Il video di “Hellhounds On My Trail” dei Children of Bodom rimane uno dei momenti più discussi nella storia della band finlandese: una reinterpretazione metal estrema di un classico del blues americano firmato dal leggendario chitarrista Robert Johnson, pubblicata in anteprima per anticipare l’album di cover Skeletons in the Closet. Un esperimento coraggioso, letto dentro il settore come la prova definitiva della versatilità musicale di Alexi Laiho e soci.
Children of Bodom e “Hellhounds On My Trail”: la cover che ha sorpreso tutti
Sulla carta, l’idea di affidare un brano di Robert Johnson — il bluesman del Mississippi considerato il padre del blues elettrico — ai Children of Bodom poteva sembrare un azzardo. Eppure il risultato ha convinto critica e fan: la band finlandese ha mantenuto l’ossatura melodica del pezzo originale, rivestendola con il loro sound caratteristico fatto di riff di chitarra aggressivi, tastiere veloci e una sezione ritmica serrata. Non una semplice copertura, ma una vera e propria rivisitazione che porta il DNA dei CoB in ogni battuta.
Il video, pubblicato in esclusiva sulla piattaforma MySpace dell’epoca, ha generato un’ondata di condivisioni e commenti nel circuito metal internazionale, diventando rapidamente un punto di riferimento per chi voleva capire fino a dove potesse spingersi il crossover tra blues tradizionale e melodic death metal.
Il progetto “Skeletons in the Closet”
Skeletons in the Closet è l’album di cover dei Children of Bodom che raccoglie alcune delle reinterpretazioni più audaci della band: da classici rock e metal fino, appunto, al blues di Robert Johnson. Il progetto nasce dalla volontà di Alexi Laiho di omaggiare le radici musicali che hanno formato il suo stile chitarristico, dimostrando che il metal finlandese non è mai stato avulso dalla tradizione ma ne è, in qualche modo, una propaggine estrema e distorta.
“Hellhounds On My Trail” è forse la traccia più sorprendente dell’intera raccolta proprio per il contrasto stilistico che genera: il delta blues degli anni Trenta del Novecento incontra la velocità e la potenza del metal scandinavo, con un risultato che ancora oggi viene citato come esempio virtuoso di contaminazione tra generi.
Robert Johnson: il mito dietro la canzone
Robert Johnson è una figura leggendaria nella storia della musica mondiale. Chitarrista e cantante del Mississippi, è accreditato come uno dei padri fondatori del blues e, per estensione, del rock and roll. La leggenda vuole che abbia venduto l’anima al diavolo in cambio della sua straordinaria abilità chitarristica — un mito che i Children of Bodom, con la loro estetica dark e provocatoria, non hanno potuto fare a meno di abbracciare. “Hellhounds On My Trail” è uno dei suoi brani più iconici, con quel testo che parla di demoni che inseguono il protagonista: un immaginario perfettamente compatibile con il mondo sonoro e visivo della band finlandese.
Il video di “Hellhounds On My Trail”: guardalo qui
Vi lasciamo al video di “Hellhounds On My Trail” dei Children of Bodom, così come pubblicato originariamente dalla band.
FAQ: Children of Bodom e “Hellhounds On My Trail”
- Che canzone è “Hellhounds On My Trail”?
- È un classico del blues americano scritto e registrato da Robert Johnson, uno dei chitarristi più influenti della storia della musica popolare. Il testo evoca immagini di demoni e persecuzione, temi che si prestano perfettamente alla reinterpretazione metal.
- Perché i Children of Bodom hanno scelto di coverizzare Robert Johnson?
- La scelta riflette l’interesse di Alexi Laiho per le radici del rock e del metal, che affondano nel blues americano. Coverizzare Johnson significava rendere omaggio a una fonte primaria, dimostrando consapevolezza storica oltre che tecnica strumentale.
- Cos’è l’album “Skeletons in the Closet”?
- È la raccolta di cover dei Children of Bodom che include “Hellhounds On My Trail” insieme ad altri brani reinterpretati dalla band finlandese in chiave melodic death metal.
- Come hanno rivisitato i Children of Bodom il brano originale?
- Hanno mantenuto la struttura melodica di base, aggiungendo chitarre distorte, tastiere veloci e una produzione tipicamente metal, trasformando il blues acustico di Johnson in un pezzo energico e aggressivo senza tradirne lo spirito originale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
