Eels
Mr. E abbraccia tutti. Questo potrebbe essere il sottotitolo perfetto del concerto che gli Eels hanno tenuto all’Alcatraz di Milano, unica tappa italiana del tour. Una serata che ha sorpreso, commosso e divertito, confermando quanto Mark Oliver Everett — alias Mr. E — abbia riscoperto la felicità sul palco, trascinando con sé band e pubblico in un abbraccio collettivo difficile da dimenticare.
“Give me your hug”: Mr. E riscopre la felicità all’Alcatraz
La frase “Give me your hug”, ovvero “Abbracciami”, rivolta a ogni membro della band dopo la presentazione rappresenta bene la tranquillità, la serenità e la gioia del cantante e ispiratore del gruppo dopo un periodo che dire travagliato è dire poco. Mr. E è rimasto solo al mondo, è senza famiglia ed è riuscito a esorcizzare questo dolore soltanto suonando e componendo. Oggi, dopo tanti anni, deve essere venuto a patti con se stesso e ha deciso che la sua famiglia è composta dalla sua band e dalla sua musica, e che tanto gli basta.
Si diverte, e parecchio, e il concerto scorre via benissimo e molto carico, anche se purtroppo abbastanza breve (un’ora e mezza scarsa). Una serata in cui gli Eels abbracciano e divertono l’Alcatraz nel senso più letterale del termine: calore umano, ironia, momenti di pura leggerezza che raramente si vedono in un live rock.
Look, palco e atmosfera: tutto cambiato rispetto al tour precedente
I musicisti si presentano sul palco vestiti con una tuta Adidas blu in acetato, netto cambiamento rispetto allo scorso tour nel quale erano vestiti tutti con un abito nero abbastanza funereo. Il segnale è chiaro: questa è una band che ha voltato pagina. Strana anche la disposizione del gruppo sul palco, con il batterista al fianco del cantante e i due chitarristi e il bassista su una pedana dietro. Strana ma molto efficace come scelta, devo ammetterlo, nonostante qualche perplessità iniziale questa mi sembra la scelta ideale perché Mr. E venga circondato dai suoi musicisti e si possa sentire davvero in famiglia e non solo il cantante di una band che gira attorno a lui.

“Wonderful, Glorious”: il disco che ha riportato gli Eels al loro meglio
Buona parte del concerto è dedicata alle canzoni del nuovo album “Wonderful, Glorious”, il miglior disco dai tempi di “Hombre Lobo” secondo chi scrive. Gli ultimi lavori non è che avessero proprio entusiasmato, e anche stavolta si temeva una certa delusione. Invece il disco è molto bello e sul palco le canzoni vengono magnificate. Se nello scorso tour si spingeva molto sul rock puro, duro e cattivo, qui si torna verso il blues, con spazi più aperti e una leggerezza che fa bene all’anima.
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Mr. E si concede molti momenti per scherzare col pubblico e dare vita a siparietti. Oltre agli abbracci già citati, c’è addirittura una parodia del rinnovo delle promesse matrimoniali con “The Chet”, il chitarrista che lo accompagna da 10 anni dal vivo e in studio. Come fossero una vecchia coppia, scandiscono il loro “Lo voglio” al microfono. “Vuoi tu Chet rimanere il chitarrista del gruppo?” “Yes, I do”. Il pubblico dell’Alcatraz ride, applaude, si scioglie.
La scaletta: dai nuovi brani ai classici degli anni ’90
Tornando alle canzoni, si parte con “Bombs Away” e “Kinda Fuzzy”, due tra le migliori dell’ultimo disco, ci si concede un momento più romantico per poi ripartire con “Tremendous Dynamite”, “Peach Blossom”, “The Prizefighter” e “The Turnaround”. Menzione speciale per “Your Brave Little Soldier”, la canzone più bella del disco e uno dei picchi emotivi della serata.
Poche canzoni del passato, soprattutto da “Hombre Lobo” e da “Souljacker”, ma si sa che la band non ama tanto rimanere sempre sugli stessi pezzi. L’unico regalo per i nostalgici degli esordi del gruppo è un medley di “Mr. E’s Beautiful Blues” e “My Beloved Monster”: due minuti di pura gioia collettiva, con l’Alcatraz che canta a squarciagola. Per il resto poche concessioni alla nostalgia. C’è da capirlo: è anche un modo per esorcizzare il passato, e devo dire che ci è riuscito benissimo.
Conclusione: gli Eels e la lezione della felicità ritrovata
Letto dentro il settore, il concerto degli Eels all’Alcatraz di Milano è stato molto più di una semplice tappa di tour. È stata la dimostrazione concreta che Mr. E riscopre la felicità non come slogan promozionale, ma come stato d’animo reale e contagioso. Gli Eels abbracciano e divertono l’Alcatraz con una naturalezza disarmante, e il pubblico milanese risponde con lo stesso calore. Sulla carta un live di un’ora e mezza scarsa potrebbe sembrare poco; in realtà, ogni minuto è stato denso, vivo, necessario.
Ciao Mr. E, ti aspettiamo al prossimo concerto ancora più carico di felicità. È proprio il caso di dirlo: ti abbraccio.
FAQ sul concerto degli Eels all’Alcatraz di Milano
- Qual era la scaletta principale del concerto degli Eels all’Alcatraz?
- Il set ha aperto con “Bombs Away” e “Kinda Fuzzy”, proseguendo con brani da Wonderful, Glorious come “Tremendous Dynamite”, “Peach Blossom”, “The Prizefighter” e “The Turnaround”. Il momento più atteso dai fan storici è stato il medley finale con “Mr. E’s Beautiful Blues” e “My Beloved Monster”.
- Quanto è durato il concerto degli Eels a Milano?
- Il live è durato circa un’ora e mezza, un po’ breve rispetto alle aspettative, ma intenso e senza momenti morti.
- Perché il concerto degli Eels all’Alcatraz è considerato speciale?
- Per l’atmosfera insolita: Mr. E ha trasformato il palco in uno spazio familiare, tra abbracci ai musicisti, siparietti comici e la parodia delle promesse matrimoniali con il chitarrista Chet. Un live che ha mostrato una band — e un artista — finalmente in pace con se stesso.
- Qual è il miglior album degli Eels secondo chi ha recensito il concerto?
- Il recensore indica Wonderful, Glorious come il miglior lavoro degli Eels dai tempi di Hombre Lobo, sottolineando come i brani guadagnino ulteriore forza nella dimensione live.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
