Il Festival di Sanremo 2010 si apre tra musica e polemiche, e Simone Cristicchi sceglie le pagine di Vanity Fair per dire la sua. L’artista romano, in gara con il brano Meno Male, non si limita a presentare la canzone: attacca l’ipocrisia dell’informazione italiana, smonta il moralismo cattolico e tira in ballo il caso Morgan, diventato nel frattempo uno dei temi più discussi della vigilia sanremese. Un’intervista che fa rumore, letta dentro il settore come uno dei momenti più schietti di quella edizione del Festival.
Cristicchi e Meno Male: una canzone contro i media che coprono le notizie scomode
L’intervista comincia in maniera semplice: Cristicchi spiega il significato della sua canzone sanremese, Meno Male, affermando: «La canzone parla dell’abitudine dei media di parlare d’altro, coprendo le notizie scomode. Gli esempi sarebbero tantissimi, sto leggendo La scomparsa dei fatti di Marco Travaglio. Il pezzo è dedicato a lui, un uomo che parla di fatti, non di opinioni, e per questo se da una parte è inattaccabile, dall’altra diventa pericoloso».
Sulla carta, portare un brano così dichiaratamente politico all’Ariston è una scommessa. Cristicchi la fa sua con la consueta ironia affilata, trasformando il palco di Sanremo in una cassa di risonanza per temi che raramente trovano spazio nel format del Festival.
Il caso Morgan: «È solo ipocrisia, non un gesto nobile»
Cristicchi non poteva non toccare il caso Morgan, uno degli episodi più controversi del Festival di Sanremo 2010. Il cantautore esprime il suo disappunto senza giri di parole: come spesso accade in Italia, Morgan è stato subito inserito nel circolo mediatico e trattato secondo la logica del moralismo cattolico — prima escluso, poi quasi «salvato» in extremis a Porta a Porta, senza invitare chi lo aveva realmente attaccato. Dice Simone:
«In realtà su Morgan c’è poco da dire, è un musicista che avrebbe dato lustro a Sanremo, e all’Ariston sarebbe andato a cantare. Credo che non si sia reso conto lì per lì del danno che stava facendo con quelle dichiarazioni, ma si è scusato. Invece assistiamo a una forma di paternalismo: sei una pecorella smarrita che dobbiamo punire, ma se torni ripulita e disintossicata, ti perdoniamo. Ad alcuni può sembrare un gesto nobile, invece è solo ipocrisia. Si sa che circola la droga ovunque, non solo nell’ambiente dello spettacolo, ma si tollera. Poi quando uno ammette che ne fa uso viene massacrato. E la punizione ormai è
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
