Il piccolo mondo antico Fogazzaro”, il racconto di “Robespierre” e in generale degli altri brani degli Offlaga Disco Pax, è quello di un’utopia svanita – forse un po’ prima del previsto. E rappresenta il successo di un gruppo arrivato quando l’indie era davvero indie, con la vittoria al celebre Rock Contest di Controradio a Firenze nel 2004. Gli Offlaga Disco Pax nascevano nel 2003 e, nell’anno successivo alla loro vittoria alla Flog, pubblicavano con Santeria l’album di debutto “Socialismo Tascabile (Prove tecniche di trasmissione)”, che racconta già abbastanza del loro immaginario. Dalla minuscola Cavriago a un giro per tutta la provincia emiliana ed uno sguardo rivolto oltre i confini, sia regionali che nazionali, dal “Berlinguer alla tv” fino “ai sandinisti al potere in Nicaragua”. “Robespierre” è uno spaccato di storia degli anni Settanta, un concentrato di storia della provincia italiana, il racconto della percezione del socialismo in una delle zone più rosse del Paese. Di provincia, dopotutto, è anche il nome del gruppo stesso, che da una parte si rifà al titolo di una canzone dei Mumble e dall’altra prende in prestito il nome di un paesino della Bassa Bresciana. In un’intervista rilasciata a mescalina.it, Max Collini raccontò la genesi del brano, che a quanto pare fu piuttosto casuale:

Era la fine di maggio del 2003 e venne fuori in sala prove. Come tutti gli altri. Non ricordo se nacque prima il riff di basso o se fu l’elenco scandito a ispirare quel riff. L’abbiamo suonata per la prima volta a Roma pochi giorni dopo. Ai tempi non eravamo certi che avesse tutto questo appeal. Robespierre è la nostra “Smell’s like teen spirit” (e non ci sono più le mezze stagioni).

Ad avere successo non fu solo “Robespierre” ma anche il suo splendido video (diretto da Marco Molinelli): un po’ Kraftwerk, un po’ David Lynch, accompagna in modo surreale il racconto di Max Collini, che nel giro di 4 minuti tocca moltissime tematiche, fa riemergere ricordi e scatena qualche scintilla nostalgica. Il pezzo rievoca la new wave, pur essendo al limite della dance, e mette insieme un mondo fatto di contraddizioni, dal “catechista che votava Pannella” e “Anna Oxa a Sanremo conciata come una punk londinese”. Collini ripercorre il periodo dell’infanzia a partire dalla domanda della maestra su Robespierre, raccontato il clima che allora si respirava – principalmente nel suo quartiere – tra amici passati “direttamente dalle Marlboro all’eroina” a Lola, la vicina di casa che “mia madre chiamava Antonio con nostro sommo sbigottimento”. Il passaggio finale di “Robespierre” è una passeggiata immaginaria attraverso la toponomastica del paese e la chiusura, intrisa di un’utopia ormai disinnescata, con il clamoroso 74% del Partito Comunista. Incredibilmente seri ma al contempo ironici, gli Offlaga Disco Pax si sono distinti proprio per la loro capacità di scrivere brani che non hanno una collocazione facilmente definibile. Brani parlati, peraltro con forte accento emiliano, ma anche brani elettronici, racconti che sono canzoni, storie del passato che sono, a loro modo, anche denunce. “Robespierre”, così come altri pezzi del trio composto da Max Collini, Daniele Carretti e il compianto Enrico Fontanelli, parla della “rassegnazione, l’accettazione di una sconfitta, ma allo stesso tempo la dura e terribile constatazione di una società che forse non ci sta bene del tutto”. Questo si legge su Ondarock, che descrive perfettamente quello che gli ODP hanno rappresentato: “questo è qualcosa che mancava, e che adesso grazie agli Offlaga Disco Pax c’è”.



La versione Viruspierre

La politica non è più quella degli anni Settanta, il socialismo non è più in espansione. “Robespierre”, però, rimane sempre valido, il perfetto spaccato di un’epoca di grandi cambiamenti. Il 25 aprile 2020, una data che non sembra troppo casuale, in piena pandemia e un lockdown prolungato, un gruppo di ragazzi padovani ha deciso di rendere il pezzo degli Offlaga più attuale. Matteo Cucchelli (testo e voce), Francesco Aneloni, Stefano Bejor e Diego Donetto hanno realizzato un video per “Viruspierre”, il racconto in voce, musica e immagini di un periodo che ha inevitabilmente segnato tutti noi (e continua a farlo). C’è lo schiaffo del papa ad una fedele a San Pietro, appena prima che esplodesse la pandemia, lo Spritz di Zingaretti, il tampone per il COVID-19, le politiche di Trump, il premier Conte, De Luca, i meme e le contraddizioni, politiche e sociali, 50 anni dopo. Un racconto amaramente ironico e puntuale, esattamente come l’originale a cui s’ispira.


Foto via Unsplash

 

 

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