Arisa ha costruito la sua carriera brano dopo brano, partendo dalla rivelazione all’Ariston come Nuova Proposta fino alla vittoria del Festival di Sanremo con “Controvento”, passando per la conduzione della sessantacinquesima edizione della kermesse. Tra tutti i capitoli di questa storia artistica, “Guardando il cielo” occupa un posto speciale: presentato tra i big di Sanremo, il brano era già quotato come favorito alla vigilia della competizione, eppure Arisa dichiarò apertamente di non voler vincere quell’edizione, per non tradire il suo DNA musicale. Una presa di posizione rara, letta dentro il settore come un segnale di coerenza artistica più che di scaramanzia. Il brano, profondo e introspettivo, è contenuto nell’album omonimo “Guardando il cielo”, pubblicato nel febbraio di quell’anno.

Arisa e “Guardando il cielo”: il brano che racconta l’universo interiore
Sulla carta, “Guardando il cielo” potrebbe sembrare una canzone sulla fede. In realtà è qualcosa di più sfumato: è una riflessione sull’incertezza quotidiana, sul bisogno umano di trovare un senso nelle piccole cose, tra preghiere ereditate dalla nonna e la consapevolezza che vivere in città non basta a riempire l’anima. Arisa non predica, racconta. E lo fa con quella voce capace di trasformare anche il dubbio in qualcosa di caldo.
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Il testo, firmato da G. Anastasi, alterna domande senza risposta a piccole certezze conquistate giorno per giorno. Il ritornello — “Stringo i pugni e rido ancora / che la vita è questa sola” — è diventato una delle frasi più citate dai fan, capace di condensare in pochi versi un’intera filosofia di vita.
Testo completo di “Guardando il cielo” — Arisa
Arisa – Guardando il cielo – Testo
di G. Anastasi
Ed. Universal Music Italia/Giuro/Pipshow – Milano – Amelia (TR) – Milano
Se tu mi chiedi cosa faccio in questa vita amico mio
La sola cosa che so dirti è non lo so nemmeno io
Viviamo tempi troppo austeri
Siamo animali di città
Eppure sai che ogni notte prima di dormire io
Che ho preso tutto da mia nonna faccio una preghiera a Dio
Potrà sembrarti rituale però a me dà serenità
Con la certezza che ci sia
Una realtà che va al di là di questa comprensione mia
Potrai chiamarla anche magia
Per me adesso si chiama universo
Stringo i pugni e rido ancora che la vita è questa sola
Se un giorno un’altra vita arriverà
Mi sono già promessa di non viverla in città e quindi
Di ogni giorno prendo il buono
Tanto a cosa serve a un uomo
Svegliarsi e dire che oggi non andrà
È troppo presuntuosa la previsione di una verità
Se tu mi chiedi cosa faccio in questa vita amico mio
La sola cosa che so dirti è non lo so nemmeno io
Viviamo tempi troppo austeri in queste stupide città
Ma ho la certezza che ci sia
Una realtà che va al di là di questa comprensione mia
Potrai chiamarla anche utopia
Per me adesso è solo universo
Stringo i pugni e rido ancora
Che la vita è questa sola
Se un giorno un’altra vita arriverà
Mi sono già promessa di non viverla in città
Di ogni giorno prendo il buono
Tanto a cosa serve a un uomo
Svegliarsi e dire che oggi non andrà
È troppo presuntuosa la previsione di una verità
Di una verità
Di una verità
Di una verità
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Il significato del testo: fede, dubbio e vita di città
Leggendo il testo di “Guardando il cielo” con attenzione, emergono tre livelli di lettura. Il primo è quello più immediato: una persona che non sa bene cosa stia facendo della propria vita, ma va avanti comunque. Il secondo è spirituale: la preghiera serale, l’eredità della nonna, la certezza che esista qualcosa al di là della comprensione razionale. Il terzo, forse il più interessante, è quasi filosofico: l’idea che fare previsioni sulla verità sia un atto di presunzione, che il presente vada vissuto raccogliendo il buono senza aspettarsi garanzie.
Arisa trasforma tutto questo in musica senza mai scivolare nel predicatorio. La sua interpretazione resta personale, quasi diaristica, e proprio per questo arriva dritta.
“Guardando il cielo” nell’album e nella carriera di Arisa
Il disco omonimo “Guardando il cielo” segna un momento di maturità artistica per la cantante lucana. Dopo gli esordi pop e le sperimentazioni stilistiche degli album precedenti, qui Arisa sceglie un suono più intimo, arrangiamenti meno affollati, spazio alla voce. Il brano sanremese ne è il manifesto: niente effetti speciali, solo una storia raccontata bene.
Nel panorama della musica italiana, “Guardando il cielo” resta uno dei brani più rappresentativi della sua discografia: non il più commerciale, ma forse il più onesto.
FAQ su Arisa e “Guardando il cielo”
- Chi ha scritto “Guardando il cielo” di Arisa?
- Il brano è firmato da G. Anastasi, pubblicato da Universal Music Italia/Giuro/Pipshow.
- In quale festival ha partecipato Arisa con “Guardando il cielo”?
- Arisa ha portato il brano al Festival di Sanremo nella categoria Big, nella stessa edizione in cui ha anche ricoperto il ruolo di co-conduttrice.
- Arisa ha vinto Sanremo con “Guardando il cielo”?
- No. Arisa aveva vinto il Festival nel 2014 con “Controvento”. Per “Guardando il cielo” dichiarò di non voler vincere, per non snaturare il suo percorso artistico.
- In quale album è contenuta “Guardando il cielo”?
- Il brano è incluso nell’album omonimo “Guardando il cielo”, pubblicato nel febbraio dell’anno di partecipazione al festival.
- Qual è il tema principale del testo di “Guardando il cielo”?
- Il testo esplora l’incertezza esistenziale, la spiritualità quotidiana e la scelta di cogliere il lato positivo della vita, rifiutando la presunzione di conoscere la verità in anticipo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
