Gianna Nannini | MICHAEL URBAN/AFP/Getty Images
Gianna Nannini e Lucio Battisti: un incontro che avrebbe potuto cambiare la storia della musica italiana, ma che si risolse con un pezzo — parole sue — “bruttarello”. La rocker senese ha raccontato questo episodio curioso e rivelatore in una lunga intervista a Rolling Stone, ripercorrendo gli albori di una carriera diventata leggenda. Un aneddoto che dice molto su come Gianna Nannini abbia sempre saputo difendere la propria identità artistica, fin dagli esordi.
Gianna Nannini: “Battisti scrisse un pezzo per me: bruttarello, però”
Era l’inizio degli anni Settanta e la giovane Gianna Nannini era stata scritturata dalla Numero Uno, la storica etichetta fondata da Lucio Battisti e Mogol. Un contesto di primo piano, sulla carta un trampolino di lancio straordinario. Eppure l’incontro con Battisti non produsse i frutti che ci si poteva aspettare.
“Claudio Fabi cominciò a lavorare con me, mentre Battisti lo vidi una volta sola. Mi doveva scrivere un pezzo, ma non funzionò” — ha confessato Gianna Nannini, che ha proseguito il racconto rivelando a chi quel brano venne poi affidato: “…poi lo cantò Pappalardo, faceva “con il martello si romperà l’amor” — uno dei brani più brutti di Battisti e Mogol, più brutto di così si muore. Alla fine, convinsi Fabi a farmi fare il primo album con tutti pezzi miei e con le mie ingenuità. Claudio mi traghettò alla Ricordi e mi lasciò così com’ero, non correggeva i miei errori, quasi li esaltava. Mi permisero perfino di metterci quei violini che, anni dopo, quando Conny Plank lo sentì, disse che già “facevano Gianna Nannini”“.
Un rifiuto che, letto dentro il settore, appare quasi profetico: quella capacità di dire no — anche a Battisti — è la stessa che ha permesso a Nannini di costruire un suono inconfondibile, riconoscibile fin dalle prime note.
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Il pezzo “bruttarello”: cosa cantò Pappalardo e perché conta ancora
Il brano rifiutato da Nannini finì nelle mani di Adriano Pappalardo. Secondo la rocker senese, si trattava di uno dei prodotti meno riusciti della coppia Battisti-Mogol — una valutazione netta, pronunciata senza diplomazia, che rivela quanto Gianna avesse già allora le idee chiare su cosa volesse e, soprattutto, su cosa non volesse essere. Non è un dettaglio da poco: stiamo parlando di una giovane artista che si permette di bocciare un pezzo scritto dal più grande cantautore italiano del momento. Quella fermezza è diventata il suo marchio di fabbrica.
Claudio Fabi e la Ricordi: la strada verso l’identità artistica
Il vero punto di svolta, nella ricostruzione di Nannini, è il rapporto con Claudio Fabi. Produttore capace di ascoltare prima ancora che di dirigere, Fabi intuì che le “ingenuità” di Gianna non erano difetti da correggere ma elementi da valorizzare. Il passaggio alla Ricordi segnò l’inizio di un percorso artistico autonomo: quei violini che sembravano fuori posto, che il produttore tedesco Conny Plank avrebbe poi riconosciuto come firma sonora inconfondibile, erano già lì, nel primo album. La storia le ha dato ragione.
L’Inno Tour e il disco che dà il nome al tour
L’intervista a Rolling Stone arrivò in concomitanza con il lancio dell’Inno Tour, partito con una data zero il 9 Aprile e con la prima tappa ufficiale il 12 Aprile al Palalottomatica di Roma, a supporto dell’album Inno (Sony Music). Un progetto live pensato per portare sul palco i nuovi brani insieme alle canzoni indimenticabili del repertorio senese.
A proposito del titolo scelto per il disco — e del fatto che la title track fosse stata selezionata come colonna sonora della campagna elettorale del PD — la Nannini dichiarò:
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Solo adesso io sono arrivata ad avere la consapevolezza di chiamare un mio album “Inno”. Eppure, nata in contrada, quest’idea dell’innologia ce l’ho nel sangue. Ma io non volevo fare la musica di Fontebranda, dove i senesi si ritrovano a cantare vecchie canzoni. L’idea dell’inno mi pareva enfatica e perfino il successo di “Notte italiana” per me è stato un dolore. Mi son chiesta: ma la mia Musa è tutta lì? Ci ho riflettuto e ho capito che evidentemente era qualcosa che faceva parte di me: tendo all’inno, ecco. Dunque, questo disco è prima “inno” e poi implode nella melodia. Saranno i motivi popolari che mi porto dentro, che premono, vogliono uscire e diventare le mie canzoni. Ma sono contenta che abbiano scelto “Inno” come musica del PD, perché la vogliono usare per far gruppo, per compattarsi. L’ho trovato coraggioso. Avrebbe perfino potuto cantarla Renzi.
FAQ: Gianna Nannini e il pezzo di Battisti
Battisti scrisse davvero un pezzo per Gianna Nannini?
Sì. Agli inizi degli anni Settanta, quando Nannini era sotto contratto con la Numero Uno, Lucio Battisti le scrisse un brano. La cantante lo rifiutò, definendolo “bruttarello”. Il pezzo fu poi inciso da Adriano Pappalardo.
Qual era il brano che Battisti scrisse per Nannini?
Nannini non ne ha mai rivelato il titolo ufficiale, ma ha citato il verso “con il martello si romperà l’amor” come parte del testo, aggiungendo che si trattava di uno dei brani meno riusciti della coppia Battisti-Mogol.
Come mai Nannini rifiutò il pezzo di Battisti?
Semplicemente non le piacque. La rocker senese ha sempre avuto un’idea molto precisa del proprio suono: preferì convincere il produttore Claudio Fabi a lasciarle fare un album interamente con materiale proprio, difendendo fin dall’inizio la sua identità artistica.
Dove è stata raccontata questa storia?
Gianna Nannini ha raccontato l’episodio in una lunga intervista pubblicata da Rolling Stone Italia, in occasione del lancio del suo album Inno e del relativo tour.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
