Nel 1960 Gino Paoli stava muovendo i suoi primi passi nel mondo della musica. Frequentava la cosiddetta Scuola genovese, quella di Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi, per citarne alcuni. Considerato il potenziale di Paoli, i musicisti riuscirono a fargli avere nel ’59 un’audizione per Dischi Ricordi: poco tempo dopo usciva “La gatta“. Non fu un successo immediato, ma lo diventò e il talento di Gino Paoli non passò inosservato ed anzi, catturò subito l’attenzione di Mogol, che fece da prestanome per lui alla SIAE. È per questo motivo che “Il cielo in una stanza” è stata a lungo accreditata a Mogol e al compositore Toang ma, oggi tutti lo sanno, è un’opera di Gino Paoli, ed anche tra le più famose.

All’epoca, dicevamo, il cantautore stava iniziando a farsi conoscere e uno dei suoi brani più celebri fu all’inizio assegnato a un’altra figura. Non una figura a caso, perché si trattava dell’immensa Mina: la sua versione de “Il cielo in una stanza” fu un successo tale da restare in classifica per sei mesi consecutivi e tutt’oggi il brano è una delle pietre miliari della storia della musica italiana.

Sebbene sia considerato un pezzo fortemente romantico, l’origine di questo brano di romantico ha ben poco. Gino Paoli, infatti, scrisse “Il cielo in una stanza” dopo un incontro con una prostituta in un bordello di Genova. Il contenuto della canzone è talmente poetico che questo “piccolo” dettaglio è passato in secondo piano e perfino Mina, inizialmente poco convinta di voler interpretare il brano, cambiò idea. Altri artisti, prima di lei, avevano declinato le proposte di eseguire il brano e la tigre di Cremona fu convinta solo dopo aver sentito l’esecuzione di Gino Paoli al pianoforte. “Il cielo in una stanza” usciva nel giugno 1960 all’interno del secondo album di Mina, pubblicato sotto etichetta Italdisc, come prima traccia del lato A.

La carriera di Gino Paoli è presto decollata ma non è stata sempre facile. Nel 2019 il cantautore ha rilasciato un’intervista a Libero, spiegando la genesi del celebre brano:

Sì, era per una putt**a della quale mi ero innamorato, perché a quei tempi le ragazze non te la davano, ed è dedicata a un gesto umano ma mistico, che proietta in una dimensione dove sei tutto e niente. Siccome descrivere l’atto è impossibile, ho trovato questa tecnica: ci giro intorno, il non detto arrivo a suggerirlo con l’ ambiente.

Il cielo in una stanza” è stata proposta in più versioni e cover: esiste una versione in inglese, una in spagnolo e una in tedesco. Tra le cover più conosciute ci sono quella di Carla Bruni e di Giorgia. Quest’ultima versione è stata utilizzata nella colonna sonora del film che prende il titolo da quello del brano, diretto da Carlo Vanzina nel 1999.

Photo by eberhard grossgasteiger

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