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Pubblicato il luglio 22nd, 2014 | da Stefano Pellone

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Fratelli di Soledad: “Salviamo il salvabile Atto II”. La recensione

Fratelli di Soledad: “Salviamo il salvabile Atto II”. La recensione Stefano Pellone
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Summary: La rilettura di alcuni brani può fare storcere il naso per chi ha amato e continua ad amare alla follia gli originali ma l’operazione dei FdS ha il sapore della sfida e della riscoperta.

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Gradito ritorno


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“Gridalo forte, non voglio un Re, un Papa o un Duce che decide per me” vent’anni fa molti della mia generazione si sono trovati in un concerto a cantare queste parole insieme ad una delle band che ha influenzato maggiormente lo stile ska in Italia, i Fratelli di Soledad. Oggi quel gruppo è tornato con un nuovo album.

I Fratelli di Soledad nascono nel 1989 come gruppo ska e reggae contaminato da elementi combat rock e pop con testi che trattavano argomenti anche a sfondo sociale ma visti attraverso il filtro dell’ironia. Nel 1994 il gruppo decide di imbarcarsi in un progetto del tutto particolare, ovvero la rilettura di alcuni classici della musica italiana ma in chiave ska e combat rock, e decidono di dare a questo progetto il nome “Salviamo il salvabile“. Vent’anni dopo i Fratelli hanno deciso di tornare con il secondo capitolo, prodotto da Max Casacci dei Subsonica e Rudy Di Monte.

Salviamo il salvabile Atto II” è composto da undici tracce dove i Fratelli di Soledad (Roberto “Bobo” Boggio alla voce solista, Giorgio “Zorro” Silvestri alle chitarre, ukulele, banjo e cori, Gianluca Vacha alle tastiere, hammond, piano elettrico e cori, Luca “Scasso” Pisu al basso, Alberto Vacchiotti alle  chitarre, ukulele, balalaika e cori, Gabriele Biei al trombone e cori, Luigi “Giotto” Napolitano alla  tromba ed ai cori e Sergio Pollone alla batteria) omaggiano una certa musica italiana ed alcuni suoi interpreti anche attraverso un nutrito gruppo di amici, da Bunna e Paolo Parpaglione degli Africa Unite a Gino Santercole, da Goran Kuzminac a Mao, da Max Casacci a Tommaso Cerasuolo, e dove vengono ospitati in alcuni brani i protagonisti originali delle canzoni.

Il disco comincia con “Versante est“, uno dei primissimi brani dei Litfiba, che viene riletto in salsa ska 2 tone grazie alla presenza di Victor Mc degli LN. Subito dopo troviamo Goran Kuzminac che reinterpreta la sua “Stasera l’aria è fresca” ma in una versione che ricorda lo stile dei Clash. Gino Santercole, membro storico del Clan ed autore di alcune delle canzoni più belle di Adriano Celentano, canta una “Svalutation” in salsa psychobilly dance in maniera grintosa e blues: subito dopo troviamo Sabino dei Titor veste di punk lo swing di “Cimici e bromuro” di Sergio Caputo mentre Bunna rilegge in chiave reggae “Il tuffatore” di Flavio Giurato.

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Fratelli di Soledad – “Salviamo il salvabile atto II” – Artwork

Riccardo Borgetti, amico fraterno del compianto Gianni Fanigliulo e coautore della sanremese “A me mi piace vivere alla grande” interpreta una strofa della canzone abbastanza fedele all’originale mentre “Stranamore” di Roberto Vecchioni subisce una cura alla Johnny Cash con infermiera d’eccezione Lady Ghost dei The Ghost Effect. I Fratelli di Solidad decidono di eseguire un omaggio al Maestro Piero Piccioni con una versione ska della strumentale “O rugido do leao“, colonna sonora dei film di Alberto Sordi, omaggio che viene seguito dalla rilettura ska di “Il mio funerale” di Ferruccio Casacci, brano proposto da Max Casacci.

Il disco si chiude con la versione rock steady del brano inedito del cantautore livornese Piero Ciampi “Ho le tasche sfondate” con la partecipazione del blue-jay Catfish e si chiude con la rilettura dance acustica di un brano dei Fratelli, “Je vous salue Ninì“, con la partecipazione di Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione alla voce e del rap di Principe, con i cori armonizzati sapientemente da Mario Congiu.

Per quelli della mia generazione, il nome Fratelli di Soledad evoca un passato fatto di lotte, di sudore, di rabbia, di voglia di fare e di ska. Dopo anni il gruppo italiano non ha virato di una virgola la sua rotta e continua con il suo stile riconoscibilissimo e particolare. La rilettura di alcuni brani può fare storcere il naso per chi ha amato e continua ad amare alla follia gli originali ma l’operazione dei FdS ha il sapore della sfida e della riscoperta. Ed al coraggio bisogna sempre dare atto.

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