Com’era il mondo nel 1966: nell’anno in cui John Lennon dichiarava che i Beatles erano più famosi di Gesù Cristo, nell’URSS continuavano i tentativi di conquista dello spazio, mentre negli USA veniva fondata la Chiesa di Satana. Sono tempi movimentati, in generale: l’Africa post-coloniale è totalmente instabile, minata dai continui colpi di stato – che affliggono anche i Paesi sudamericani. Sono mesi/anni movimentati anche per gli Stati Uniti, nel frattempo intenti a bombardare in Vietnam, nel corso di una guerra che ha rappresentato una delle più grandi ferite di entrambi i Paesi.  La guerra del Vietnam è stata lunghissima, è durata dal 1955 al 1975 e fin dalla metà degli anni Sessanta negli USA iniziarono le proteste studentesche. In ogni parte degli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo, si protestava contro una guerra infinita, che ebbe ripercussioni enormi non solo su un Vietnam completamente devastato, ma anche sugli stessi USA, con degli strascichi che forse, tutt’ora, non si sono esauriti. Su questa guerra esistono moltissimi libri e film, il suo impatto culturale e sociale è stato vastissimo. Nel 1979 proprio la guerra in Vietnam fu la base per uno dei film più famosi di sempre: Apocalypse now” di Francis Ford Coppola, con Marlon Brando e Martin Sheen. Una delle scene più celebri del film è quella dell’elicottero che sorvola in fiume, alla quale è impossibile non associare il brano “The End” dei Doors, utilizzato poi anche nella scena finale.

Tra serial killer e autobus blu

“This is the end / My only friend, the end”. La canzone dei Doors era uscita nel 1967 inserita all’interno dell’album di debutto del gruppo composto da Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Desmore. Quella della guerra in Vietnam era una tematica molto cara a Morrison, all’epoca studente della UCLA, proprio dov’era avvenuto l’incontro con Manzarek. I brani dei Doors, in genere, toccano svariate tematiche e sono celebri per il loro contenuto altamente psichedelico, in cui le parole di Morrison, poeta ancor prima che cantante, sono influenzate dal ripetuto uso e abuso di sostanze. “The end” è un brano insolitamente lungo, ad oggi considerato uno dei più belli della storia della musica: un lungo viaggio allucinato per le strade d’America, in piena epoca hippie, pieno zeppo di rimandi e citazioni, dalla beat generation ai poeti maledetti, passando per Freud e il complesso di Edipo con la famigerata (e censurata) dichiarazione del cantante rivolta alla madre, con la quale il gruppo si giocò una volta per tutte il palco del Whisky a Go Go. Jim Morrison era sotto acidi (così come quando registrò la canzone in seguito) e si era presentato tardi al concerto, sfoggiando le celebri frasi “Father, I want to kill you. Mother, I want to f**k you!”. La cacciata dal locale non fu un grande dramma per i Doors che, per loro fortuna, avevano appena firmato il contratto per registrare il loro primo album.

The end” nacque in un lasso di tempo abbastanza lungo, proprio a partire dalle esibizioni dal vivo dei Doors nel celebre locale Whisky a Go Go di West Hollywood. Allora la popolarità del gruppo non era ancora esplosa ma Jim Morrison aveva iniziato a farsi notare. Il testo della canzone veniva modificato di volta in volta e la sua lunghezza è dovuta anche al fatto che il gruppo cercava di occupare quanto più tempo possibile sul palco. Dovendo ampliare la scaletta per esibirsi per più tempo, i Doors decisero di aggiungere parti improvvisate e allungare quelle strumentali. Proprio per via delle numerose contaminazioni e ispirazioni, il significato effettivo del brano può cambiare a seconda di chi lo ascolta e del contesto in cui viene inserito. Inizialmente Jim Morrison lo aveva immaginato come una canzone di addio rivolta alla sua ex Mary Werbelow, che lo aveva seguito dalla Florida, ma fu lui stesso a spiegare che ogni volta il suo significato più profondo poteva assumere forme diverse.

Verso la fine dell’estate del 1966 decisero di incidere il brano e di inserirlo nel loro primo album, “The Doors”, uscito all’inizio del 1967, appena prima della Summer of Love. Come già detto, le suggestioni nel brano sono moltissime e non sono mancate le speculazioni, soprattutto a seguito della morte di Jim Morrison che, da vera rockstar andata via troppo presto, è sempre rimasta avvolta in un alone di mistero, dando adito a svariati complottismi. Non mancano alcuni elementi ricorrenti della vita artistica di Morrison, a partire dalla strada d’ispirazione beat – ed in particolare legata al romanzo “On the road” di Jack Kerouac. “There’s a killer on the road”: anche la figura dell’assassino in viaggio per le strade americane non è inedita ed anzi era al centro di un corto che Morrison aveva presentato all’UCLA, ma senza ottenere il successo sperato.

Uno degli elementi più suggestivi di “The End” rimane l’autobus blu: “the blue bus is calling us” canta ripetutamente Jim Morrison. In molti hanno visto proprio in questo un chiaro riferimento alla guerra in Vietnam e agli autobus blu che venivano usati per trasportare i militari nelle basi di addestramento. Manzarek aggiunse un altro riferimento, quello alla barca solare che, secondo gli antichi egizi, segnava il passaggio dalla vita alla morte o, rimanendo sulla linea psichedelica che ispirava Morrison, il passaggio oltre le celebri porte della percezione. Dopotutto, proprio dalle porte della percezione di Aldous Huxley era nato il nome del gruppo.

Foto via Unsplash

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