Era la serata finale del Festival di Sanremo 2026 — ma per capire da dove viene certa tradizione di reazioni accese all’Ariston, bisogna tornare a una notte che ha fatto storia: quella in cui, all’esclusione di Malika Ayane e di Noemi dalla terna dei finalisti, il teatro esplose in un caos senza precedenti. Pubblico in rivolta, orchestra che appallottolava gli spartiti e li lanciava in aria, conduttrice in evidente difficoltà. Le proteste al Festival di Sanremo di quell’edizione restano, a distanza di anni, uno degli episodi più discussi della storia della kermesse ligure.
Cosa successe quella sera all’Ariston
Pochi minuti dopo l’annuncio dell’esclusione di Malika Ayane e di Noemi dalla terna di finalisti, si scatenò il finimondo all’Ariston: la platea fischiò e si ribellò apertamente. Il gesto più clamoroso arrivò però dall’orchestra: i musicisti appallottolarono gli spartiti e li lanciarono, un segnale di dissenso rarissimo — forse unico — nella storia del Festival. Un’intera istituzione musicale che si schierava apertamente contro l’esito delle votazioni.
Antonella Clerici, alla conduzione, si trovò in una situazione senza precedenti: non sapendo come gestire la tensione e non volendo scontentare nessuno, mandò la pubblicità. Una scelta comprensibile sul momento, ma che lasciò il pubblico a casa con la sensazione di aver assistito a qualcosa di irrisolvibile.
Contro chi erano dirette le proteste
Il bersaglio del malcontento era chiaro: i pronostici della vigilia indicavano come probabili vincitori il trio Pupo–Emanuele Filiberto–Canonici oppure, in alternativa, Valerio Scanu. Il terzo finalista, Marco Mengoni, era dato per sfavorito dai bookmaker e da buona parte della critica. Eppure era proprio Mengoni — giovane, con una voce già matura e un’identità artistica definita — a raccogliere le simpatie più calde del pubblico presente e di quello da casa.
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Vedere escluse dalla finale due artiste come Malika Ayane e Noemi, entrambe portatrici di un songwriting di qualità e di un’estetica lontana dalla logica del tormentone, sembrò a molti un’ingiustizia difficile da accettare. Da qui la reazione compatta: dal loggione alla buca dell’orchestra, tutti contro il verdetto.
Le proteste del pubblico e dell’orchestra: un caso senza precedenti
Nella storia del Festival di Sanremo si erano già viste contestazioni dal pubblico — fischi, urla, qualche cartello — ma che l’orchestra si unisse attivamente alla protesta era qualcosa di mai visto prima. Sulla carta, i musicisti dell’Ariston sono parte integrante della macchina produttiva del Festival: vederli trasformarsi in protagonisti di una contestazione politica interna alla gara è un fatto che, letto dentro il settore, dice molto sul clima di quella serata.
La domanda che circolò nei giorni successivi fu inevitabile: se al posto di Antonella Clerici ci fosse stato Pippo Baudo o Paolo Bonolis — due conduttori con un’autorevolezza scenica diversa e una lunga esperienza nella gestione delle crisi in diretta — la situazione sarebbe degenerata allo stesso modo? Il dibattito rimase aperto, e in parte lo è ancora oggi.
Il lascito di quella serata
Quell’episodio ha lasciato un segno nella memoria collettiva del Festival. Ha dimostrato che il pubblico dell’Ariston — e quello televisivo — non è mai puramente passivo: quando percepisce un’ingiustizia o un distacco tra la qualità artistica e il risultato della gara, reagisce. E a volte lo fa in modo spettacolare.
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Per Malika Ayane e Noemi, quella serata segnò comunque l’inizio di carriere solide e durature. Per Marco Mengoni, invece, fu solo il primo capitolo di una storia che lo avrebbe portato a diventare uno degli artisti italiani più rilevanti degli anni successivi. Il Festival, come sempre, non fu l’ultima parola.
FAQ: Le proteste al Festival di Sanremo
Perché il pubblico protestò durante quella finale di Sanremo?
La protesta scoppiò dopo l’esclusione di Malika Ayane e Noemi dalla terna dei finalisti. Molti spettatori ritenevano che le due artiste meritassero di accedere alla finale più dei candidati favoriti dai voti.
È vero che l’orchestra lanciò gli spartiti?
Sì. I musicisti dell’orchestra dell’Ariston appallottolarono gli spartiti e li lanciarono in segno di protesta, un gesto senza precedenti nella storia del Festival di Sanremo.
Come reagì la conduttrice Antonella Clerici?
Di fronte al caos in sala, Antonella Clerici scelse di mandare la pubblicità per guadagnare tempo e non inasprire ulteriormente la situazione.
Chi erano i finalisti contestati?
I finalisti che scatenarono le polemiche erano il trio Pupo–Emanuele Filiberto–Canonici, Valerio Scanu e Marco Mengoni. Quest’ultimo era il meno favorito secondo i pronostici, ma godeva di grande supporto popolare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
