Benvenuti a “Fatte e rifatte“, la rubrica aperiodica sul mondo delle cover. Oggi parliamo di un grandissimo successo mondiale, una canzone che non ha assolutamente bisogno di presentazioni e che precede la sua stessa fama: parliamo di “My Way” di Frank Sinatra, forse il brano più coverizzato della storia della musica popolare occidentale.
“My Way” di Frank Sinatra: storia e origini di un classico senza tempo
“My Way” è una canzone interpretata da Frank Sinatra ma scritta da Paul Anka sulle note di “Comme d’habitude” di Claude François, che aveva a sua volta utilizzato un motivo composto da Jacques Revaux. Incisa da Sinatra nel dicembre del 1968, divenne presto una delle canzoni più rappresentative del suo repertorio ed è diventata un classico della canzone popolare e uno dei pezzi più eseguiti al mondo: secondo un biografo di Claude François, vi sono circa duemila incisioni del brano. Un numero che, a distanza di decenni, non smette di crescere.
Il testo, scritto da Anka su misura per la voce e la personalità di Sinatra, racconta di un uomo che guarda indietro alla propria vita con orgoglio e senza rimpianti. “I did it my way”: una dichiarazione d’indipendenza che ha attraversato generazioni, generi musicali e confini geografici, diventando quasi un inno universale all’autodeterminazione. Non è un caso che sia tra i brani più richiesti ai funerali nel mondo anglosassone, né che sia rimasta nella top ten dei singoli più venduti nel Regno Unito per oltre 75 settimane non consecutive.
La versione originale: Frank Sinatra e quella voce inconfondibile
Come al solito, cominciamo ascoltando la versione originale. È qui che tutto ha inizio: l’arrangiamento orchestrale di Don Costa, la voce di Sinatra che sale e scende con la sicurezza di chi sa esattamente dove sta andando, e quella chiusura trionfante che ancora oggi fa venire i brividi.
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Le cover più celebri di “My Way”: sei versioni a confronto
Proprio perché “My Way” di Frank Sinatra è un brano così potente e riconoscibile, ogni artista che si è cimentato in una cover ha dovuto fare una scelta precisa: omaggiare l’originale o stravolgerlo completamente. Il risultato è una mappa sonora che attraversa punk, soul, folk, lirica, jazz e rock’n’roll.
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Sid Vicious: la cover punk che ha fatto scandalo
Come prima cover abbiamo scelto forse la versione più agli antipodi possibile, ovvero la cover punk di Sid Vicious. Registrata nel 1978 per la colonna sonora del film The Great Rock ’n’ Roll Swindle, questa reinterpretazione è diventata essa stessa un documento storico: Vicious canta con nonchalance devastante, trasformando l’inno sinfonico di Sinatra in qualcosa di volutamente sgangherato e provocatorio. Sulla carta sembrava un sacrilegio; letto dentro il settore, è uno dei momenti più onesti della storia del punk.
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Aretha Franklin: il soul incontra la grandezza
Come seconda cover, continuiamo a muoverci su terreni inesplorati e ascoltiamo l’incredibile versione della regina del Soul Aretha Franklin. La sua lettura del brano è un esercizio di potenza vocale pura: dove Sinatra costruisce con la misura, Aretha esplode con l’emozione. Due approcci opposti, entrambi legittimi, entrambi indimenticabili.
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Joan Baez: “My Way” in spagnolo e la dimensione folk
Siamo quasi a metà strada, e scomodiamo una madrina del folk come Joan Baez, che la canta in spagnolo. Una scelta che dice molto: Baez non si limita a tradurre le parole, ma trasporta il brano in un’altra cultura, un’altra sensibilità. Il risultato è una versione intima e quasi malinconica, lontanissima dalla grandiosità orchestrale dell’originale.
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I Tre Tenori: Domingo, Carreras e Pavarotti all’apice della gloria
Per la prossima cover ci affidiamo a un trio di peso, ovvero i tre tenori Plácido Domingo, José Carreras e Luciano Pavarotti che la cantano all’apice della loro popolarità. Sentire “My Way” con le voci di tre dei più grandi cantanti lirici del Novecento è un’esperienza che ridefinisce il concetto stesso di cover: non è più una reinterpretazione, è una trasfigurazione.
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Mina: la versione jazz italiana di “My Way”
Non poteva mancare un pizzico di Italia in questa puntata e abbiamo scomodato Mina che rilegge “My Way” in versione jazz. La Tigre di Cremona porta il brano in un territorio tutto suo: fraseggio sincopato, dinamiche imprevedibili, e quella capacità unica di far sembrare ogni canzone scritta apposta per lei. Una delle cover italiane di “My Way” di Frank Sinatra più riuscite in assoluto.
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Elvis Presley: il Re del Rock omaggia il suo amico Frank
Per chiudere, abbiamo scelto la cover di un amico di Frank Sinatra, il Re del Rock Elvis Presley, che a Sinatra era molto legato. La versione di Elvis è maestosa e teatrale, con quegli arrangiamenti da grande show americano che caratterizzano la sua fase matura. Due icone assolute, una canzone sola: il risultato non poteva che essere memorabile.
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E le altre? Le cover di “My Way” che non finiscono mai
Ce ne sarebbero tantissime altre cover, da quella di Shirley Bassey a quella degli Strokes, passando per Sir Tom Jones e Richard Clayderman, ma abbiamo preferito scegliere queste sei versioni come rappresentative della straordinaria versatilità del brano. Ogni artista che si avvicina a “My Way” di Frank Sinatra porta con sé una storia diversa, e il brano — incredibilmente — le contiene tutte.
FAQ: tutto quello che vuoi sapere su “My Way” di Frank Sinatra
- Chi ha scritto “My Way” di Frank Sinatra?
- Il testo inglese è stato scritto da Paul Anka, che ha adattato la melodia di “Comme d’habitude” di Claude François, composta originariamente da Jacques Revaux. Sinatra ha inciso il brano nel dicembre del 1968.
- Qual è la cover più famosa di “My Way”?
- Dipende dal contesto: nel mondo rock la cover di Sid Vicious è probabilmente la più citata, mentre nel mondo della musica classica quella dei Tre Tenori è la più imponente. In Italia, la versione jazz di Mina è considerata un riferimento.
- Quante cover esistono di “My Way”?
- Secondo le stime più accreditate, esistono circa duemila incisioni del brano in tutto il mondo, in decine di lingue diverse.
- “My Way” è basata su un’altra canzone?
- Sì. La melodia è quella di “Comme d’habitude” di Claude François (1967). Paul Anka acquistò i diritti e scrisse un testo completamente nuovo in inglese, su misura per Frank Sinatra.
Anche per questa puntata abbiamo finito. Non vi resta che segnalarci le cover che vi sono piaciute di più (e quali di meno) e a me non resta che augurarvi un arrivederci alla prossima puntata di “Fatte e rifatte“, il viaggio nel fantastico mondo delle cover.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
