E’ uscito il nuovo disco “Unstoppable Momentum” di Joe Satriani, uno dei maggiori guitar hero al momento in circolazione, a circa tre anni dal precedente “Black Swans And Wormhole Wizards” ed è stato prodotto dallo stesso Satriani con Mike Fraser.

L’album contiene undici brani registrati allo Skywalker Sound con un trio mostruoso composto da Vinnie Colaiuta (Sting, Jeff Beck, Frank Zappa, Joni Mitchell, Megadeth, Chick Corea, Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Gigi D’Alessio) alla batteria, Chris Chaney (Jane’s Addiction, Alanis Morissette, Slash) al basso e Mike Keneally (Frank Zappa, Steve Vai, Dethklok) alle tastiere. Leggendo queste note uno pensa che le premesse per un gran bel disco ci sono tutte. Ed ha una certa fiducia in cuor suo nell’ascolto.

Di contraltare c’è che ormai Satriani ha superato le 57 primavere ed è al suo quattordicesimo lavoro in studio e potrebbe essere arrivato ad un punto in cui decidere di fare un album assolutamente strumentale può essere motivato o dalla voglia di mettere una bandierina per il prossimo futuro o dalla voglia di fare un riepilogo del suo passato. O forse per entrambi i motivi.

Joe Satriani - "Unstoppable momentum" - Artwork
Joe Satriani – “Unstoppable momentum” – Artwork

Certo, Joe potrebbe anche non fare una cosa del genere, dato che ormai il suo nome è legato indissolubilmente a musiche eterne e ad un dominio quasi incontrastato dell’ instrumental rock in queste quattro decadi, dominio che lo ha anche portato ad essere il maestro di altri studenti dal nome di Steve Vai, Kirk Hammett e David Bryson. Ma ha deciso lo stesso di rimettersi in gioco.

Come in un ciclo eterno, come il carbonio che si decompone per dare nuova vita, così Satriani ha deciso di chiamare il suo disco “Unstoppable Momentum“, nome dato anche al primo brano dell’album. E il buongiorno si vede dal mattino con un pezzo i cui una batteria ed un basso ossessivi lasciano che la chitarra disegni ghirigori come se fossero parole che parlano dello scorrere del tempo, alternando assoli e riff come se fossero il giorno e la notte.

La musica di Satriani prosegue nel disco a disegnare universi paralleli e dimensioni alternative dove la chitarra crea e disfà narrando, proprio come una voce, quali mondi il chitarrista abbia percorso, intersecato o visto nei suoi sogni lucidi di chitarrista: dal blues di Can’t Go Back” al rock ritmico di “A Door Into Summer“, è un viaggio unico dove si spinge sempre un pochino più in là il limite della tecnica, con nuove tecniche e nuovi stili sempre lì a portata di mano (sentire la velocità del riff di “Lies and truths” per credere alle mie parole).

L’album mostra un grandissimo lavoro di composizione alla base ed una freschezza realizzativa da fare invidia ai giovani di oggi: il Maestro Satriani non ha nessuna intenzione di cedere il passo alle nuove leve e canzoni come “Can’t Go Back“, la riflessiva ed intensa “I’ll Put a Stone On Your Cairn“, “Three Sheets to the Wind“, “The Weight of the World“, l’estiva e perfetta “A Door Into Summer” e “Shine on American Dreamer” sono lì a dimostrare che lui è ancora nel pieno possesso delle sue facoltà tecniche e mentali e che il supergruppo dei Chickenfoot di cui fa parte può dormire sonni tranquilli. Il disco si chiude con “A Celebration”,  brano che ricorda le canzoni di “Surfing with The Alien” e che riflette quasi a specchio il brano iniziale, giusto per rimarcare il concetto di momento iniziale e finale, quasi come un vettore fisico che ha fatto la sua strada e poi finito il lavoro è tornato al punto di partenza.

Che dire… Questo è uno di quei dischi che sia gli addetti che non addetti ai lavori di certo apprezzeranno con molta facilità. La mancanza di una voce si perde nella maestria della chitarra e delle melodie che non sono solo un semplice tappeto ma che servono da companatico ideale per quel meraviglioso pane che è la chitarra di Satriani, chitarra che suona in maniera mono tecnica e più melodica, per un suono più abbordabile e meno faticoso all’ascolto. Un graditissimo ritorno dell’Alieno. Un lavoro fantastico.

 

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