Il Festival di Sanremo 2010 è rimasto nella memoria collettiva non soltanto per le canzoni in gara o per le polemiche da palco, ma soprattutto per un’ondata di accuse di plagio che ha travolto quasi ogni serata della kermesse. Rileggendo quell’edizione oggi, a distanza di anni, la domanda che rimane aperta è sempre la stessa: fu davvero il festival dei plagi? La risposta, ascoltando con attenzione i brani, è quanto meno imbarazzante. Dalla sigla orchestrale fino ai big in gara, le somiglianze con brani italiani e internazionali erano talmente evidenti da diventare un caso mediatico a sé. Ripercorriamo caso per caso tutto ciò che accadde sul palco dell’Ariston.
Il Festival di Sanremo 2010 e il fenomeno dei plagi: un’edizione da ricordare
Come ogni anno durante il Festival di Sanremo, la caccia aperta al plagio nelle canzoni in gara è quasi un rito collaterale. Ma nel 2010 davvero ce n’era per ogni gusto. Il primo segnale arrivò ancora prima che i cantanti aprissero bocca: lo stacchetto iniziale dell’Orchestra del Festival mostrava già una familiarità sospetta con melodie preesistenti. Se persino la sigla istituzionale — quel celebre «Perché Sanremo è Sanremo» — veniva messa sotto accusa, non c’era poi da stupirsi che gli artisti in gara avessero attinto a piene mani da brani più o meno famosi del panorama pop italiano e internazionale.
I casi di plagio più discussi al Festival di Sanremo 2010
Broken Heart College e la somiglianza con Jesse McCartney e Ambra
Ascoltando con attenzione il brano «Mesi» dei Broken Heart College, si può chiaramente notare una certa somiglianza con «Beautiful Soul» di Jesse McCartney e, in alcuni passaggi melodici, persino con «T’appartengo» di Ambra. Un doppio riferimento che, sulla carta, avrebbe dovuto far suonare qualche campanello d’allarme già in fase di selezione.
Nina Zilli, Amy Winehouse e Giusy Ferreri
In molti trovarono una somiglianza piuttosto marcata tra «L’uomo che amava le donne» di Nina Zilli e le atmosfere soul-retrò di «Back to Black» di Amy Winehouse. Non mancò chi, letto dentro il settore, tirò in ballo anche «Non ti scordar mai di me» di Giusy Ferreri come ulteriore termine di paragone. Tre brani, tre influenze, un’unica canzone in gara: il caso Nina Zilli rimase tra i più dibattuti di quell’edizione.
Nino D’Angelo e «La taranta garganica»
Sembra che neanche Nino D’Angelo sia riuscito a stare lontano dalla polemica: in «Jammo Ja» molti riconobbero la melodia popolare de «La taranta garganica», un brano della tradizione folk del Sud Italia. Un’ispirazione folkloristica che, in assenza di crediti espliciti, scivolò rapidamente nell’accusa di plagio.
Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici: «Somewhere Over the Rainbow» all’Ariston
Già in polemica con il pubblico dell’Ariston — che non aveva mai ben visto la loro partecipazione al Festival — Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici non furono esenti da accuse. La parte finale di «Italia amore mio» ricordava in modo piuttosto netto «Somewhere Over the Rainbow», il classico immortale tratto dal Mago di Oz. Un finale che avrebbe dovuto essere trionfante e patriottico, ma che finì per evocare Dorothy e il Kansas.
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Simone Cristicchi e Robin Hood: il plagio più creativo
Ma il vero vincitore della gara del plagio — perché si era davvero superato — fu senza ombra di dubbio Simone Cristicchi. Non sapendo da dove attingere ispirazione, aveva pensato bene di «rubare» dalla colonna sonora di Robin Hood. Proprio così: un salto nel Medioevo cinematografico per portare qualcosa di nuovo sul palco dell’Ariston. Il risultato fu tanto sorprendente quanto difficile da difendere.
Perché il Festival di Sanremo 2010 è ricordato come «il festival dei plagi»
Guardando all’edizione nel suo complesso, ciò che colpisce non è tanto la presenza di singole somiglianze — fenomeno fisiologico in qualsiasi industria musicale — quanto la loro concentrazione e varietà. Dal pop internazionale al folk meridionale, dal soul britannico alle colonne sonore hollywoodiane: il Festival di Sanremo 2010 sembrava aver saccheggiato ogni angolo del repertorio mondiale. Letto dentro il settore, quell’edizione divenne un caso di studio su come la pressione creativa e i tempi stretti della produzione discografica possano portare a scelte musicali quantomeno discutibili. Resta una delle edizioni più discusse della storia recente della kermesse ligure, e il dibattito sui plagi di Sanremo 2010 continua a essere citato ogni volta che si parla di originalità nella musica italiana.
Ascolta i brani accusati di plagio
A seguire vi proponiamo l’ascolto di alcuni dei brani accusati di plagio al Festival di Sanremo 2010. Fateci sapere cosa ne pensate.
Simone Cristicchi
Broken Heart College
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Stacchetto – Orchestra Sanremo
FAQ: Festival di Sanremo 2010 e i plagi
Quanti casi di plagio ci furono al Festival di Sanremo 2010?
Le accuse di plagio coinvolsero almeno cinque artisti o gruppi in gara, oltre allo stacchetto orchestrale della sigla: Broken Heart College, Nina Zilli, Nino D’Angelo, il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici e Simone Cristicchi. Un numero eccezionalmente alto per una singola edizione del Festival.
Chi fu considerato il «campione» del plagio a Sanremo 2010?
Secondo molti commentatori e addetti ai lavori, il caso più clamoroso fu quello di Simone Cristicchi, la cui canzone mostrava somiglianze con la colonna sonora di Robin Hood. La particolarità della fonte — un film d’avventura hollywoodiano — rese il caso particolarmente memorabile.
Il plagio a Sanremo è un fenomeno ricorrente?
Sì, le accuse di plagio accompagnano il Festival di Sanremo praticamente ogni anno. Tuttavia, l’edizione del 2010 rimane una delle più citate per la concentrazione e la varietà dei casi emersi nel corso di una sola settimana di gara.
Nina Zilli fu accusata di aver copiato Amy Winehouse?
La somiglianza tra «L’uomo che amava le donne» e «Back to Black» di Amy Winehouse fu segnalata da numerosi ascoltatori e giornalisti musicali. Nina Zilli non fu mai formalmente accusata in sede legale, ma il dibattito pubblico fu acceso e contribuì alla notorietà del brano.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
