Amarcord

Pubblicato il settembre 26th, 2011 | da Angelo Moraca

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I FabFour e gli Abbey Road Studios, una storia comune

Ci sono dei momenti, nella storia, destinati a rimanere impressi nella memoria comune vuoi perchè siano eventi travolgenti, vuoi perchè magari segnano dei momenti tristi.Tralasciando il secondo caso, nello stesso giorno ma del 1969 veniva pubblicato in Inghilterra “Abbey Road”, l’album dei Beatles che più di tutti collega l’omonimo nome degli Studios più importanti al mondo, a quello della band di Liverpool.

Beatles - Abbey Road - Artwork

In quell’occasione, una serie di circostanze fortuite, resero l’atmosfera ancor più avvincente non solo perchè si può ufficialmente dire che con quell’album scoppiò (nel senso letterale della parola) la Beatles-mania, ma anche perchè: 1. immortali sono le strisce pedonali (ribattezzate “la zebra”) che si trovano dinanzi gli Abbey Road Studios, e catturate nella celebre copertina dell’album, che vede i FabFour attraversarle con Mc-Cartney a piedi nudi; 2.perchè le tecniche di registrazione e missaggio utilizzate erano all’avanguardia per l’epoca; 3.perchè i Beatles, in attività già da un decennio…trasformarono l’intero modo di intendere la musica rock. Curioso anche l’aneddoto circa la scelta del titolo per l’album.Tra i tanti spuntò il nome Everest (la marca di sigarette che fumava il tecnico del suono dei Beatles), ma poco convinceva l’idea di andare in Tibet per scattare la foto. E così, quasi per gioco, Geroge Harrison propose Abbey Road, che fu quotata per la maggiore. La tracklist completa conta 11 tracce, tra cui spuntano successi del calibro di “Come Togheter”, “Here comes the sun”, “Because”, “Oh!Darling”, canzoni che racchiudono tutta una storia al loro interno, così come l’innovativo Medley inserito completamente nel lato B dell’album. E dire che, dopo questo, pubblicarono un album l’anno successivo dal titolo “Let it Be”, prima che ognuno intraprendesse la propria carriera solista, con Lennon attivo artisticamente e politicamente con la compagna Yoko Ono. Quanto scritto, lo possiamo annoverare tra gli eventi travolgenti ovvero, quelli della prima categoria così come cita l’incipit dell’articolo. Purtroppo, però, agli eventi da ricordare con piacere, tavolta si associano anche eventi spiacevoli come le vicende da qualche anno riguardano proprio gli Abbey Road Studios di proprietà della EMI. In seguito al tracollo finanziario che ha colpito e continua a minare il mercato, i proprietari della major discografica decisero l’anno scorso di mettere in vendita la EMI (con annessi gli Studios), per impossibilità sopravvenuta. Per l’occasione congreghe di fan delle varie band che hanno registrato negli Abbey Road (vedi, per citarne due, Pink Floyd e Rolling Stones), ed appassionati di musica in generale, firmarono una petizione contro la vendita e/o cessione degli Studios. L’iniziativa è andata a buon fine, anche se ancora non è stata presa nessuna soluzione definitiva in merito. Nell’attesa di un futuro migliore per il pubblico musicale, nella speranza che da quella postazione (gli Abbey Road Studios per l’appunto), possano uscire altre pietre miliari del panorama musicale, proprio in questi giorni i proprietari della casa discografica, hanno promosso un missaggio on-line a qualsiavoglia artista in circolazione, battezzandolo col nome di Online Mixing Service offrendo ai musicisti una opportunità meno costosa di missaggio, che non recarsi di persona a Londra. Intanto, è importante ricordare che nel febbraio 2010 il ministero della cultura inglese ha promosso gli Abbey Road Studios a patrimonio nazionale inglese così come per il 1969 quando fu immortalata la copertina dell’album in questione, promuovendo lo scatto all’onoreficenza di “Grade II”, che rappresenta il più comune dei riconoscimenti conferiti ai luoghi storici e di interesse nazionale del Regno Unito.

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