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Pubblicato il settembre 29th, 2014 | da Stefano Pellone

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Subsonica: “Una nave in una foresta”. La recensione

Subsonica: “Una nave in una foresta”. La recensione Stefano Pellone
Voto MelodicaMente

Summary: Una nave in una foresta è solamente una nave finché non arriva la piena che le dà acqua per navigare verso terre inesplorate.

4,5

Disco della maturità


Voto Utenti: 3.3 (11 voti)

Nei giorni scorsi è stato diffuso su tutte le piattaforme digitali e non il nuovo album dei Subsonica “Una nave in una foresta“, che segue di tre anni il precedente disco “Eden“. Il disco è stato preceduto da due lyric video dei due singoli, “Lazzaro” e “Di domenica”, e da un contest tra i fan della band per decidere il video ufficiale del primo singolo “Lazzaro”. Il secondo lyric video è stato curato invece da Donato “milkyeyes” Sansone.

Il settimo album di Samuel, Boosta, Ninja, Max e Vicio è stato in prima battuta scritto e suonato in una solitaria casa di campagna ai margini del bosco nell’arco di sei mesi per poi essere registrato allo studio Andromeda di Torino da Max Casacci e Gianni Condina e successivamente mixato al Bach studio di Milano da Celeste Frigo e dalla band al completo. Le musiche sono state scritte interamente dai Subsonica mentre i testi sono stati scritti da Max e Samuel con la supervisione dell’amico e poeta Luca Ragagnin. La copertina e le foto interne sono tratte dalle opere dei torinesi Mad Vision mentre l’art direction e il disegno grafico sono stati curati da Marco Rainò per Brh+.L’unico ospite presente nell’album è l’artista Michelangelo Pistoletto.

Con il termina “una nave in un bosco” in piemontese si indica in modo scherzoso una cosa fuori dal contesto: i Subsonica hanno preso a prestito il concetto per elaborarlo e portarlo al loro livello, come loro stessi hanno detto sul loro sito:

“La foresta che è un luogo nel quale ci si ritrova per esplorare o perché ci si è persi, è un chiaro riferimento al nostro tempo. Una foresta di stati d’animo, sguardi, smarrimenti, storie di ordinaria sopravvivenza, di speranza, di volontà di reagire e lottare. Ma anche disincanti, auto indulgenze e feroci malinconie.
I personaggi di questa foresta sono: innamorati che sfidano inquietudini e incertezze, licantropi di periferia, giovani a cui è stata cancellata le linea d’orizzonte del futuro che non smettono di cercare la propria direzione, vecchie automobili in attesa di un riscatto, anoressiche di fronte a uno specchio, peccatori della domenica che giocano una mano col destino.
E alla fine l’album confluisce nell’ultimo sogno, quello di fronte al quale non possiamo permetterci di fuggire: la salvaguardia del nostro ambiente naturale. Nel timore che senza la condivisione di questo sogno collettivo, nemmeno la nostra “casa” potrà sopravvivere.”

subsonica-cover

Subsonica – Una nave in una foresta – Artwork

Il nuovo disco dei Subsonica, composto da dieci tracce, parte con la title track “Una nave in una foresta“, canzone che ricorda molto per struttura “Strade” di “Microchip emozionale” e che prende al cuore con la cosa musicale mentre il testo parla di come ci riesce a sentire a volte sia perfettamente a proprio agio che assolutamente fuori luogo, con uno sguardo all’indietro lucido e disincantato ma anche con un punta di speranza. In “Tra le labbra” troviamo i “nuovi” Subsonica, quelli da due album a questa parte, dove l’elettronica minimale riesce a creare una strana atmosfera permettendo di concentrarsi sul testo, una sorta di preghiera pagana, la richiesta di un assenso che lascia in sospeso e che non arriva mai.

Lazzaro” è stato il primo singolo del nuovo disco dei Subsonica e riporta in qualche modo al suono duro degli origini, una crasi con quanto fatto finora senza nessun riferimento cristiano, come dice lo stesso gruppo: “Non c’è una vocazione biblica, ma attingendo alla cultura religiosa e quindi a un immaginario ampiamente condiviso, si possono utilizzare figure che sintetizzano perfettamente concetti complessi. Lazzaro è l’equilibrio tra tenebre e luce: il risveglio, la resurrezione. “Alzati e cammina” non è correttamente la frase rivolta al morto risvegliato nel Vangelo, ma nella cultura popolare è a lui che viene associata questa esortazione. Ed è quanto basta per una canzone. La consapevolezza di dover attingere unicamente alle proprie capacità, la necessità di dover creare in proprio le motivazioni e le prospettive per affrontare quotidianamente la “foresta”, rappresentano uno stato d’animo molto comune. Una reazione necessariamente individuale, non per questo individualista.”

Con l’attacco con l’organo hammond di “Attacca il Panico” si parte verso la parte “sporca” dei Subsonica, quella rabbiosa che deve sfogarsi ogni tanto, che rimanda agli inizio degli anni ’90 e che sussurra all’ascoltatore parole di resistenza e che credo dal vivo porterà il pubblico a scatenarsi. Di contraltare il brano successivo è “Di domenica“, il brano più dolce ed intimo del disco, una ballad synth pop che parla di perdoni che ogni tanto ci si deve concedere per riprendere poi il proprio cammino con tranquillità e coraggio.

I cerchi degli alberi” mostra l’altro lato della tecnologia e della natura, quello scorrere infinito del tempo di cui sembra non vogliamo renderci conto fino a quando un evento più o meno luttuoso non ci mette davanti la cruda realtà che dobbiamo affrontare, il tutto condito da arpeggi maliziosi di chitarra e spirali elettroniche che portano l’ascoltatore verso il centro, ovvero il punto più profondo di se stessi, dove siamo soli davanti a noi stessi e non si può scappare, come davanti ad uno “Specchio” che rimanda l’immagine alla deriva di un io che non si accetta e che non riconosce quello che vede e che lo vuole modificare fino alle conseguenze più estreme: il brano è un bel disco-funk molto coinvolgente e l’argomento della canzone, l’anoressia, ha colpito tanto i Subsonica da portarli ad impegnarsi ad affrontare l’argomento in contesti e con modalità ancora da progettare.

Per capire come è nato un brano come “Ritmo Abarth” dobbiamo leggere la spiegazione dei Subsonica: “A distanza di un isolato dalla studio di registrazione, c’è parcheggiata una Ritmo Abarth nera. Sempre e sempre nello stesso posto. Con il bloccasterzo serrato a prevenire improbabilissimi furti. Una presenza quotidiana che ha finito per ispirare curiosità prima e un brano poi. Una canzone nella quale la macchina vintage si rivolge disperatamente al suo proprietario nel tentativo di risvegliare la passione di un’epoca lontana nella quale marmitte, adesivi sportivi e pianali erano quanto di meglio un essere umano potesse desiderare. Soprattutto il sabato sera.” Il brano è ritmicamente molto intenso e richiama già altre canzoni dei Sub, come “Benzina Ogoshi”, permettendo al pubblico di ballare  in tranquillità.

Il disco si avvia verso la fine con i suoi ultimi due brani: il primo è “Licantropia“, una canzone notturna che esplora gli abissi del buio, dove i sentimenti peggiori dell’animo umano si agitano in attesa di qualcuno che li evochi, un baratro disegnato in maniera minimale dalle tastiere e dalla batteria elettronica. Il secondo è il brano più particolare del disco, “Il Terzo Paradiso“, brano creato in collaborazione con Michelangelo Pistoletto, uno dei protagonisti dell’arte contemporanea più riconosciuti e influenti del panorama internazionale. Ne viene fuori un brano dove la voce narrante di Michelangelo parla di come sia necessario unire il primo paradiso, ovvero quello dello stretto legame tra uomo e natura, con il secondo paradiso, quello della emancipazione tecnologica, per arrivare ad una sintesi dove la consapevolezza dell’uomo porti ad un equilibrio con la Natura prima che l’uomo distrugga tutto, perchè non avremo altri paradisi concessi: “La parte finale è un dialogo con le persone di domani, quelle che potrebbero essere i nostri figli. Ed è la parte che non a caso chiude questo settimo disco”.

Il settimo disco dei Subsonica è il disco della maturità. Le forme musicali non sono mutate, anzi si sono arricchite con l’elettronica minimale e con una lettura propria del pop e del rock, per arrivare ad uno stile ben definito che ormai è un marchio di fabbrica, grazie anche alla voce di Samuel, simbolo ormai identificativo di questo gruppo. La scrittura dei testi è semplice ma precisa, diretta e non per questo senza dettagli, evocativa e cattiva al punto giusto: è un disco dove i Subsonica mandano i loro messaggi e da dove cominciano il loro nuovo viaggio. Perché una nave in una foresta è solamente una nave finché non arriva la piena che le dà acqua per navigare verso terre inesplorate.

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One Response to Subsonica: “Una nave in una foresta”. La recensione

  1. Francesco says:

    Troppo buoni con questa recensione. Quale maturità? Ripropongono dopo anni le stesse cose tendenti al pop italiano. Pezzi scontati. Poi i gusti sono gusti. Ma sicuro non è una recensione ma uno spot pubblicitario . Uno dei tanti.

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