Il Vicenza Opera Festival chiude la sua nona edizione con tutti i biglietti esauriti e un’attesa che si è protratta ben oltre la disponibilità di posti al Teatro Olimpico. Protagonista assoluto di questa tornata autunnale è Il flauto magico di Mozart, portato in scena da Iván Fischer nella doppia veste di direttore e regista, con la Budapest Festival Orchestra e un cast di alto profilo internazionale. Tre recite — il 23, il 25 e il 26 ottobre 2026 — e un teatro che non ha lasciato un posto libero: numeri che raccontano molto sullo stato di salute del festival e sul rapporto tra Vicenza e il repertorio mozartiano.
Nove edizioni al Teatro Olimpico: un festival che cresce
Arrivare alla nona edizione con il tutto esaurito non è un risultato scontato per nessun festival operistico, tantomeno per uno che opera in una città di medie dimensioni come Vicenza. Eppure il Vicenza Opera Festival ha costruito negli anni un’identità precisa: produzioni curate, artisti di prima grandezza, e la cornice incomparabile del Teatro Olimpico, il teatro coperto più antico del mondo ancora in funzione, progettato da Andrea Palladio e inaugurato nel 1585.
La scelta di affidare l’edizione 2026 a Iván Fischer non è casuale. Il direttore ungherese — fondatore e direttore musicale della Budapest Festival Orchestra — è uno dei nomi più rispettati nel panorama operistico e sinfonico internazionale. La sua capacità di tenere insieme rigore filologico e comunicazione diretta con il pubblico lo rende un interprete ideale per un festival che vuole essere accessibile senza rinunciare alla profondità. Fischer firma qui non solo la direzione musicale ma anche la regia, concentrando in un’unica visione artistica tutta la responsabilità interpretativa dell’opera.
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Il cast di Il flauto magico: Fischer, Prégardien, Selig e le voci femminili
Sul palco del Teatro Olimpico si alternano nomi che meritano attenzione singola. Christoph Prégardien, tenore tedesco con una carriera costruita soprattutto nel repertorio barocco e classico, porta a Tamino una lettura che privilegia la chiarezza del fraseggio e la precisione del testo. Accanto a lui, Franz-Josef Selig interpreta Sarastro: basso di solida tradizione, con una voce che si adatta naturalmente all’autorevolezza ieratica del personaggio.
Sul versante femminile, Samantha Gaul e Alina Wunderlin completano il cast principale. Il flauto magico è un’opera che mette alla prova le voci in modo molto diverso a seconda del ruolo: dalla Regina della Notte, con le sue colorature estreme, a Pamina, che richiede una linea di canto più distesa e interiore. La distribuzione dei ruoli tra le due cantanti sarà verificabile solo a ridosso delle recite, ma la scelta di Fischer punta evidentemente su interpreti capaci di sostenere l’impianto drammaturgico senza sovrastarlo.
La Budapest Festival Orchestra, ensemble di riferimento per Fischer da decenni, garantisce una coerenza sonora che nelle produzioni operistiche non è affatto scontata: orchestrare un’opera in un teatro del Cinquecento richiede sensibilità acustica oltre che tecnica.
I 30 incontri musicali con la European Orchestra Academy
Un aspetto del Vicenza Opera Festival che spesso rimane in secondo piano rispetto al titolo principale è il lavoro con i giovani musicisti. Quest’anno il programma include 30 incontri musicali con i partecipanti della European Orchestra Academy, un’iniziativa che trasforma il festival da semplice vetrina a luogo di formazione attiva.
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Non si tratta di masterclass decorative: la presenza di un ensemble come la Budapest Festival Orchestra, con la sua storia e la sua disciplina interna, offre agli studenti dell’Academy un confronto diretto con una cultura orchestrale specifica. Fischer ha sempre sostenuto che la trasmissione del sapere musicale debba avvenire in contesti vivi, non in aule separate dalla pratica. I 30 incontri distribuiti nell’arco del festival — dal 23 al 26 ottobre — sono la traduzione concreta di questa filosofia.
Dal Don Giovanni del 2025 al Flauto magico del 2026: la continuità mozartiana
L’edizione precedente del festival, quella del 2025, aveva portato al Teatro Olimpico Don Giovanni, altro capolavoro del catalogo mozartiano. La scelta di tornare su Mozart nel 2026 con Il flauto magico non sembra casuale: i due titoli rappresentano facce molto diverse dello stesso genio. Don Giovanni è dramma, tensione, ambiguità morale. Il flauto magico è favola, iniziazione, simbolismo massonico travestito da Singspiel — un’opera con dialoghi parlati, destinata originariamente a un pubblico popolare viennese.
Portare il Flauto in un teatro rinascimentale come l’Olimpico significa confrontarsi con uno spazio che ha una propria narrazione già scritta nell’architettura. La prospettiva scenica fissa, con le strade che si aprono verso una città dipinta, diventa essa stessa elemento drammaturgico. Fischer, che conosce bene questo tipo di sfida, ha scelto di non ignorare il contesto ma di lavorarci dentro.
Il sold out di tutte e tre le recite conferma che il pubblico del Veneto — e non solo — risponde con continuità a questo tipo di proposta. Il Vicenza Opera Festival ha trovato una formula che funziona: un titolo mozartiano di peso, un direttore capace di essere anche regista, una location che non ha eguali. La nona edizione chiude con tutti i segnali che indicano una decima già attesa. Per chi volesse approfondire il programma e seguire eventuali aggiornamenti, il sito ufficiale del festival è disponibile su vicenzaoperafestival.com.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
