Reportage

Pubblicato il dicembre 13th, 2016 | da Stefano Pellone

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I Poets of the Fall scaldano una nebbiosa Milano

Si dice che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto e si vede che a questa regola non sfuggono i Poets of the Fall, gruppo di alternative rock finlandese che per il suo “Clearview Tour” ha scelto nuovamente il Live Club di Trezzo sull’Adda a distanza di un anno e mezzo dalla loro precedente venuta in Italia (il precedente concerto si tenne il 28 Maggio 2015 sempre nello stesso locale per la presentazione del precedente disco “Jealous Gods”) per visitare il nostro paese.

Una nebbia densa e pestifera dà il benvenuto a tutto il pubblico che affolla il locale ma a differenza del tour precedente questa volta non c’è nessun gruppo spalla a scaldare la platea, i sei ragazzi scandinavi vogliono le attenzioni tutte per loro. E alle 21 spaccate, annunciati dai suoni degli altoparlanti, ecco che arrivano uno alla volta sul palco i membri della band, il cantante Marko Saaresto (Mark), il chitarrista Olli Tukiainen (Ollie), il tastierista Markus Kaarlonen (Captain), il chitarrista Jaska Makinen, il batterista Jari Salminen e il bassista Jani Snellman. Il tempo di salutare il pubblico e subito si comincia alla grande con “Drama for life“, brano scelto come singolo apripista per il nuovo e settimo disco della band e che subito mette tutto il pubblico dell’umore giusto.

Poets of the Fall

La scaletta del concerto è quella scelta per tutti i precedenti show di questo tour e infatti subito dopo il gruppo suona “Daze“, il singolo del precedente disco “Jealous Gods” che permette all’istrionico Marko di cantare e gigioneggiare con il pubblico: lo scopo di questo concerto è anche quello di sponsorizzare e cantare il nuovo disco ed ecco che il gruppo intona “The child in me“, bellissimo pezzo tratto da “Clearview”. I POTF non dimenticano però le loro origini e sparano in una tremenda sequenza due loro classici come “Dreaming wide awake” e “Diamond for tears” mandando assolutamente in estasi il pubblico. C’è il tempo per la stupenda “The game“, sempre tratta dall’ultimo disco, prima della parte acustica del concerto.

Sul palco rimangono Marko, Olli e Jaska e intonano “Stay“, pezzo già originariamente acustico e che dal vivo rende alla perfezione grazie alla bravura dei suoi interpreti: cambio di formazione, al posto di Jaska arriva Jasni e si suona “Someone special” di cui solo la prima parte è acustica perchè viene progressivamente arricchita e resa più rock per tornare nel tema del concerto che ci porta a “Sleep“, pezzo preso dal primo disco che dal vivo non dispiace. Dopo lo stupendo classico “Running out of time” Marko si intrattiene con il pubblico e invita tutti a tornare bambini ed a giocare con “Once upon a playground fairy“: il tempo del concerto sta purtroppo per arrivare al suo scadere e la band suona in sequenza due suoi grandi successi, “Locking up the sun” e la magnifica “Carnival of rust” che da qualche tempo chiude i concerti dei Poets e che viene cantata a squarciagola dal pubblico.

Il complesso saluta il pubblico e abbandona il palco ma viene richiamato a gran voce e battiti di mani da tutti i presenti per un encore: i Poets non si fanno pregare e subito intonano le note di “War“, pezzo utilizzato come colonna sonora del videogioco “Alan Wake” della Remedy e che il pubblico intona in maniera partecipata e commossa. La band decide di lasciarsi andare ai ricordi e suona “Lift“, pezzo tratto dal suo primo disco del 2005 e che ha fatto conoscere al grande pubblico questo gruppo e il suo simbolo, una falena infilzata da uno spillo. Ora siamo arrivati davvero alla fine e la band finlandese lascia il pubblico con la dolcissima “Children of the sun” (“And I’ll be singing you/Songs of tomorrow/And then dawn will follow/And our sorrows all undone” “E io ti canterò/le canzoni del domani/e l’alba seguirà/ e tutti i nostri dispiaceri svaniranno”). E con la promessa di rivedersi al più presto e tra le lacrime del pubblico e di qualcuno della band i Poets of the Fall abbandonano il palco e salutano i fans italiani con la speranza di rivedersi il più presto possibile.

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