Jeff Buckley si aggiunge a quei personaggi che sono passati alla storia della musica non solo per il loro talento ma anche per la morte, avvenuta troppo presto.

Anche attorno alla sua morte, nonostante le prove, le dichiarazioni e le smentite, c’è da sempre un alone di mistero che ha contribuito ad accrescere la sua notorietà. Jeff Buckley se ne andava a 30 anni, la sera del 29 maggio 1997, travolto dalle acque del Wolf River. Il cantante aveva chiesto al suo roadie di fermarsi per poter fare un bagno. Il suo corpo fu ritrovato solo il 4 giugno successivo, probabilmente un battello di passaggio aveva creato una corrente che si rivelò fatale per Buckley, che indossava i vestiti e i suoi stivali, i quali non facilitarono le cose. Se ne andava canticchiando “Whole lotta love” dei suoi amati Led Zeppelin, come raccontò il roadie Keith Foti. Nonostante le speculazioni, non furono trovate tracce di alcol o droghe nel corpo di Jeff Buckley. La stampa e le teorie dei fan negli anni successivi parlarono di numerose coincidenze, ricollegando inevitabilmente l’accaduto al destino del padre del cantante, Tim Buckley. Scomparso per overdose nel 1975, a soli 28 anni. Una figura che, per quanto assente, influì non poco sulla vita di Jeff.

Sulla morte di quest’ultimo, dicevamo, sono state fatte le ipotesi più disparate e, come spesso accade, i fan sono andati a caccia di segnali e coincidenze. Che hanno ritrovato – in maniera piuttosto forzata – anche in uno dei suoi brani più celebri, “Grace“. Il singolo ha dato il nome all’album, unico registrato in studio – primo e ultimo – uscito nel 1994. Un successo che non si rivelò così travolgente: acclamato sì dalla critica, ma senza che le vendite schizzassero, “Grace” è stato uno di quegli album anomali, rivalutati poi nel tempo, anche per via del triste destino del suo autore.

Jeff Buckley aveva iniziato a plasmare il brano molto prima di registrarlo, lavorando insieme a Gary Lucas. Si era unito a lui nel progetto dei Gods & Monsters e propose “Grace” al suo pubblico dal vivo già prima della registrazione dell’album, del quale divenne poi anche il primo singolo. In un live del 1993 a New York, al Sin-é (chiuso nel 2016) Buckley disse che parlava di come la mortalità diventi poca cosa quando si ha la fortuna di incontrare il vero amore. Una frase che, insieme ad alcuni versi della canzone, diventò frutto di speculazioni legate alla scomparsa dell’artista. Per molto tempo, infatti, l’ipotesi del suicidio è stata tra le più gettonate. Leggendo il testo del brano a posteriori saltano subito all’occhio versi come “Il mio momento sta arrivando, non ho paura di morire”. Rimane di forte impatto, sempre a posteriori, anche l’ultima parte del brano, in cui Buckley dice “e li sento affogare il mio nome / è così facile sapere e dimenticare con questo bacio / non ho paura di andare, ma tutto procede così lentamente”. In seguito alla morte del cantante fu facile strumentalizzare questi versi, nonostante lui li avesse abbondantemente spiegati in precedenza.

Jeff Buckley raccontò di aver scritto “Grace” in un giorno di pioggia, dopo aver salutato la sua ragazza all’aeroporto. Il senso di quei versi era che nonostante tutto quello che possa accadere, le situazioni spiacevoli e tutti i dolori che si possano provare in questa vita, se c’è qualcuno che ti ama davvero tutto passa in secondo piano. Non hai più paura di niente, nemmeno di morire.

Photo by Caleb George

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