscoperta solo nel 2015 dopo decenni di oblio — significa collocare l’intera serata sotto il segno del lutto e della memoria. Non è un dettaglio secondario: il Chant funèbre è una delle opere più singolari della produzione stravinskiana, un pezzo che il compositore stesso definì il proprio miglior lavoro di quegli anni, e che la storia aveva letteralmente sepolto per quasi un secolo.
Al centro della serata, il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra in re minore op. 30 di Sergej Rachmaninoff, affidato a Sir Stephen Hough. Tra i concerti per pianoforte più esigenti dell’intero repertorio — tecnicamente, fisicamente, interpretativamente — il Terzo di Rachmaninoff è uno spartiacque: non si può fingere di suonarlo, si può solo suonarlo davvero oppure no. Hough, pianista britannico tra i più versatili della sua generazione, porta con sé una frequentazione del repertorio romantico e tardo-romantico che va ben oltre la semplice competenza tecnica. La sua lettura di Rachmaninoff è storicamente documentata in incisioni discografiche che hanno ricevuto attenzione critica internazionale.
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A chiudere il programma, La sagra della primavera — The Rite of Spring — ancora di Stravinsky. Capolavoro del 1913, scandalo alla prima parigina, pietra miliare del Novecento musicale: in versione orchestrale pura, senza danza, la Sagra restituisce tutta la sua violenza ritmica e la sua complessità timbrica. Affidarne la direzione a Rattle, che del repertorio del Novecento ha fatto uno dei propri territori privilegiati nel corso di decenni di carriera, è una scelta coerente.
Rattle e la Bavarian Radio Symphony Orchestra: un sodalizio solido
Il concerto Hough-Rattle a Milano arriva in un momento in cui Sir Simon Rattle e la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks stanno consolidando il proprio rapporto artistico. Rattle, già direttore principale della London Symphony Orchestra, è una delle figure di riferimento della direzione orchestrale internazionale: la sua capacità di costruire architetture sonore di grande respiro, mantenendo al contempo la chiarezza delle linee interne, lo rende particolarmente adatto a un programma come quello del Teatro alla Scala.
La Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks è tra le orchestre tedesche di maggiore prestigio, con una tradizione che abbraccia tutto il repertorio sinfonico e una particolare attenzione alla musica del Novecento. Portare questo ensemble alla Scala — come ha sottolineato la stessa orchestra sui propri canali social, definendo il teatro milanese un luogo di eccezionale importanza — significa mettere in dialogo due istituzioni di peso specifico diverso ma complementare.
Il Teatro alla Scala come contesto, non solo come cornice
Scegliere il Teatro alla Scala per un concerto sinfonico dedicato al repertorio russo non è una scelta neutrale. La Scala è prima di tutto una casa d’opera, e la sua acustica, la sua storia, il suo pubblico portano con sé aspettative precise. Un programma come questo — con la Sagra della primavera a chiudere — mette alla prova la sala in modo radicale: la partitura stravinskiana richiede un’orchestra capace di riempire lo spazio senza schiacciarlo, e la Scala offre una risposta acustica che non perdona approssimazioni.
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Il fatto che la Bavarian Radio Symphony Orchestra abbia scelto di documentare la propria presenza milanese sui social con un riferimento esplicito alla «specialità» del luogo dice qualcosa su come l’orchestra stessa percepisce questo tipo di ospitalità. Non è una tournée di routine: è un incontro tra istituzioni che si riconoscono reciprocamente il peso.
Stravinsky da capo a fine: la coerenza di un percorso
Il programma della serata — Chant funèbre, Terzo Concerto di Rachmaninoff, Rite of Spring — costruisce un arco narrativo che parte dal lutto e arriva al rito sacrificale, con la grande architettura romantica di Rachmaninoff a fare da cerniera. Non è un accostamento casuale: sia Rachmaninoff che Stravinsky appartengono alla generazione che ha vissuto la dissoluzione della Russia imperiale, l’esilio, la distanza dalla propria terra. Il Chant funèbre piange un maestro; la Sagra celebra e distrugge; il Terzo racconta qualcosa che sta nel mezzo, tra nostalgia e tensione.
Leggere il programma in questa chiave non è forzare un’interpretazione: è riconoscere che la drammaturgia di una serata concertistica è essa stessa una forma di discorso, e che Rattle — direttore con decenni di esperienza nella costruzione di programmi — raramente lascia queste scelte al caso. Per chi segue la musica classica contemporanea, il concerto Hough-Rattle a Milano del 11 ottobre 2026 rappresenta uno di quegli appuntamenti che si misurano nel tempo, non solo nell’immediato del momento. Potete consultare il sito ufficiale della Bavarian Radio Symphony Orchestra per ulteriori dettagli sul progetto artistico della serata.
Quello che rimane, alla fine, è la solidità di un incontro tra tre soggetti — Hough, Rattle, la Bavarian Radio Symphony Orchestra — che hanno portato alla Scala un programma esigente, costruito con logica interna, in uno dei teatri che questo tipo di musica sa ancora ascoltare con la serietà che merita.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
