Il Pistoia Blues Festival è ufficialmente iniziato e con uno dei gruppi più amati degli ultimi anni: i Mumford & Sons sono stati accolti più che calorosamente dal pubblico di Pistoia. La serata di apertura — quella in cui il Pistoia Blues 2015 inizia con tutta l’energia dei Mumford & Sons — resterà negli annali del festival come una delle più riuscite di sempre. La location rimane sempre una garanzia, con la bellezza di una piazza Duomo esaltata dalla folla gioiosa e illuminata dalla luna piena; il gruppo è arrivato puntuale sul palco, carico con il primo pezzo estrapolato direttamente da “Wilder Mind“, ultimo album in studio: “Hot Gates” ha scaldato il pubblico, impazzito poi sulle note di “I Will Wait”. Il frontman, Marcus Mumford, ha interagito più volte con la folla, mostrando insieme al resto della band lo sforzo di voler comunicare in italiano, divertendo e compiacendo un pubblico già coinvolto dalla musica. Non sono mancati gli elogi di rito all’Italia, tanto per assicurarsi una volta per tutte l’amore di un pubblico che, a differenza delle edizioni passate, era variegato, pieno di giovani e moltissimi stranieri.
Piazza Duomo come palcoscenico naturale: l’atmosfera della serata
Chi conosce il Pistoia Blues Festival sa che la cornice di piazza Duomo trasforma qualsiasi concerto in qualcosa di speciale. Quella sera la luna piena completava il quadro: migliaia di persone strette sotto le stelle, con le torri medievali sullo sfondo e il suono dei Mumford & Sons che rimbalzava sui portici. Letto dentro il settore, il festival ha da tempo costruito una reputazione capace di attrarre nomi internazionali di primo piano, e questa edizione non ha fatto eccezione. L’energia della band britannica si è sposata perfettamente con l’entusiasmo di un pubblico eterogeneo, confermando che il format del grande live all’aperto in centro storico continua a funzionare meglio di qualsiasi arena al chiuso.

La scaletta: dal nuovo “Wilder Mind” ai classici che hanno fatto la storia
L’ultima fatica dei Mumford ha ricevuto pareri contrastanti per il loro cambio di stile, ma l’arrivo del banjo sul palco già al secondo pezzo ha fatto tirare un sospiro di sollievo collettivo. Le nuove sperimentazioni musicali della band di Marcus Mumford non hanno intaccato la qualità di un live carico di energia, proseguito con canzoni come “Roll Away Your Stone”, “Snake Eyes”, “Awake My Soul” e “Believe” (no, non quella di Justin Bieber), primo singolo estratto da “Wilder Mind”. Tra i brani di successo i Mumford & Sons hanno proposto “The Cave”, “Dust Bowl Dance” e “Little Lion Man” da “Sigh No More”, poco prima di lasciare spazio al bis: i membri della band si sono uniti attorno al microfono per intonare “Timshel” e “Cold Arms”, mentre la chiusura è stata affidata a “The Wolf”.
Il momento più emozionante: il cerchio attorno al microfono
Sulla carta potrebbe sembrare un gesto teatrale, ma vederlo dal vivo è tutt’altra cosa. I quattro componenti della band stretti attorno a un unico microfono per eseguire “Timshel” in modalità quasi acustica ha silenziato migliaia di persone in un istante. È in quei momenti che si capisce perché i Mumford & Sons continuino a riempire piazze e festival in tutta Europa: la loro capacità di passare dall’energia esplosiva all’intimità più disarmante nel giro di pochi secondi è una dote rara, e a Pistoia l’hanno dimostrata nel modo più convincente possibile.
Folk, rock e sperimentazione: l’identità sonora dei Mumford & Sons a Pistoia
I Mumford & Sons ci hanno regalato poco meno di due ore di spensieratezza e buona musica, con un miscuglio di generi sapientemente calibrato. Il pregio della band è sempre stato quello di essere riuscita a rendersi riconoscibile nel suo stile, personalizzando un genere come il folk senza abbandonare la vena rock, emersa prepotentemente in alcuni momenti del live. Per quanto riguarda il loro cambio di rotta con “Wilder Mind“, ben vengano la sperimentazione e la crescita: sperando che portino a una maturazione valida tanto quanto i primi lavori, per i quali parlano già le vendite. Ottimo inizio per questa ricca e promettente edizione del Pistoia Blues, che conferma ancora una volta il suo ruolo di appuntamento imprescindibile nel calendario dei festival estivi italiani.
Perché questa apertura del Pistoia Blues 2015 resterà nella memoria
Ogni festival ha le sue serate simbolo, quelle che i presenti raccontano ancora anni dopo. Il concerto dei Mumford & Sons a Pistoia ha tutti i requisiti per diventare una di quelle serate: la location perfetta, una band al massimo della forma, un pubblico finalmente ringiovanito e internazionale, e una scaletta capace di accontentare sia i fan di lunga data sia chi si avvicinava per la prima volta alla band. Sulla carta era un’apertura di lusso; nella realtà è stata qualcosa di più, la dimostrazione che il Pistoia Blues Festival sa ancora sorprendere.
FAQ sul concerto dei Mumford & Sons al Pistoia Blues
Con quale canzone hanno aperto il concerto i Mumford & Sons a Pistoia?
La band ha aperto con “Hot Gates”, brano tratto dall’album Wilder Mind, scaldando subito il pubblico di piazza Duomo prima di lanciare “I Will Wait”.
Quanto è durato il concerto dei Mumford & Sons al Pistoia Blues?
Il live è durato poco meno di due ore, bis incluso, con una scaletta che ha spaziato dai brani di Wilder Mind ai classici di Sigh No More.
Il banjo era presente sul palco a Pistoia?
Sì: nonostante le aspettative legate al cambio di stile di Wilder Mind, il banjo è apparso già al secondo brano, suscitando un’ovazione spontanea dal pubblico.
Qual è stata la canzone di chiusura del concerto?
Il concerto si è concluso con “The Wolf”, dopo un bis che ha incluso le più intime “Timshel” e “Cold Arms”.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
