Il mondo della musica britannica e non solo piange la scomparsa di Mark Hollis, fondatore e frontman della band britannica Talk Talk. Al momento non sono note le cause del decesso. Hollis aveva 64 anni.

La notizia, ripresa inizialmente dai media britannici, ha poi trovato conferma quando l’ex bassista dei Talk Talk Paul Webb ha pubblicato un messaggio sui social networks: “Sono scioccato e rattristato nell’apprendere della scomparsa di Mark Hollis. Musicalmente era un genio ed è stato un onore e un privilegio suonare insieme a lui. Non ci vedevamo da anni, ma come molti artisti della nostra generazione sono stato profondamente influenzato dalle sue pionieristiche idee musicali. Sapeva come creare profondità nel suono come nessun altro. Era uno dei migliori, se non il migliore”.

Nato a Londra il 4 gennaio 1955, Hollis nel 1981 insieme a Lee Harris, Paul Webb e Simon Brenner diede vita ai Talk Talk. Il primo disco, “The party’s over”, fu pubblicato da Colin Thurston, che hai tempi aveva già prodotto David Bowie e il disco d’esordio dei Duran Duran. Mark fu il principale autore dei testi dei Talk Talk e a lui si deve l’evoluzione dello stile della band, passata dal New romantic degli esordi a sonorità post-rock grazie a capolavori come “It’s my life”, “It’s a shame”, “Living in another world”, “Life’s what you make of it”, “Dum dum girl” e “For what it’s worth”.

Schivo e riservato, da sempre estraneo allo status quo imposto dall’ambiente discografico con il quale era sempre ai ferri corti, Hollis rilasciava pochissime interviste e portò addirittura in tribunale la casa discogradica Emi per aver remixato alcuni pezzi senza il consenso. Nel 1998, sette anni dopo lo scioglimento della band, pubblicò il suo unico album solista, dal titolo omonimo, e poi si ritirò dalle scene: “Ho fatto una scelta dovevo decidere se fare il padre oppure restare invischiato con l’industria. Non ho avuto dubbi nemmeno per un secondo. Ho scelto la mia famiglia. Forse altri sarebbero stati capaci di fare diversamente, ma io non mi sento in grado di andare in tour ed essere un buon padre allo stesso tempo”.

Tra i tanti messaggi di cordoglio che circolano in rete in queste ore, spicca quello di Simon Le Bon, leader dei Duran Duran: “Noi, i Duran Duran, siamo molto addolorati nel sentire che è morto uno dei più grandi innovatori della musica, Mark Hollis. La band dei Talk Talk, che lui ha co-fondato e di cui è stato frontman, venne con noi in tour nel 1982: fu un’esperienza incredibile e molto divertente. Mark è stato l’artefice principale di alcune grandissime canzoni come “It’s my life” e “It’s a shame”. Nel 1988 fu pubblicato l’album straordinario “Spirit of Eden”. Il suo talento sarà ricordato per sempre e la sua musica lo farà vivere in eterno”.

Fin qui la mera cronaca. Ora lascio da parte il giornalista e faccio parlare l’uomo. Per chi scrive, la voce di Mark Hollis, così particolare, e la musica dei Talk Talk, così diversa dalle altre, sono state uno dei segni distintivi della mia infanzia e della mia adolescenza, insieme a poche altre band. Un gruppo che come pochi ha incarnato lo spirito rivoluzionario degli anni Ottanta, pieni di possibilità e di tantissima bella musica. Questa perdita ha impattato su di me in un modo che non avrei pensato possibile. E mi sembra giusto ricordare Hollis con quella che io considero una canzone pazzesca. Addio e grazie di tutto il pesce, Mark.

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