La musica reggae, il genere musicale nato negli anni Sessanta e originario della Giamaica, è stata iscritta oggi nella lista dei Beni Immateriali dell’umanità e diventa ufficialmente patrimonio dell’Unesco. L’annuncio è arrivato su Twitter, con un post pubblicato dall’account ufficiale dell’Unesco.

Il genere musicale è stato iscritto oggi nella lista Intangible cultural heritage of Humanity, ossia dei Beni Immateriali dell’Umanità per “il suo contribuito al dibattito internazionale su ingiustizia, resistenza, amore e umanità sottolinea le dinamiche che lo rendono contemporaneamente cerebrale, socio-politico, sensuale e spirituale» spiega nel suo sito agenzia culturale e scientifica dell’Onu”.

Ma come è nato il reggae? I produttori dei principali studi di registrazione come Coxsone Dodd, Duke Reid e Prince Buster vollero cambiare l’approccio musicale della musica giamaicana dopo lo ska e durante l’epoca del rocksteady e il reggae, il cui termine nasce per identificare un rozzo stile di ballo e di musica, in inglese “ragged“, che anch’esso traeva le sue radici dal R&B di New Orleans, arrivò a fagiolo. Rispetto alla musica rock, il reggae invertiva sostanzialmente il ruolo del basso e della chitarra e presentava un ritmo dall’andamento più spezzato e convulso rispetto al suo predecessore. La diffusione del reggae venne decretata da gruppi come Beverleys All Stars e Toots & the Maytals, che incisero un brano chiamato “Do the Reggay” nel 1968, fino ad arrivare a Bob Marley, riconosciuto universalmente come ambasciatore mondiale di questo genere: basti pensare che, ancora oggi, il muro di cinta del ghetto di Trench Town, dove nacque il reggae, a Kingston, è oggi tutto dipinto con le immagini di Bob Marley che vi abitò.

Queste le motivazioni dell’Unesco: “Originato all’interno di uno spazio culturale che era abitato da gruppi marginalizzati, principalmente nella parte ovest di Kingston, la musica Reggae della Giamaica è una amalgama di numerose influenze musicali incluse le prime forme musicali del Paese, così come quelle caraibiche, nord americane e latine. Col tempo, gli stili stili neo-africani, il soul e il rhythm and blues del Nord America furono incorporati nel nuovo elemento, trasformando gradualmente lo Ska nel Rock Steady e quindi nel Reggae. Mentre nel suo stato embrionale la musica Reggae era la voce dei marginalizzati, questa musica è ora suonata e abbracciata da un’ampia e trasversale fetta della società, inclusi gruppi di vario genere, etnia e religione. Le funzioni sociali di base di questa musica – come commento sociale, una pratica catartica, e lode a Dio – non sono cambiate e la musica continua ad agire come voce di tutti”.

Noi non possiamo che festeggiare con un grande classico di Bob Marley, ovvero “Stir it up“. Buon ascolto.

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