Il 10 ottobre 2026 il Teatro Manzoni di Monza ha ospitato la finalissima della 28ª edizione del concorso pianistico Rina Sala Gallo, uno degli appuntamenti più attesi del calendario pianistico internazionale. Due giorni dopo, il 12 ottobre, sono arrivati i risultati ufficiali: a vincere è stato Pei-Heng Jiang, sedicenne nato a Nanjing nel 2010, che ha convinto la giuria con un’esecuzione del Terzo Concerto per pianoforte di Rachmaninoff accompagnato dall’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Mattia Rondelli.
Una finale a tre, con due interpreti e lo stesso concerto
La finale ha messo di fronte tre pianisti di profili molto diversi tra loro. Oltre al vincitore Pei-Heng Jiang, erano in gara Yangrui Cai, nato nel 2000 a Shunde, in Cina, e Karina Tseng. Il dato più curioso della serata è che sia Jiang sia Cai hanno scelto di affrontare il Terzo Concerto di Rachmaninoff — uno dei lavori più impegnativi dell’intero repertorio pianistico, tecnicamente e interpretativamente. Presentarsi con lo stesso brano in una finale di questo livello significa accettare un confronto diretto e senza schermi: la giuria ha potuto misurare le due letture su un terreno comune, con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio e di esposizione.
Yangrui Cai si è classificato secondo, Karina Tseng terza. Cai è un nome che il circuito pianistico internazionale conosce bene: nel 2025 era stato semifinalista al Van Cliburn Competition, dove aveva anche ricevuto il premio per la migliore esecuzione di un’opera contemporanea. Studia con Stanislav Ioudenitch alla Park University. Arrivare secondo al Rina Sala Gallo dopo quell’esperienza texana racconta di un percorso solido, anche se la vittoria è andata a qualcuno di quasi dieci anni più giovane.
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Pei-Heng Jiang: sedici anni e il Rachmaninoff più difficile
Affrontare il Terzo di Rachmaninoff a sedici anni non è una scelta ovvia. È un concerto che richiede non solo un controllo tecnico fuori dal comune, ma anche una maturità interpretativa che molti pianisti adulti faticano a trovare. Pei-Heng Jiang ha iniziato a studiare pianoforte all’età di sette anni e oggi lavora con Mutian Cui presso l’Institute of Music Elites. Il suo curriculum internazionale aveva già un segnale significativo: nel 2025 aveva conquistato il Secondo Premio nella divisione Young Musician II della Nashville International Chopin Piano Competition.
Il salto dal Chopin di Nashville al Rachmaninoff di Monza, in meno di un anno, è indicativo di come Jiang stia costruendo il proprio repertorio con una progressione tutt’altro che casuale. Vincere il concorso pianistico Rina Sala Gallo con quel concerto, in quella sede, davanti a una giuria internazionale, è un risultato che difficilmente passerà inosservato agli occhi degli agenti e dei programmatori di stagione.
Il Teatro Manzoni e il peso della competizione monzese
Il Teatro Manzoni di Monza è la cornice naturale per una competizione che, alla sua ventottesima edizione, ha consolidato un formato riconoscibile: finale con orchestra, repertorio concertistico, confronto diretto tra candidati selezionati nelle fasi precedenti. Il concorso pianistico Rina Sala Gallo porta il nome di una pianista e pedagoga monzese che ha segnato la cultura musicale locale, e la competizione internazionale che ne ha raccolto l’eredità continua ad attrarre partecipanti da tutto il mondo.
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Avere in finale un ventiseienne semifinalista al Van Cliburn e un sedicenne già attivo sui palchi internazionali dice qualcosa sulla capacità selettiva della competizione. Non si tratta di un concorso che premia la precocità in quanto tale, né uno che favorisce sistematicamente i candidati più esperti: la finale del 2026 ha dimostrato che la giuria valuta la qualità dell’esecuzione nel contesto specifico, quella sera, con quella musica.
Cosa significa vincere il Rina Sala Gallo oggi
Nel panorama dei concorsi pianistici internazionali, il concorso pianistico Rina Sala Gallo occupa uno spazio preciso: non è il Čajkovskij di Mosca né il Leeds, ma è una competizione con storia, con un pubblico fedele e con una visibilità che, per un giovane pianista, può aprire porte concrete nel circuito italiano ed europeo. Per Pei-Heng Jiang, vincere a sedici anni significa entrare in un elenco di ex vincitori che hanno poi costruito carriere professionali reali. Significa anche avere, nel curriculum, un risultato verificabile che parla da solo quando si tratta di presentarsi a promoter, festival o accademie.
Per informazioni sulla competizione e sulle edizioni future è possibile consultare il sito ufficiale del Concorso Rina Sala Gallo.
La ventottesima edizione si chiude con un vincitore giovane, un podio internazionale e un repertorio — il Rachmaninoff scelto da due dei tre finalisti — che racconta di una generazione di pianisti che non si sottrae alle sfide più impegnative. Jiang tornerà a Nanjing, o forse no: a sedici anni, con quel premio in tasca, il calendario potrebbe già cominciare a riempirsi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
