È morto a Roma nella notte tra venerdì e sabato, a 78 anni, Gino Santercole, cantautore, compositore, attore e chitarrista italiano.

Figlio di Rosa, sorella di Adriano Celentano, che è quindi suo zio, cresce anche lui in via Gluck, la strada che diventerà in seguito famosa: dopo aver perso il padre da bambino e trascorso qualche anno in collegio, lavora fin da ragazzino come orologiaio e impara a suonare la chitarra da autodidatta. Poco dopo, quando Celentano forma i Rock Boys (che diventeranno I Ribelli), poco tempo dopo entra a farne parte come chitarrista in sostituzione di Ico Cerutti e insieme con altri artisti come Don Backy, Pilade e Gianco affianca Celentano nella nascita del Clan Celentano.

Santercole ha scritto alcune tra le più celebri e rilevanti canzoni della musica italiana come “Una carezza in un pugno“, insieme con Nando de Luca, “Svalutation“, “Un bimbo sul leone” (sempre con Nando de Luca), “Straordinariamente” (inizialmente scritta per Mina). Ha composto anche alcune colonne sonore come quella dei film “Segni particolari: bellissimo” del 1982 e ha lavorato come attore con registi come Pietro Germi, Dino Risi, Giuliano Montaldo, Luigi Comencini, Luciano Salce, Mario Monicelli e altri in ruoli principali e secondari. Nel 2014 aveva pubblicato il suo ultimo disco dal titolo “Voglio essere me“.

La moglie Melù ricorda l’ultima notte in cui l’artista si è spento al suo fianco: “Quella frase mi rimbomba in testa: ‘Tu non sai cosa sta accadendo’ mi ha detto confuso nella notte. E adesso io non riesco a concepire la mia vita senza di lui. Noi eravamo uguali, una persona sola, da quando ci siamo incontrati abbiamo vissuto ogni momento uniti. Non sono stati 45 anni ma 250, per intensità, e ancora ne avremmo voluti trascorrere insieme. Abbiamo sempre pensato che fosse meglio amarsi da vivi. Mio marito era un artista e forse è stato trattato da morto già troppo tempo fa”.

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