Roberto Loreggian interpreta The Cuckoo and the Nightingale di Händel a Santa Maria Nova di Vicenza, con un programma monografico händeliano e la Schola San Rocco.
L’11 ottobre 2026, alle undici di mattina, la Chiesa di Santa Maria Nova di Vicenza ha ospitato un appuntamento dedicato a Georg Friedrich Händel, con al centro il celebre Concerto per organo, archi e continuo noto come The Cuckoo and the Nightingale. A sedere all’organo era Roberto Loreggian, uno dei nomi più rispettati nell’ambito della prassi esecutiva storicamente informata in Italia. Il concerto ha riunito forze artistiche di primo piano: l’Ensemble dell’Arte dell’Arco, l’Orchestra del Teatro Olimpico e il coro Schola San Rocco, con Federico Guglielmo nel ruolo di maestro di concerti e Francesco Erle come maestro di cappella.
Un programma interamente händeliano
La scelta di dedicare l’intera mattinata a Händel non è una consuetudine scontata nei cartelloni cameristici italiani, che spesso preferiscono programmi misti o accostamenti tematici tra epoche diverse. Qui, invece, il filo conduttore è stato monografico e coerente: tre opere dello stesso autore, tre facce diverse del suo linguaggio. Oltre al Händel Cuckoo and Nightingale per organo, archi e continuo, il programma includeva la Sonata a Cinque e il Dixit Dominus in Sol minore, un affresco corale di proporzioni considerevoli che ha impegnato tanto l’orchestra quanto la Schola San Rocco.
La Sonata a Cinque ha aperto un confronto diretto con il Händel strumentale più asciutto, lontano dalla grandiosità operistica, mentre il Dixit Dominus ha ribaltato la prospettiva portando in primo piano il coro. Tra questi due poli, il Concerto The Cuckoo and the Nightingale ha occupato una posizione centrale, sia nel senso drammaturgico del programma sia nella logica della serata: è il momento in cui l’organo smette di essere accompagnamento e diventa protagonista assoluto.
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Perché il Händel Cuckoo and Nightingale continua ad affascinare
Il Concerto per organo in Fa maggiore, op. 4 n. 5, soprannominato The Cuckoo and the Nightingale, deve il suo nome alla celebre imitazione dei due uccelli nel secondo movimento: il cuculo affidato a un intervallo discendente di terza, l’usignolo a un giro melismatico ascendente. Händel scrisse questi concerti per organo come intermezzi durante le esecuzioni dei suoi oratori al Covent Garden di Londra, e quella destinazione pubblica e festiva si sente ancora oggi nella scrittura: brillante, dialogica, costruita per catturare un pubblico non necessariamente specializzato.
È proprio questa dualità — musica colta scritta per piacere a tutti — a rendere il pezzo un banco di prova significativo per ogni organista. La tentazione di semplificarlo, di appiattirne le asperità o di caricarne la dimensione descrittiva, è reale. Allo stesso tempo, una lettura troppo austera rischia di spegnerlo. L’equilibrio non è automatico, e richiede una comprensione profonda sia del contesto storico sia della meccanica dello strumento.
Roberto Loreggian porta con sé una lunga frequentazione con il repertorio barocco su strumenti storici, e la scelta di affidargli questo concerto nel contesto di Santa Maria Nova — uno spazio architettonicamente coerente con l’estetica del periodo — ha senso anche dal punto di vista acustico. L’organo storico e l’ambiente della chiesa non sono semplici scenografie: condizionano profondamente le scelte di articolazione, di dinamica e di tempo.
La Schola San Rocco e il Dixit Dominus
Il coro Schola San Rocco è una realtà consolidata nel panorama della musica antica veneta. La sua presenza nel programma ha reso possibile l’esecuzione del Dixit Dominus in Sol minore, una delle composizioni corali più impegnative del catalogo händeliano. Scritto nel 1707 durante il soggiorno italiano del compositore, il Dixit Dominus è un’opera giovanile ma già pienamente matura, densa di contrappunto e di energia ritmica. Richiede un coro tecnicamente solido e direttori capaci di tenere insieme la dimensione drammatica con quella liturgica.
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La doppia guida di Federico Guglielmo e Francesco Erle — rispettivamente maestro di concerti e maestro di cappella — riflette la struttura ibrida del programma, che alterna musica strumentale e musica corale senza che le due dimensioni risultino separate. È una scelta organizzativa che presuppone un lavoro di coordinamento preciso, e che in un contesto come questo, con ensemble di provenienza diversa, richiede un’intesa non scontata.
Santa Maria Nova come spazio per la musica antica
La Chiesa di Santa Maria Nova a Vicenza non è una sala da concerto nel senso moderno del termine, e questo è esattamente il suo punto di forza per la musica antica. L’acustica naturale, la luce che entra dalle finestre laterali, la proporzione degli spazi interni: tutto concorre a creare un ascolto diverso da quello di un auditorium contemporaneo. La musica di Händel, scritta per chiese e teatri dell’epoca, trova in questi contesti una risonanza che le sale moderne faticano a restituire.
Il concerto si inserisce in un’attività concertistica organizzata dall’Orchestra del Teatro Olimpico e dalla Società del Quartetto di Vicenza, due istituzioni che da anni lavorano per portare la musica colta — e in particolare il repertorio barocco e classico — a un pubblico vicentino che dimostra di rispondere con continuità. Il programma completo del concerto è disponibile sul sito dell’Orchestra del Teatro Olimpico.
Un programma interamente dedicato a Händel, con tre opere di carattere diverso, un organista di riferimento per il repertorio barocco e un ensemble corale di esperienza: a Vicenza, l’11 ottobre, Santa Maria Nova ha offerto esattamente il tipo di appuntamento che la musica antica merita — senza semplificazioni, senza concessioni, con la serietà che il repertorio richiede e la cura che il pubblico apprezza.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
