Reportage

Pubblicato il luglio 17th, 2016 | da Angelo Moraca

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Bruce Springsteen, un fiume di cuori in piena al Circo Massimo

Un fiume di cuori in piena al Circo Massimo, all’unisono, mani protese verso il palco quale simbolo di speranza, quella speranza che per una notte  ha tenuto in vita i settantamila che hanno invaso quella che fu la culla dello splendore della civiltà. Roma sotto assedio del rock’n’roll di Bruce Springsteen e con lui la leggendaria E-Street Band. “Everybody need a place to rest[…] ain’t nobody like to be alone” e cammina tra la folla, abbatte ogni barriera, si mischia tra il pubblico, regala strette di mano e autoscatti: tutto mentre lo show prende forma e và, corre veloce tra un saliscendi di emozioni, nessuna leggenda vivrebbe senza il suo pubblico. E Bruce Springsteen questo lo sa.

Buce Springsteen @ Circo Massimo, Rome |The River Tour - © Henry Ruggeri

Buce Springsteen @ Circo Massimo, Rome |The River Tour – © Henry Ruggeri, Barley Arts Facebook fanpage

Tre ore e cinquanta tre minuti di show, se avesse potuto avrebbe continuato fino a veder sorgere una nuova alba, qui, dove il terrore vorrebbe prendere il sopravvento ma non se c’è il suono di una chitarra. Bruce Springsteen, l’ultimo e odierno erede di quello che fu il sogno americano, dedica “Land of hope and Dreams” ai fratelli innocenti caduti a Nizza, attento e sensibile alle tematiche sociali che da sempre sono il cuore pulsante del suo canzoniere. “A rock’n’roll to believe in” recita uno dei migliaia di stendardi improvvisati dal pubblico presente e lui lo prende alla lettera, vistosamente spossato nell’animo ma non nel corpo: “The Ties that Bind” arriva dopo “Summertime Blues”, “Badlands” e “New York City Serenade”. Apre così il concerto al Circo Massimo, voce chitarra e armonica, eseguita anche nel tour 2013 un’invito a seguire questo spacciatore di emozioni che canta, suona. E il suo pubblico con lui. Eterogeneo e meraviglioso, da ogni angolo del mondo arrivano per sentirsi dire: “Daje Roma”.

Buce Springsteen @ Circo Massimo, Rome |The River Tour - © Simone Di Luca

Buce Springsteen @ Circo Massimo, Rome |The River Tour – © Simone Di Luca, Barley Arts Facebook fanpage

E via con “Sherry Darling”, “Jackson Cage”, “Two Hearts, “Indipendece Day” e “Out in the Street” che fa tremare la terra sotto i piedi così come fu nell’incipit con “Badlands”: prende in prestito un cappello bianco dal pubblico, con su scritto “Detroit Medley”, altra richiesta del pubblico. Altro giro di chitarre. Ma c’è ancora tempo a disposizione, chitarra voce e armonica, ancora, per “The ghost of Tom Joad”. Religioso silenzio, il sangue pulsa nelle vene, le lacrime invadono gli occhi dei presenti. Ma non è tutto: il fiume è in piena, uno dei momenti più toccanti del concerto ha da venire.

“The river” la riconosci subito, dall’armonica, dal giro di chitarra, dall’atmosfera che si crea: The River Tour non l’ha scelto a caso il ragazzo del New Jersey, traccia il suo percorso, inesorabile scorre anche se il mondo gira tutto intorno. Il Circo Massimo è una valle “and into the river we’d dive..”. “Point Blank”, poi “The Promised Land”, poi “Working on the Highway”, poi “Darlingston County”, poi “Bobby Jean”, “Tougher than the rest”, “Drive all night”, poi “The Rising”, e la trottola durante l’assolo di chitarra finale di Nils Lofgren su “Beacause the Night” cantata a squarciagola da tutti i presenti. Prima pausa, dopo due ore e trenta minuti di concerto.

“Dancing in the dark” è la sublimazione dell’arte di Bruce Springsteen: la E-Street Band si presta al gioco, lui fa salire sul palco un bambino che scandisce il ritmo con Max Weinberg alla batteria, una ragazza che balla sulle note della chitarra di Steve Van Zandt, una signora che balla con Springsteen alla tenera età di 65 anni (“balliamo ora prima che sia troppo tardi recita il suo cartello”). Il tempo di ballare è finito, ora tutti a pogare ai piedi del palco con “Shout”, mentre la E-Street Band saluta: tanto ci (ri)vedremo.

Il tempo è finito ma non per Bruce Springsteen: torna sul palco, chitarra e voce e armonica, “Thunder Road”, i cellulari, l’eco del pubblico, i cappelli bianchi distribuiti in giornata dall’organizzatore Barley Arts al pubblico partecipante, attenti e meticolosi nella cura e l’accoglienza del loro pubblico. La menzione a parte è d’obbligo, anche Springsteen ringrazia dal palco “this incredible promoter” e a noi non resta che ringraziare, nella speranza che presto ci sia un altro tour, un altro sogno in cui credere.

Questi anni di profonda depressione e paura per una notte, anche una sola, sono stati spazzati via dalla musica di questo ragazzo che dal New Jersey è nato per correre. Su e giù nel mondo, tra la folla, nel cuore e nella testa delle persone: l’unica maniera per fermare – e sconfiggere – questa strategia del terrore è il suono di una chitarra. E con Bruce Springsteen & The E-Street Band è davvero possibile.

Ringraziamo per la galleria fotografica Barley Arts  

 

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