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Pubblicato il febbraio 17th, 2017 | da Stefano Pellone

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I Rolling Stones ritornano alle basi con “Blue & Lonesome”

I Rolling Stones ritornano alle basi con “Blue & Lonesome” Stefano Pellone

Summary: "Blue & Lonesome" è un album di istinto e di passione, fatto senza troppi calcoli, senza virtuosismi inutili, dove viene enfatizzato il lavoro di squadra

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Disco blues


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Se ti chiami Rolling Stones ci sta che riesci a registrare un disco in soli tre giorni e a farlo diventare un capolavoro che scala le classifiche e si aggiudica il disco d’oro in Australia, Belgio, Canada, Italia, Nuova Zelanda e Spagna e quello di platino in Austria, Francia, Germania, Polonia e Inghilterra vendendo solo nella prima settimana 106,000 copie e debuttando al numero 4 della Billboard 200 vendendo in tutto qualcosa come 1,618,000 copie fino ad oggi.

Ci sta soprattutto quando decidi di tornare alle radici e registri un disco di covers tutte di musica blues e southern rock e hai un frontman come Mick Jagger che ti pennella le canzoni con la sua armonica e con la voce roca da chi ha bevuto e fumato troppo e due chitarristi come Keith Richards e Ronnie Wood che sono due autentiche leggende del settore supportate da un batterista come Charlie Watts. Se poi ci aggiungi un paio di pennellate qui e là da parte di un guitar hero come Eric Clapton (chitarra slide guitar in “Everybody Knows About My Good Thing” e chitarra elettrica in “I Can’t Quit You Baby”) e un corpo di strumentisti come Darryl Jones (basso), Matt Clifford e Chuck Leavell (tastiere) e Jim Keltner (percussioni) e un pugno di produttori come The Glimmer Twins e Don Was il gioco è fatto.

Ed è, incredibilmente, tutto qui. Non c’è molto altro da aggiungere su “Blue & Lonesome“, 23esimo disco in carriera dei Rolling Stones. Forse c’è da aggiungere che è il primo disco della band che contiene al suo interno solo cover, che è il primo disco della band da “A Bigger Bang” del 2005, che è stato davvero registrato in tre giorni nello scorso dicembre, che è il primo disco dai tempi di “Dirty Work” che non vede Jagger alla chitarra (si è preferito concentrare completamente sul cantato e sull’armonica) e che è anche il primo disco dai tempi di “It’s Only Rock ‘n Roll” dove Richards non canta una sola nota.

The Rolling Stones – “Blue & Lonesome” – Cover

E allora cos’è “Blue & Lonesome“? È un disco di blues puro e semplice dove i quattro Rolling Stones hanno deciso di pescare a piene mani dal repertorio americano degli anni Cinquanta prediligendo artisti come Little Walter (“Blue and Lonesome” che dà il titolo al disco, “I Gotta Go” e “Hate to See You Go” scelta come singolo promozionale) e Willie Dixon ( “Just Like I Treat You” e “I Can’t Quit You Baby“) senza dimenticare altri grandi artisti come Buddy Johnson (“Just Your Fool“), Howlin’ Wolf (“Commit a Crime“), Magic Sam (“All of Your Love”), Eddie Taylor (“Ride ‘Em On Down”), e coppie di artisti come Miles Grayson e Lermon Horton (“Everybody Knows About My Good Thing”), Otis Hicks e Jerry West (“Hoo Doo Blues“) e Ewart G.Abner Jr. e Jimmy Reed (“Little Rain“). Ed è forse il loro più grande album.

Come mai mi azzardo a dire questo? Mi azzardo perché questo è il primo vero disco blues dei Rolling Stones, da accezione stessa di Keith Richards, e dimostra come la band britannica abbia imparato a suonare anche in campi a loro non familiari: sono partiti suonando “Blue and Lonesome” di Little Walter, hanno visto che gli piaceva e hanno cominciato a suonare altri pezzi e alla fine ne è venuto fuori un disco in soli tre giorni, cosa che gli Stones non facevano da anni, da decadi aggiungerei. “Blue & Lonesome” è un album di istinto e di passione, fatto senza troppi calcoli, senza virtuosismi inutili, dove viene enfatizzato il lavoro di squadra e dove non si è mai perso di vista il bene ultimo, la canzone, con grandissima gioia di Keith Richards a cui non sembrava vero di tornare alle proprie radici. Ma il vero protagonista del disco è Mick Jagger che domina dall’inizio alla fine con la sua armonica e con la sua voce, potente e insinuante, mai stata così libera di poter mettere sangue e cuore in quello che cantava. Di solito un disco di cover potrebbe suggerire una forma di blocco dello scrittore o l’inizio di una fase di decadenza: in questo caso vi assicuriamo che siamo dall’altro capo del filo. Qui abbiamo degli artisti che hanno imparato a esprimersi e che ora hanno finalmente i mezzi e le capacità per cantare nel modo più semplice possibile. Sembra poco, ma è tantissimo.

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