Tutto pronto per la 32° edizione di Musicultura: dal 19 al 28 marzo il Teatro Lauro Rossi di Macerata ospiterà le Audizioni dal vivo, dieci serate consecutive di spettacolo, con proposte artistiche da tutta Italia e tutte da scoprire. A causa del Covid-19 non sarà possibile avere la presenza del pubblico in sala per questo si continuerà ancora a portare la musica tramite le dirette streaming.
Al termine delle audizioni saranno proclamati i 16 finalisti di Musicultura 2021, ad eleggere due degli otto vincitori sarà il pubblico dei social, i rimanenti sei saranno decretati dal prestigioso Comitato di Garanzia di Musicultura, composto da: Claudio Baglioni, Brunori Sas, Diego Bianchi, Francesco Bianconi, Luca Carboni, Francesca Archibugi, Enzo Avitabile, Alessandro Carrera, Guido Catalano, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De Sio, Niccolò Fabi, Frankie hi-nrg mc, Giorgia, Dacia Maraini, Mariella Nava, Gino Paoli, Antonio Rezza, Vasco Rossi, Ron, Enrico Ruggeri, Tosca, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Sandro Veronesi, Riccardo Zanotti.

Musicultura

Il lungo cammino di Musicultura 2021 terminerà a giugno, nella settimana tra il 14 e il 19, quando nel centro storico di Macerata le serate conclusive del festival, con gli otto vincitori del concorso in veste di protagonisti sul palco assieme ad ospiti prestigiosi nazionali ed internazionali.

Proprio oggi si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del festival, nel corso della quale abbiamo ascoltato due dei protagonisti di questa edizione, componenti della giuria: Ron e Francesco Bianconi.

Inevitabilmente ci si è a lungo soffermati a raccontare come questa pandemia ha sottratto tantissimo alla musica, come per esempio i live, ma anche di come abbiano avuto più tempo per fare un viaggio dentro se stessi. Ron ad esempio racconta di come sia rimasto fermo per un anno intero:

Sono rimasto spento per un anno intero, non sono riuscito a scrivere nulla, sono stato costretto a cercare di vivere la mia vita e il mio lavoro in un altro modo, cercando di migliorarlo. Tutto è importante, come la canzone, è importante ascoltarla e riascoltarla ho imparato a capire a fondo quanto sia importante cercare di capire cosa vuole dirci chi scrive una canzone. Io sto cambiando, voglio essere migliore come uomo e musicista per cui è bene essere attenti a questi cambiamenti. Grazie” alla pandemia mi sono trovato a mettermi davanti al pianoforte o alla chitarra e a non preoccuparmi di quello che stava per uscire.”

Anche Francesco Bianconi racconta di avere avuto gli stessi problemi

Anche io non sono riuscito a scrivere nulla, c’è stato un blocco totale, ma la cosiddetta pagina bianca credo sia importante vederla come una opportunità, a me ha spinto a guardarmi dentro e ad affrontare le difficoltà. In un mondo pre pandemico regnava l’individualismo, secondo me questa situazione oggi può aiutarci a migliorare. Il mondo occidentale pre pandemia era pieno di gente stressata, oberata da impegni, a fine giornata ci mancava il tempo. C’era molta sovrastruttura e poca sostanza, riempivamo il tempo con tonnellate di fuffa, Io spero che la pandemia ci spinga a una sorta di maggiore conoscenza di quello che siamo e di libertà nel poter esprimere quello che siamo senza pensare se è giusto o sbagliato, come un collegamento diretto tra i nostri sentimenti e la nostra espressione (su carta, su pentagramma) la verità, la sincerità e una maggiore autenticità spero che questo brutto periodo ce l’abbia insegnato e che aiuti a portare a galla musiche anche alternative. Io non amo la definizione canzone d’autore, è innegabile che in un periodo come questo c’è un tipo di canzone che soffre di più rispetto ad altre, alcune canzoni soffrono perché rendono più dal vivo mentre ad esempio la canzone pop vive più di video, radio

Rispetto al loro ruolo di componenti del Comitato di garanzia di Musicultura e sulle difficoltà di valutare eventualmente brani molto distanti dalla loro musica, i due cantautori si dicono molto incuriositi nell’ascoltare generi musicali diversi dal loro. Spiega Bianconi:

“Sono un ascoltatore curioso e mi metto nella condizione di colui che sa di non sapere. Se ascolto una cosa lontana da me mi piace, lo trovo stimolante. Io non sopporto più l’opposto, una canzone già troppo conosciuta, al primo ascolto già sai la parola che verrà usata in quella frase, o la melodia che troverai. Quindi preferisco sentirmi sconvolto e sconcertato da cose per me ignote perché l’ignoto per me è un valore.
Musicultura in questo momento il quid è il suo essere d’aiuto a un tipo particolare di musica popolare, la musica che alcuni chiamano musica d’autore e canzone fatta in un certo modo e esploratrice di sentimenti. Questo tipo di musica di autore ha più necessità di altra musica di essere prodotta dal vivo”.

Sulla domanda che riguarda lo stato attuale della musica italiana i due non hanno dubbi, la tecnologia ha effetti monotoni sulla produzione.

La musica italiana è inquinata dalla troppa comodità, troppa tecnologia a disposizione. Il digitale è sicuramente un grande vantaggio che è quello di aver aumentato la qualità. Questo però è un’arma a doppio taglio perché l’avere tutto pronto e a disposizione impigrisce a livello creativo chi fa questo mestiere. Il rischio è una omologazione dei suoni. Io riesco a capire subito il suono di una batteria elettronica, magari la gente non ci fa caso. La canzone è un codice che è fatta da parte armonica, melodica, spartito ma poi c’è anche espressività del cantante, arrangiamento, timbrica. Il rischio della musica di adesso è che è troppo perfetta e omologata nei suoni.

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