Cosmo - Ho Visto Un Dio - Artwork
Cosmo — al secolo Marco Jacopo Bianchi, già cantante e fondatore dei Drink To Me — ha fatto il suo ingresso nella scena musicale italiana con il singolo “Ho visto un Dio”, anticipazione del disco d’esordio “Disordine” pubblicato per 42 Records. Il brano, presentato in anteprima su Radio Due Rai nel programma Babylon, ha generato fin da subito un’attenzione trasversale tra pubblico e critica: un esordio in lingua italiana che ha sorpreso chi conosceva Bianchi solo nella veste anglofona dei Drink To Me.
Il video di “Ho visto un Dio”: immersi nel caos di Cosmo
Il video ufficiale di “Ho visto un Dio”, diretto da Gabriele Ottino per il collettivo Superbudda, è il documento visivo più efficace per capire cosa sia davvero il progetto Cosmo. Il confine tra realtà e proiezione è volutamente labilissimo: ballerine che si muovono in spazi disorientanti, toni cromatici accesi che saturano ogni inquadratura, sequenze girate in un bosco che sembrano uscite da un sogno lucido. Ogni scelta estetica serve a inquadrare quello che è, a tutti gli effetti, il tratto fondamentale di Cosmo: il caos.
Non è un caos casuale, però. Letto dentro il settore, il video di “Ho visto un Dio” funziona come una dichiarazione di poetica: Cosmo è la teoria del caos applicata al pop italiano. Lucio Battisti a spasso con Grimes, l’anello di congiunzione tra gli Animal Collective e un cantautore della tradizione nostrana. Jovanotti e Gold Panda nello stesso spazio mentale. Sulla carta potrebbe sembrare una formula, ma nel video — e nel brano — tutto questo si traduce in qualcosa di organico e riconoscibile.

Il suono: pop, elettronica e tradizione italiana
Con “Ho visto un Dio” Cosmo mette a confronto il pop di qualità, le sonorità elettroniche più in voga e la tradizione musicale italiana. È la prima prova di Bianchi in lingua italiana, e il risultato dimostra che il cambio di registro non è stato un ripiego ma una scelta precisa: l’italiano amplifica la componente psichedelica del brano, rende le immagini più concrete e al tempo stesso più surreali. Il caos di Cosmo nel video di “Ho visto un Dio” non sarebbe lo stesso in un’altra lingua.
“Disordine” e il progetto 42 Records
Il disco d’esordio “Disordine” è stato prodotto dallo stesso Cosmo insieme ad Andrea Suriani, già al fianco dei Drink To Me per “S” e il precedente “Brazil”, entrambi pubblicati da Unhip. L’uscita è avvenuta per 42 Records, etichetta che nel panorama indie italiano ha già nel proprio roster nomi come I Cani, Colapesce, Criminal Jokers e Mamavegas — una garanzia di contesto culturale oltre che discografico.
Cosmo ha portato il progetto live in Italia con una serie di anteprime estive, seguite da un tour autunnale organizzato da DNA Concerti. Un percorso costruito con cura, che ha trasformato il singolo in un punto di partenza solido per una carriera destinata a crescere.
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Perché “Ho visto un Dio” resta un punto di riferimento
Già i Drink To Me avevano conquistato una fetta di pubblico attento, ma con “Ho visto un Dio” Cosmo ha alzato l’asticella. Il video diretto da Gabriele Ottino per Superbudda rimane uno degli esempi più riusciti di come l’estetica psichedelica possa dialogare con il pop italiano senza risultare forzata. Il caos visivo e sonoro del brano non è un difetto da correggere: è la firma di un artista che ha trovato la propria voce fin dal primo singolo.
FAQ su Cosmo e “Ho visto un Dio”
Chi è Cosmo?
Cosmo è il progetto solista di Marco Jacopo Bianchi, già cantante e fondatore dei Drink To Me. Con questo nome d’arte ha esordito in italiano, pubblicando il singolo “Ho visto un Dio” e il disco “Disordine” per 42 Records.
Chi ha diretto il video di “Ho visto un Dio”?
Il video è stato diretto da Gabriele Ottino per il collettivo Superbudda. La regia punta su colori saturi, ballerine e ambientazioni boschive per restituire l’estetica caotica e psichedelica del brano.
Cosa rappresenta il caos nel video di “Ho visto un Dio”?
Il caos è il filo conduttore dell’intera poetica di Cosmo: un mix di pop, elettronica e cantautorato italiano che nel video si traduce in immagini volutamente disorientanti, dove il confine tra realtà e proiezione è sempre sfumato.
Per quale etichetta ha pubblicato Cosmo?
“Disordine” è uscito per 42 Records, etichetta indie italiana che conta nel proprio catalogo artisti come I Cani, Colapesce e Criminal Jokers.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
