Il Premio Paganini apre la sua 59ª edizione con uno sguardo rivolto verso il Regno Unito: il 25 e 26 giugno 2026, Londra e Cambridge hanno ospitato gli eventi di lancio del concorso internazionale di violino più legato all’identità genovese e, insieme, tra i più seguiti a livello mondiale. Una scelta geografica che dice qualcosa su come il concorso intende posizionarsi nel panorama della musica classica internazionale, ben prima che i candidati salgano sul palco di Genova nell’ottobre 2027.
Due città, due concerti, un unico bando
La presentazione ufficiale del bando di concorso per la 59ª edizione si è tenuta giovedì 25 giugno 2026 alle 12:00 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra. La stessa sera, alle 18:30, il violinista Rino Yoshimoto e il pianista Sergei Redkin si sono esibiti in concerto sempre nella capitale britannica. Il giorno successivo, il 26 giugno alle 19:30, il duo si è spostato a Cambridge per un secondo concerto presso il Pembroke College Auditorium.
Il formato è preciso: la presentazione istituzionale del mattino londinese ha aperto il bando ai potenziali candidati internazionali, mentre i due concerti serali hanno dato al lancio una dimensione artistica concreta. Yoshimoto e Redkin non erano una cornice decorativa, ma il segnale che il Premio Paganini sceglie di presentarsi con la musica prima che con i comunicati stampa.
La competizione vera e propria si svolgerà a Genova dall’11 al 24 ottobre 2027. Tra il lancio londinese e la finale genovese ci sono quindi più di sedici mesi: tempo sufficiente per raccogliere candidature da ogni angolo del mondo e costruire attesa intorno a una delle edizioni più attese degli ultimi anni.
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Ning Feng nuovo presidente di giuria: il passaggio di testimone da Uto Ughi
Il cambiamento più rilevante di questa edizione riguarda la presidenza della giuria internazionale. Ning Feng, vincitore del Premio Paganini nel 2006, prende il posto di Uto Ughi alla guida del panel di valutazione. È un passaggio di testimone che ha una sua logica interna: chi ha vinto il concorso, e che da allora ha costruito una carriera internazionale di primo piano, si trova ora nella posizione di valutare la prossima generazione di violinisti.
Tra i membri confermati della giuria figura anche la violinista sudcoreana Ju-Young Baek. Ma oltre ai singoli nomi, l’organizzazione ha sottolineato una caratteristica strutturale del nuovo panel: maggiore rappresentanza femminile e un’età media più bassa rispetto alle edizioni precedenti. Non è un dettaglio marginale. Nei concorsi di musica classica, la composizione delle giurie influenza direttamente i criteri estetici con cui vengono valutati i candidati, e un panel più giovane e più equilibrato in termini di genere può aprire a sensibilità interpretative diverse rispetto alla tradizione consolidata.
La struttura organizzativa vede Giovanni Panebianco come Presidente del Premio Paganini e Nicola Bruzzo nel ruolo di Direttore Artistico.
Il precedente londinese: il Cannone e Re Carlo III
Quello di giugno 2026 non è stato il primo contatto del Premio Paganini con Londra. Nell’ottobre 2024, la capitale britannica aveva già ospitato un evento legato al concorso genovese, in presenza di Re Carlo III. In quell’occasione il violinista Simon Zhu aveva suonato il Cannone — il celebre Guarneri del Gesù appartenuto a Nicola Paganini — accompagnato dalla London Symphony Orchestra diretta da Antonio Pappano.
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Il precedente del 2024 trasforma il lancio del 2026 in qualcosa di più di un episodio isolato: Londra sta diventando uno spazio ricorrente nella proiezione internazionale del concorso. La città offre accesso a una comunità musicale e accademica densa, e la presenza dell’Istituto Italiano di Cultura come sede istituzionale garantisce un contesto diplomatico-culturale coerente con l’identità del premio.
Perché il premio paganini guarda all’estero per presentarsi
Scegliere Londra e Cambridge per il lancio di un concorso che si terrà a Genova non è una contraddizione, ma una strategia di reclutamento. I concorsi violinistici internazionali — dal Queen Elisabeth di Bruxelles al Tchaikovsky di Mosca, fino al Menuhin — competono per attrarre i migliori giovani talenti globali. Presentare il bando in una delle capitali musicali mondiali significa intercettare violinisti che studiano o si esibiscono nel circuito anglosassone, spesso i più competitivi a livello internazionale.
Cambridge, con il suo ambiente accademico e la presenza di istituzioni come il Pembroke College, aggiunge una dimensione diversa: quella della formazione d’élite, del pubblico colto, della connessione con il mondo universitario musicale britannico. Due pubblici, due messaggi diversi, una sola edizione da costruire.
Il Premio Paganini porta con sé un peso storico specifico: il Cannone, il violino di Paganini custodito a Genova, è parte integrante della competizione. Il vincitore ha la possibilità di suonarlo, e questo lo distingue da qualsiasi altro concorso al mondo. Portare questa storia a Londra e Cambridge, prima ancora che i candidati si iscrivano, è il modo in cui il concorso ricorda al mondo perché esiste. Per tutte le informazioni sul bando e sulle modalità di partecipazione, il riferimento ufficiale è il sito del Premio Paganini.
Con la competizione fissata a Genova per l’autunno del 2027, i prossimi mesi serviranno a raccogliere candidature e a definire la composizione completa della giuria. Il lancio britannico ha aperto il capitolo: ora tocca ai violinisti di tutto il mondo decidere se farne parte.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
