Rocco Hunt torna sul palco dell’Ariston tra i Big del Festival di Sanremo con il brano “Wake Up”, una delle partecipazioni più attese di quella edizione. Il rapper salernitano arriva a Sanremo da vincitore: aveva già conquistato il Festival con “Nu Juorno Buono”, diventando il primo artista rap a trionfare nella kermesse ligure e portando all’Ariston una ventata di novità che il pubblico non aveva mai visto prima. Con “Wake Up”, Rocco Hunt affida alla musica un messaggio generazionale preciso: svegliare i coetanei, spingerli a riconquistare il proprio futuro e a prendere il controllo della propria vita. Un brano che mescola italiano e napoletano, groove e denuncia sociale, con una forza comunicativa che va ben oltre il contesto festivaliero.

Rocco Hunt a Sanremo con “Wake Up”: il contesto del brano
Letto dentro il settore, il ritorno di Rocco Hunt al Festival rappresentava molto più di una semplice partecipazione. Sulla carta, un rapper che aveva già vinto Sanremo non aveva nulla da dimostrare. Eppure “Wake Up” nasce proprio da quella necessità di dire qualcosa di urgente: la precarietà lavorativa, il divario Nord-Sud, una generazione cresciuta senza direzione e con la pensione del nonno come unica rete di sicurezza. Il brano firma R. Pagliarulo, S. Benussi e V. Catanzaro, e alterna strofe in italiano a versi in napoletano stretto, rendendo il testo immediatamente riconoscibile come prodotto autentico del Sud.
Il titolo stesso — Wake Up, svegliati — è un imperativo collettivo. «Scetateve che l’aria è doce», canta Rocco Hunt, e l’immagine è potente: l’aria dolce del Sud come risorsa sprecata, come promessa non mantenuta. Il groove che accompagna le parole trasforma la denuncia in qualcosa di ballabile, quasi paradossale, ma è proprio questa tensione a rendere il pezzo efficace.
Testo completo di “Wake Up” — Rocco Hunt
di R. Pagliarulo – S. Benussi – V. Catanzaro
In questi giorni ero un po’ triste, ed ho fumato un po’ di più.
Mi sono fatto due risate con la politica in Tivvù.
Cant’ nsiem’ a nuje… wake up guagliù
Zumbe nsiem’ a nuje… wake up guagliù.
Questa generazione non vi crede,
Perché un futuro vero non si vede.
Lo stato non ci sente, specialmente a noi del Sud.
Un lavoro manca sempre, per fortuna abbiamo il groove.
E anche se sto palazzo mo’ cade a pezzi a’ signor’ vo’ semp’ ‘e sold,
E preghiamo ogni giorno sperando ca’ nun se esaurisce a pension’ do’ nonn’.
Ogni giorno che abbiam perso forse non ritornerà,
Ma in mezzo a tutto sto bordello sento un pezzo che mi fa’…
Cant’ nsiem’ a nuje… wake up guagliù
Zumbe nsiem’ a nuje… wake up guagliù.
Questa generazione ha ancora sete, nonostante voi che c’illudete.
Wake up guagliù, scetateve che l’aria è doce.
Wake up guagliù, stu stato a nuje cia mise ncroce.
Ed alzasse la mano chi non ha futuro
Chi lavora sempre ma non sta sicuro.
Wake up guagliù
Wake up guagliù
Voi parlate di futuro e intanto cade un’autostrada.
E nei programmi il pomeriggio imbambolate quest’Italia.
Cant’ nsiem’ a nuje… wake up guagliù
Zumbe nsiem’ a nuje… wake up guagliù.
Fin quando avremo voce canteremo,
Chi lo fa in stanzetta e chi lo fa a Sanremo.
Lo stipendio non arriva, tutti i mesi fa’ ritardo.
Noi con la partita Iva, moriremo qua aspettando.
E anche se sto paese mo cade a pezzi, o’ guvern’ vo’ semp’ e sold’
E preghiamo ogni giorno sperando che per lavorare non amma ji o’ Nord.
Wake up guagliù, scetateve che l’aria è doce.
Wake up guagliù, stu stato a nuje cia mise ncroce.
Ed alzasse la mano chi non ha futuro
Chi lavora sempre ma non sta sicuro.
Wake up guagliù, tutto il tempo che è passato non ritornerà più
Wake up guagliù, se per caso mi addormento allora scitem’ tu’.
Wake up guagliù
Wake up guagliù
Un giorno saremo felici, quel giorno io spero che non sia lontano,
Non dimentico mai le radici, perché in questa terra c’è scritto chi siamo.
E che futuro avremo noi, cresciuti senza direzione,
Tutti dietro le tastiere, e mo’ chi a fa’ a rivoluzione.
Wake up guagliù, scetateve che l’aria è doce.
Wake up guagliù, stu stato a nuje cia mise ncroce.
Ed alzasse la mano chi non ha futuro
Chi lavora sempre ma non sta sicuro.
Wake up guagliù, tutto il tempo che è passato non ritornerà più
Wake up guagliù, se per caso mi addormento allora scitem’ tu’
Wake up guagliù
Wake up guagliù
Sveglia
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Il significato del testo di “Wake Up”
Il testo di “Wake Up” di Rocco Hunt è costruito su una serie di immagini quotidiane e precise: il palazzo che cade a pezzi, la pensione del nonno come ammortizzatore sociale, la partita IVA che non porta da nessuna parte, lo stipendio che arriva in ritardo. Non è retorica: è cronaca. Rocco Hunt non predica dall’alto, ma si mette in mezzo alla sua generazione — «in questi giorni ero un po’ triste, ed ho fumato un po’ di più» — e da lì lancia il suo appello collettivo.
Il napoletano inserito nelle strofe non è un vezzo stilistico: è identità. «Stu stato a nuje cia mise ncroce» (questo stato ci ha messo in croce) è una frase che non avrebbe la stessa forza in italiano standard. La scelta linguistica è politica quanto le parole stesse. E il finale — una sola parola, «Sveglia» — chiude il cerchio con una semplicità disarmante.
Rocco Hunt: chi è il rapper di Salerno
Nato a Salerno, Rocco Hunt — all’anagrafe Rocco Pagliarulo — è cresciuto musicalmente tra le sonorità del rap partenopeo e la tradizione melodica campana. La sua vittoria al Festival con «Nu Juorno Buono» aveva aperto una breccia nel mainstream italiano per il rap in dialetto, dimostrando che il genere poteva parlare a un pubblico vastissimo senza perdere autenticità. Con “Wake Up” conferma quella traiettoria: un artista capace di portare temi scomodi — lavoro, Sud, precarietà — in un contesto popolare come Sanremo, senza ammorbidirli per compiacere il pubblico televisivo.
FAQ su Rocco Hunt e “Wake Up”
Chi ha scritto “Wake Up” di Rocco Hunt?
Il brano è firmato da R. Pagliarulo (Rocco Hunt stesso), S. Benussi e V. Catanzaro.
Di cosa parla il testo di “Wake Up”?
Il testo parla della condizione della generazione italiana alle prese con precarietà lavorativa, mancanza di prospettive e divario Nord-Sud. È un appello collettivo a svegliarsi e reagire, rivolto soprattutto ai giovani del Mezzogiorno.
Perché il testo mescola italiano e napoletano?
Rocco Hunt usa il napoletano come scelta identitaria e politica: le frasi in dialetto rafforzano il senso di appartenenza territoriale e rendono la denuncia più autentica e diretta.
Rocco Hunt aveva già vinto Sanremo prima di “Wake Up”?
Sì. Rocco Hunt aveva vinto il Festival con «Nu Juorno Buono», diventando il primo vincitore a portare un brano rap all’Ariston. Con “Wake Up” torna tra i Big confermando il suo ruolo di voce rap di riferimento nel panorama musicale italiano.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
