Quando si parla di Club 27 nel mondo della musica, i primi nomi che vengono in mente sono quelli di Jim Morrison, Amy Winehouse o Kurt Cobain. Ai quali si aggiungono quelli di altre leggende, come Jimi Hendrix e Janis Joplin o Brian Johnson. A far parte di questo “club esclusivo” non ci sono solamente loro, ma da dove nasce questa leggenda?

Si è iniziato a parlare con insistenza del Club 27 dopo la morte di Kurt Cobain, il frontman dei Nirvana morto suicida nel 1994. Com’era accaduto per gli altri “membri” del club, Kurt Cobain era morto all’età di 27 anni, dopo una vita sregolata e contraddistinta dagli eccessi. Allo stesso modo, attorno alla sua morte si sono formate le teorie più disparate e la sua figura è rimasta circondata da un alone di mistero. È il tragico destino di numerose rockstar -e non solo quelle – ed è uno dei motivi che contribuisce al loro successo, rendendole immortali. Con l’appoggio dei media, che hanno contribuito non poco a fomentare questa credenza.


© Michel Linssen / Kurt Cobain – Facebook

Le origini del Club 27

Si è ricominciato a parlare con insistenza del Club 27 (detto anche 27 clubForever 27 club, J27) dopo un’altra tragica scomparsa, quella di Amy Winehouse. La cantante britannica è morta nel 2011, a 27 anni, intossicata da un mix di alcol e farmaci. Come gli altri colleghi, anche Winehouse aveva alle spalle un passato fatto di dipendenze mai superate, sulla scia del famigerato binomio genio e sregolatezza. Per alcuni il Club 27 coinvolgeva in primis personaggi che avevano una J nel nome o nel cognome, in particolare scomparsi tra il 1969 e il 1971: Brian Jones, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin. In realtà (e purtroppo) altri artisti e non solo nel mondo della musica, sono scomparsi così giovani, a soli 27 anni, anche prima degli anni Sessanta – anche se a quell’epoca sembrava ci fosse una vera e propria maledizione. Non mancano le teorie complottiste e secondo alcuni Jim Morrison non è mai morto e nemmeno Amy Winehouse: il padre l’avrebbe aiutata a scappare, nascondersi e cambiare vita. Alcune di queste teorie, infatti, sostengono che gli artisti, stanchi della troppa visibilità e degli eccessi, abbiano deciso di cambiare identità, mettendo in scena la loro morte. Non sono in pochi a credere che se andate a posare un fiore sulla tomba di James Douglas Morrison al cimitero Pére Lachaise di Parigi, non lo state lasciando per la persona giusta. Un po’ come si è sempre detto per Elvis Presley, che in realtà non sarebbe morto ma sarebbe andato a godersi la vita su un’isola, lontano dai riflettori.

Sulla leggenda del Club 27 sono stati scritti diversi libri ed esistono le teorie più disparate, la prima volta che se ne è parlato in maniera evidente è stato dopo la morte del frontman dei Doors, Jim Morrison. Negli anni Settanta il collegamento – tra le J, più che altro – era diventato evidente, anche se poi sono emersi dettagli su altri artisti che avevano avuto la stessa sorte.


© Janis Joplin / Facebook

Gli altri membri del club 27

A tal proposito: Robert Leroy Johnson era scomparso nel 1938, molto tempo prima rispetto a Jones, Hendrix e derivati. Grande artista blues, è morto a causa di un avvelenamento da stricnina e polmonite. Tutti questi artisti hanno in comune un passato difficile, contraddistinto in molti casi da abusi, e una costante malinconia di fondo, oltre a un enorme senso di solitudine che cercavano di scacciare usando smodatamente alcol e droghe. Nel 1964 moriva nella sua stanza d’albergo di Harlem, a causa di un’overdose, l’artista r’n’b Rudy Lewis dei Drifters. Nel 1973 moriva Ron “Pigpen” McKernan, che aveva iniziato a bere all’età di 12 anni e che a 27 anni era già in condizioni fisiche fortemente debilitate.

Non mancano le teorie attorno alla morte di Brian Jones, rimasta un mistero (a quanto dicono) anche per i suoi colleghi. L’ex componente dei Rolling Stones è morto annegato in piscina, dopo un mix letale di alcol e droghe durante una festa, nel 1969. L’anno dopo moriva Jimi Hendrix, a causa di un’eccessiva dose di barbiturici, con l’aggiunta dell’alcol. Sempre nel 1970 ci lasciava anche Janis Joplin, morta in una camera d’albergo a Los Angeles a causa di un’overdose da eroina. L’eroina è stata anche la causa della morte di Jeremy Michael Ward, co-fondatore dei Mars Volta, avvenuta nel 2013.

Nel 1994 si è suicidato con un colpo di fucile Kurt Cobain, il suo corpo fu trovato da un elettricista che doveva fare un’installazione nella sua casa sul lago Washington. Cobain aveva lasciato una lettera d’addio, dove citava il celeberrimo verso “È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”. Erroneamente attribuito a lui in molti casi, fa parte della canzone “Hey Hey, My My (Into the Black)” di Neil Young. Qualcuno, tra le varie teorie, non esclude l’ipotesi dell’omicidio e non sono mancate le accuse rivolte alla sua compagna dell’epoca, Courtney Love, che da Cobain ha avuto una figlia, Frances Bean. La Love ha dovuto affrontare anche la perdita di Kristen Pfaff, la bassista delle Hole scomparsa proprio a 27 anni per overdose da eroina, a pochi mesi di distanza dalla morte di Cobain.

Tra gli altri nomi ci sono quelli di Alan Wilson, Gary Thain, Pete Ham, Dave Michael Alexander e, più recentemente, quelli di Kim Jong-hyun (2017) e il rapper Fredo Santana (2018), il primo per suicidio e il secondo a causa di una crisi epilettica.


© Amy Winehouse / Facebook

Le grandi star muoiono davvero tutte a 27 anni?

Come riporta Wired in un articolo del 2019, perfino la statistica è intervenuta per “smantellare” le assurde teorie sul Club 27. La psicologa Dianna Theadora Kenny ha condotto uno studio per capire quali siano le differenze tra la morte delle popstar e il resto della popolazione – sia per quanto riguarda le modalità, che l’età in cui avviene. È vero che i musicisti sono più a rischio ma in base ai calcoli, lo sarebbero di più a 56 anni e non a 27. Anche le cause della morte cambiano a seconda del genere: l’omicidio rientra tra le cause maggiori per artisti rap e hip hop, mentre overdose e intossicazione per artisti rock, metal e punk. La nascita del Club 27 è, in sostanza, dovuta a una serie di coincidenze e al carisma delle figure che si sono ritrovate coinvolte, diventate ugualmente  – a dispetto delle evidenze scientifiche – delle vere e proprie leggende.

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