
La Toya Jackson parla di assassinio: sua sorella, il King of Pop Michael Jackson, non sarebbe morto per cause accidentali ma sarebbe stato ucciso deliberatamente per impossessarsi del suo immenso patrimonio. Lo ha dichiarato in un’intervista di oltre quattro ore rilasciata al domenicale britannico News of the World, diventata subito uno dei documenti più citati nel dibattito sulla morte del più grande artista pop di sempre.
La Toya Jackson e la teoria dell’assassinio: «Una cospirazione per i soldi di Michael»
Le parole di La Toya sono nette, senza margini di ambiguità. Sulla carta potrebbe sembrare la reazione emotiva di una sorella in lutto, ma chi ha letto dentro il settore sa che le accuse poggiano su dettagli molto concreti. Ecco le sue dichiarazioni integrali:
«È stata una cospirazione per prendersi i soldi di Michael. Non pensiamo che sia stato fatto da una sola persona. So chi è stato e non mi farò da parte fino a quando non li avrò beccati. Michael è stato ucciso per i suoi soldi. Mio fratello aveva più di 1 miliardo in diritti di publishing e qualcuno l’ha ucciso per quei soldi. Valeva di più da morto che da vivo. Un paio d’anni fa Michael mi aveva detto: ‹Mi uccideranno per il mio publishing. Vogliono i miei cataloghi›.
Michael veniva curato in modo non corretto da gente che lo voleva dipendente dai medicinali. Non voglio dire chi sia il responsabile perché c’è una inchiesta aperta, ma non tutti avevano a cuore gli interessi di Michael. Nessuno poteva contattare Jacko. Mio padre Joe cercava sempre di vederlo; so che veniva visto come una minaccia, ma lui voleva veramente aiutarlo. E, se uno riesce a tenere lontana la famiglia, può fare ciò che vuole. E poi Michael aveva sempre dei soldi in contanti a casa, di solito sui 2 milioni di dollari per pagare le cose, ma quando il giorno che è successo sono andata a casa sua non c’era più neanche uno spicciolo. In casa era entrata un sacco di gente prima che arrivassi io, e qualcuno ha fatto un bel lavoretto.»
Il catalogo musicale: perché valeva così tanto
Per capire il peso delle accuse di La Toya, bisogna inquadrare il valore economico in gioco. Michael Jackson possedeva quote significative di uno dei cataloghi di publishing più preziosi della storia della musica, con diritti su migliaia di brani — incluse composizioni dei Beatles acquisite negli anni Ottanta. Un patrimonio stimato in oltre un miliardo di dollari, che secondo La Toya rappresentava il movente principale dietro la morte del fratello. «Valeva di più da morto che da vivo»: una frase brutale, ma che restituisce la dimensione finanziaria della vicenda.
L’isolamento di Michael e il ruolo della famiglia
Un altro elemento centrale nelle dichiarazioni di La Toya riguarda l’isolamento progressivo a cui Michael sarebbe stato sottoposto. La sorella descrive un sistema di controllo che teneva lontani i familiari, compreso il padre Joe Jackson, dipinto come una figura che — al di là dei rapporti complessi con il figlio — cercava comunque di avvicinarsi a lui. Secondo La Toya, chi riusciva a isolare Michael poteva gestirne la vita, le finanze e le cure mediche senza interferenze esterne.
Le cure mediche e la dipendenza dai farmaci
La Toya punta il dito anche contro chi si occupava della salute di Michael, accusando alcuni medici e collaboratori di averlo mantenuto in uno stato di dipendenza da farmaci potenti. Un quadro che coincide con quanto emerso dalle indagini: la morte di Jackson sarebbe stata provocata dall’assunzione di una combinazione di sonniferi, antidolorifici, ansiolitici e anestetici. I risultati della seconda autopsia, attesi nelle settimane successive all’intervista, sembravano già orientarsi in questa direzione, confermando un cocktail farmacologico letale.
I soldi spariti dalla villa: un dettaglio che pesa
Tra i particolari più inquietanti riferiti da La Toya c’è la sparizione del denaro contante che Michael teneva abitualmente in casa — circa 2 milioni di dollari, usati per le spese quotidiane. Quando La Toya è arrivata nella villa dopo la morte del fratello, non c’era più un centesimo. Prima di lei erano entrate molte persone, e questo dettaglio, nella narrazione della sorella, diventa un tassello ulteriore di una storia che va ben oltre la tragica morte per overdose.
Una vicenda che continua a fare discutere
A distanza di anni, la morte di Michael Jackson rimane uno degli eventi più analizzati e discussi della storia della musica pop mondiale. Le parole di La Toya — «so chi è stato» — non hanno mai portato a denunce formali pubbliche con nomi e cognomi, ma hanno alimentato un dibattito che ancora oggi, nel 2026, non si è spento. Ogni nuovo documentario, ogni nuova testimonianza, riporta in primo piano la domanda che La Toya ha posto con forza: Michael Jackson è stato davvero assassinato?
FAQ: Le domande più frequenti sulla morte di Michael Jackson e le accuse di La Toya
Cosa ha detto esattamente La Toya Jackson sulla morte di Michael?
In un’intervista al News of the World, La Toya ha affermato che Michael Jackson è stato ucciso per impossessarsi del suo patrimonio da oltre un miliardo di dollari in diritti di publishing. Ha parlato di una cospirazione organizzata da più persone e ha rivelato che Michael stesso, anni prima, le aveva detto di temere di essere ucciso per i suoi cataloghi musicali.
Qual era il valore del patrimonio di Michael Jackson?
Al momento della morte, il patrimonio di Michael Jackson in diritti di publishing era stimato in oltre un miliardo di dollari, includendo quote su cataloghi di artisti leggendari come i Beatles.
Cosa dicono le autopsie sulla causa della morte?
Sia la prima che la seconda autopsia hanno indicato come causa della morte l’assunzione di una combinazione letale di farmaci: sonniferi, antidolorifici, ansiolitici e anestetici. Il medico personale di Jackson è stato successivamente condannato per omicidio colposo.
La Toya ha mai fatto nomi specifici?
Nell’intervista La Toya ha dichiarato di sapere chi fosse responsabile, ma ha scelto di non fare nomi pubblicamente in ragione delle indagini in corso. Le sue accuse sono rimaste nel perimetro delle dichiarazioni pubbliche senza sfociare in denunce formali con nomi espliciti.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
