Recensioni Litfiba cover "Grande Nazione" | © Pagina Facebook

Pubblicato il gennaio 17th, 2012 | da Greta C

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Litfiba: “Grande Nazione”. La recensione

Il grande giorno del ritorno dei Litfiba è arrivato e “Grande Nazione” sarà uno dei dischi di cui si discuterà maggiormente, almeno per quanto riguarda il territorio italiano, almeno per qualche mese. Piero Pelù e Ghigo Renzulli hanno fatto la cosa che tutti i fan dei Liftfiba e della musica si aspettavano, ossia tornare insieme; anche Elio e le Storie Tese, in periodi non sospetti lo avevano preannunciato e questi ultimi anni hanno sancito proprio un riavvicinamento dei due che, a quanto sembra, è stato molto proficuo.

Litfiba - Grande Nazione

Litfiba - Grande Nazione | © Artwork Ufficiale

“Grande Nazione”: il vero disco del ritorno

MelodicaMente era presente alla conferenza stampa dei Litfiba tenutasi a Milano, venerdì 13 gennaio e, l’ambiente attorno ai due protagonisti della scena rock si può descrivere proprio così: potente e spontanea. “ Grande Nazione ” è composto da dieci tracce, almeno per quanto riguarda la versione standard e ognuna ha un valore molto raffinato e soprattutto curato. Si nota una volontà di presentare al pubblico un prodotto in grado di essere, appunto, un ritorno vero e proprio dei Litfiba, dopo l’esperienza live documentata mediante “Stato Libero di Litfiba”.

Piero Pelù e Ghigo Renzulli, probabilmente, avevano solo bisogno di lasciar passare del tempo per sperimentare la propria musica singolarmente, per fare e creare nuove esperienze musicali e non ma, quando si ascolta anche solo una canzone dei nuovi Litfiba, viene spontaneo pensare quanto sia stata positiva questa reunion.

Prima di commentare le canzoni, spendo ancora qualche parola sull’album nel suo complesso: esso vuole essere lo specchio della società d’oggi con brani di polemica, brani incisivi, brani di protesta. Una voce che vuole porsi fuori da qualsiasi circuito come lo stesso Pelù ha confermato durante la presentazione del disco. Ascoltandolo emerge lampante questa voglia di essere indipendenti dalle volontà altrui, questa voglia di creare una Tempesta di suoni, anche, forse, a discapito di una voce che in qualche frammento si perde sommersa dal potente suono ma che racconta la storia di tutti noi.

Il rock italiano, quello ormai d’annata, quello dei pochi gruppi che hanno costruito un background musicale, anche da esportare all’estero, è tornato. E’ da ricordare, infatti, che i Litfiba sono molto conosciuti fuori dall’Italia e, non a caso, il loro tour toccherà anche paesi europei, in seguito ai live italiani. Una volontà di esibirsi live che, probabilmente, è la strada giusta di ogni artista che mira ad essere descritto come tale ma che risulta ancora più essenziale per gruppi musicalmente potenti come i Litfiba.

Da “Squalo” fino a “Tutti buoni”: un disco di protesta

“Grande Nazione” è un album per il popolo e, probabilmente, piacerà molto ai fan della band. Il singolo “Squalo” lasciava già molte porte aperte sulle tematiche dell’album ma soprattutto sullo stile del disco stesso. Come ha detto lo stesso Ghigo, probabilmente, è il brano più difficile da capire ma soprattutto aggressivo e poco “pop”.

Il secondo singolo, rilasciato solo qualche giorno fa, “La mia valigia”, è forse uno dei brani maggiormente docili e viene ripresa una delle tematiche care al gruppo. Una canzone che a tratti sembra nostalgica ma che suona anche, però, come un manifesto ad andare avanti, a ripartire. Molto significativa la strofa “La mia valigia treno di sogni/ piegati perfetti nascosti nel buio/nascosti nel caos dentro di me/viaggiare sognare è un atto d’amore/d’amore!”

Il disco si apre con “Fiesta Tosta” un brano che è da subito incalzante e pervaso da tastiere elettroniche. Un brano su cui la band ha puntato molto e nasconde significati che, come sempre quando si parla di loro, vanno graffiati per essere scoperti, vanno ascoltati e metabolizzanti.

La seconda traccia è proprio “Squalo” che continua il percorso lasciato in sospeso da “Fiesta tosta”, naufragando poi nel terzo brano, “Elettrica”. Personalmente, è uno dei brani che a primo impatto mi è maggiormente piaciuto: è una ballata d’amore intrigante che si collega a doppio filo con “Luna Dark”, la ballata più dolce e melodica dell’album, dedicata alla figlia di Piero Pelù. Due titoli bellissimi, semplici ma d’effetto che proseguono la tradizione di una musica non fatta solo di sound ma di testi con un grande significato.

Il testo di “Luna Dark” colpisce immediatamente e anche in questo caso ci sono parole, frasi, che rimangono impresse fin da subito, da “hai mille idee di zucchero e sale” fino a “luna cambi faccia sei sempre tu / e i tuoi sorrisi stanno in fondo al cassetto / mentre tiri calci alla realtà / riscaldi i cuori di un mondo imperfetto”.

“Tra te e me” scorre liscia ed energica sorretta da “Tutti buoni” che è uno dei brani più polemici, uno dei brani che maggiormente si ricollega a questa Grande Nazione. Le parole tagliano dall’inizio alla fine e la classe politica italiana è descritta davvero con una lucidità impressionante, una lucidità di persone che la vivono quotidianamente ma del resto, “tutti bravi, tutti buoni ma solo in tempo di elezioni”.

E’ il momento di “Anarcoide”, la canzone dei concerti. Ascoltando “Anarcoide” viene subito da pensare alle masse dei live, ai fan che cantano ogni singola parola della canzone. Un inno trascinante con un profondo risvolto liberatorio perché, quando si canta “lo stato no, non è un’azienda, lo stato è ogni cittadino che pensa” si inizia a sentirsi un po’ più leggeri ma nello stesso tempo un po’ più responsabili.

Dopo “Anarcoide” ci poteva essere solo “Grande Nazione” e così è: il ritratto del nostro Paese che inizia subito con l’imperativo “Italiani!”. Un inno, anche in questo caso, che suona di rabbia e rivoluzione.

Il penultimo brano, “Brado”, è uno delle canzoni più aperte musicalmente, con diverse influenze che si amalgamano e donano all’album un grande respiro. La posizione, verso la conclusione del lavoro, suona come poco casuale ma mirata ad una degna fine.

L’album suona proprio come un grande ritorno: un disco che dovrà vivere di vita proprio sul palco, nelle radio e che si diffonderà, fortunatamente, come un prodotto non certo di nicchia ma, allo stesso tempo, di buona musica; buona musica, per una volta, italiana.

8.0/10
Litfiba: "Grande Nazione". La recensione, reviewed by Greta C on 2012-01-17T11:20:04+00:00 rating 8.0 out of 10

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22 Responses to Litfiba: “Grande Nazione”. La recensione

  1. anto says:

    bella recensione, io la penso esattamente come te, di sicuro questo album è di lunga superiore a mondi sommersi, infinito e io ci metto anche spirito.. lo collocherei sullo stesso livello di el diablo e inferiore solo a terremoto (rimanendo nei litfiba anni ’90)

  2. sbiancato says:

    quoto anto . ottimo album – uno dei più duri del gruppo –

  3. giampa says:

    Condivido tutti, Squalo sinceramente mi aveva un pó deluso ma ascoltandola piú volte stó cambiando opinione.
    Grande Nazione e Brado molto belle…

  4. Elvis says:

    Ottimo album, si apre con Fiesta Tosta ((molto aggressivo come sound come piace a noi fan dei LITFIBA)), i brani brado e tutti buoni sn ottime ballate, cmq tutto positivo… FINALMENTE è RITORNATO IL (( VERO)) ROCK ITALIANO…

  5. ago says:

    Secondo me è il più bello dei Litfiba.
    Un rock italiano molto maturo e sicuro di se.
    Ce n’era proprio bisogno.

    La mia preferita cmq. è squalo … forse perchè è da un po’ che l’ascolto e l’ho già metabolizzata.

    Grazie per l’ottima rece e buon ascolto a tutti !

    VIVA LITFIBA

  6. Joshua says:

    Una vera delusione….non ci sono grandi canzoni e non mi emoziona minimamente. I Testi poi sono veramente banali, siamo lontani anni luce dall’ermetismo poetico di 17 Re e Desaparecido. Ma questo album non è minimamente paragonabile nemmeno ad El diablo, Terremoto e Spirito; e sinceramente nemmeno a Mondi sommersi. Forse è superiore solo al pessimo Infinito. Fiesta tosta è praticamente Toro loco di Piero con la chitarra di Ghigo, Anarcoide ha un testo veramente ridicolo, forse l’unico pezzo valido è Elettrica. Renzulli poi ha abbandonato le sue fantastiche melodie acustiche per suonare come Kirk Hammet!!! Onestamente gli ultimi lavori con Cabo (che non ho mai personalmente apprezzato sono di gran lunga superiori) La stanza dell’oro è un gran pezzo E’ ancora molto forte l’assenza del marchese Aiazzi, vera fonte di ispirazione della band fiorentina. Peccato perchè le premesse di Stato Libero erano ottime, quello è un gran live.

    • VentoGhiaccio says:

      ma come si puo paragonare questo lavoro a 17 re o Desaparecido?
      Lo capite che son passati 30 anni da quei lavori, capolavori, la gente cambia, piero e ghigo anche, come sarai cambiato tu che stai criticando. Quegli album ci son gia stati.
      ignorante.

  7. ostix says:

    mah… personalmente questo disco non mi emoziona nè francamente sentivo il bisogno di una reunion motivata solo dall’esigenza di far cassa.

    boh!… mi ero illuso al concerto della reunion dello scorso anno, anche se già all’epoca aleggiava un aria troppo “nostalgica” sia nella band che nel pubblico .

    Onestamente li trovo un po’ fuori dal tempo e monocorde sui temi trattati, la lirica e l’ispirazione poi, sono su standard molto ma molto bassi.

    Comunque proverò a dare fiducia a questa “Grande Nazione”, chissà che furia di ascolti non mi faccia cambiare idea …

  8. Ale79 says:

    Mah….lo sto ascoltando e riascoltando….perplesso di sicuro…perchè io appartengo quei fans accaniti che rimangono ancora ancorati ai Litfiba “new Wave” degli anni ottanta.
    I tempi sono diversi ma il ritmo e le sonorità di quest’album non sono mica male(Renzulli è in buona forma), ahimè i testi sono davvero banali e ripetitivi.
    Tutto sommato come disco di protesta non è male, diciamo un pò punk rock antipolitica e non mi aspettavo molto di più.
    Tra i brani buoni riconosco “tra me e te”; “grande Nazione”, Brado , “Elettrica” anche “la mia valigia”….Pessimi: “tutti buoni” ed “anarcoide” per i testi imbarazzanti.

    In ogni caso rimango ansioso di vederli dal vivo..

  9. machetelodicoafà? says:

    un album di una banalità assurda, in ogni momento si ha esattamente l’idea esatta di come proseguirà la canzone! l’unica canzone con una dignità è “la mia valigia” (ma anche questa non è che sia un capolavoro), di musica così non se ne sente mai la mancanza! non paragonatelo ad el diablo per piacere

  10. michele says:

    ogni volta che un disco dei mitici non mi è piaciuto al primo ascolto….. alla lungo l’ho adorato, ed il contrario per i dischi dei litfiba che mi sono piaciuti subitoma che alla lunga … mi hanno mollato.

    quindi credo sia un bel disco!!! anche se il punto debole sono un po i testi.
    preferivo i testi un po’ più dark e difficili degli anni 80 che all’inizio sembravano oscuri e incomprensibili, ma che con un po di ascolti e di ricerca davano il meglio di se…
    non vedo pezzi all’altezza di apapaia…
    ma in fondo nemmeno io ho più sedici anni!!!

  11. Gian says:

    Ma finiamola di aspettarsi la musica vecchia di 30 anni fa!
    Mai contenti se rimangono uguali a tanti anni fà sicuramente ci saranno quelli che li criticano per essere ripetitivi, se proponessero cose nuove non va bene ugualmente ma cosa volete???
    Per citare qualche canzone vecchia tipo: RESISTI oppure LA MUSICA FA, SUONA FRATELLO,ORA D’ARIA,DINOSAURO o SOTTO IL VULCANO…solo alcune, hanno testi folgoranti secondo i criticoni? Sono ripetitivi come molti altri brani e sopratutto come molti altri cantanti!!!

  12. sbiancato says:

    grande album, confermo.. fanno ridere quelli che criticano e poi inseriscono Cabo ahahahha poveri sfigati provenienti da litfibopolis. W i litfiba veri

  13. nino says:

    questo disco è vergognoso

    litfiba 1985 – 1990 RIP

  14. Delysid says:

    Suvvia ragazzi… un po’ di obbiettività.

    Sono stato molto critico nell’aquistare il biglietto (35€) l’anno scorso per il concerto nella mia città… avevo paura che si fossero rimessi insieme per fare cassa e invece, complice anche una location di impatto, è stato un concerto favoloso dove Ghigo e Piero (e pure il batterista) hanno realmente spaccato!

    Non mi aspettavo da “Grande Nazione” un capolavoro come i primi album, anzi, di primo acchitto “Lo Squalo” sentito alla radio non è che fosse il massimo. Ammetto di aver scaricato l’album con torrent ed ascoltandolo ho avuto un grande conforto. Senz’altro molto meglio del loro ultimo album Infinito si avvicina pure ad una discreta qualità quasi a livello di Mondi Sommersi (che sia ben chiaro rimane un ottimo album) o Spirito ma ovviamente ancora lontano da Terremoto o El Diablo… sopratutto a livello musicale. Ma pur normale dopo tanti anni di separazione. In conclusione vedo Grande Nazione come una buona ripartenza e in grado di abbattere il preconcetto dei Litfiba che si sarebbero riuniti solo per far cassa. Morale della favola ho comprato il CD due giorni dopo. I Litfiba sono e rimangono l’unica band rock italiana. Punto.

  15. giorgioMortaraPV says:

    Sono del ’52, un fan dei Litfiba, di loro ho tutto.
    Considero non eccezionale ‘Grande Nazione’,
    ma comunque un buon prodotto nel mediocre
    panorama musicale italiano.
    Delle 10 canzoni, 7 non sono un granche’, ma
    ‘Luna Dark’ e ‘Grande Nazione’ sono gradevoli
    e ben costruite.
    ‘La mia valigia’ e’ eccellente e trascinante, al
    punto da citarla in una mia recensione di hotel
    su Tripadvisor in occasione del mio 50° contrib.

  16. machetelodicoafà? says:

    giorgioMortaraPV come minimo un cd con 7 tracce che non sono un granchè dovresti considerarlo una cagata immonda, voglio dire..che ti compri un cd (con quello che costano) per sentirti 3 canzoni che reputi decenti? ma parlo in generale ovviamente

    • Giorgio says:

      Per giudicare il prodotto devi prima comprarlo.
      Con 2 buone canzoni + 1 eccellente su 10 il
      lavoro non puo’ considerarsi una cagata,
      in un panorama musicale privo di inventiva,
      bravo solo a scopiazzare il gia’ fatto.
      Io musicalmente sono molto critico,
      altri direbbero ottime 6/7 canzoni su 10.

      • machetelodicoafà? says:

        e chi ti dice che io non l’abbia comprato? l’ho sentito sicuramente se no come potrei parlare?. poi se a te 3 canzoni buone su 10 vanno bene..che dirti..contento tu

  17. Fabio says:

    Lo trovo un cd piatto. Qualche rara bella canzone ( Fiesta Tosta e Brado) il resto è tremendo (Squalo è inascoltabile). Lo ascolto tutto, dall’inizio alla fine e …. le canzoni sono quasi uguali dalla prima all’ultima! Non hanno differenze! …Aiazzi, Maroccolo….altri tempi, altri anni….ma sopratutto…altra musica! Oggi vado a vederli a Treviso. So che non rimarrò deluso però delle canzoni leggermente migliori si potevano fare.

  18. ostix says:

    Ok, tanto per smentire il mio commento di qualche mese fa, non solo il disco sono riuscito con fatica, e neanche completamente, ad assimilarlo, ma torno proprio ora dal concerto di Treviso esattamente 19 anni dopo l’ultima volta.
    Come da sempre, dal vivo è tutta un altra cosa, di frontman come Pelú in Italia non ce ne sono, e per bravura tecnica e per quell’innata teatralità un po’ gigiona ma sempre spontanea e credibile , nonostante dica e faccia le stesse cose da trentanni.
    Insomma, che ve lo dico a fare.
    Una considerazione a parte la merita invece la trasformazione del fruitore medio del prodotto” Litfiba: se vent’anni fa era praticamente impossibile restare per tutto un concerto attaccato alla transenna sotto al palco , tanto erano forti le maree del pogo che ti risucchiavano indietro, o talmente forti come spinta che ti costringevano a saltare oltre le transenne per non rimetterci le costole o svenire per asfissia; oggi in prima fila davanti a me avevo un gruppo di fighetti piazzaroli dai 25 ai 35 tutti tirati da spritz hour del sabato sera tra i quali spiccavano una biondina niente male in minigonna, scarpette col tacco elegante, camicia e giacchino e iPhone da 800 euro però con un tatuaggio sul basso ventre col cuore con le corna e la conoscenza a memoria di tutta ‘Anarcoide’ che ha cantato a squarciagola, e poi un altro tipetto vestito equivalente però da uomo, ma con un taglietto di capelli molto trendy con cresta

  19. ostix says:

    Tipetto trendy, dicevo, con cresta ad altezza variabile e asimmetrica, una vera chicca insomma… , il tipo mi è rimasto impresso perché si incazzava come una bestia se per caso qualcuno lo spintonava saltando e si è subito affrettato a chiamare la security quando un gruppetto ha iniziato a pogare….

    Io non so se sia giusto o sbagliato, generalmente sono un democratico e credo che ognuno debba fare e ascoltare quello che gli pare, e mi rendo conto che il 2012 non è il 1993, però devo confessare che la cosa mi ha sconvolto non poco tanto che ancora mi domando cosa sia successo e cosa sia cambiato e perché in venti anni.

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