Interviste M'Barka Ben Taleb

Pubblicato il ottobre 9th, 2014 | da Elide Messineo

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Intervista a M’Barka Ben Taleb

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare la cantante italo-tunisina M’Barka Ben Taleb e ci ha raccontato del suo disco, “Passion Fuit“, dell’amore per Napoli ma anche delle sue esperienze cinematografiche. L’abbiamo vista nel film “Gigolò per caso” di John Turturro, che nel 2010 l’ha voluta anche in “Passione” ma il successo di M’Barka Ben Taleb è a 360°.

1. Napoli e la musica araba, un connubio che non stona mai e una parola, “Passione”, che accomuna questi due mondi: quale dei due prevale di più in M’Barka Ben Taleb come persona e come artista?

Difficile dirlo, banale dire tutti e due. C’è la mia lingua, l’arabo, in “Guaglione”, che già Lili Boniche aveva tradotto. C’è il napoletano, in “Guaglione”, appunto, in “Nun te scurdà”, in “Nisciuno” di Alessio Arena, in “Sotto ‘o cielo ‘e Paris” di e con Enzo Gragnaniello. Ma, poi, appunto, c’è Parigi e Edith Piaf, la Giamaica del reggae, l’America del jazz, il pop italiano di Celentano, “Besame mucho”… “Passion fruit” è un disco di una tunisina napoletana cittadina del mondo.

2. Je t’aime moi non plus all’epoca in cui è stato prodotto e distribuito ha fatto scandalo, basti pensare che era considerato vietato ai minori di 18 anni e giudicato come brano osceno: com’è nata l’idea di scegliere proprio questa canzone, rinnovandola con un tocco etnofunk senza però intaccarne il fascino?

Adoro quel brano, che Gainsbourg scrisse per la Bardot, che non ebbe però il coraggio avuto poi da Jane Birkin. Oggi non fa più scandalo che una donna parli di piacere sessuale, ma la canzone è così bella che con Tonico ’70 e Arcangelo Michele Caso me ne sono fatta confenzionare una versione moderna e spudoratamente al femminile.

M'Barka Ben Taleb - Passion Fruit

M’Barka Ben Taleb – Passion Fruit

3. Lei ha collaborato con numerosi artisti italiani, quali sono stati i personaggi che hanno influenzato maggiormente il suo lavoro? C’è qualcuno di loro che vorrebbe ancora omaggiare?

Devo molto agli incontri con Tony Esposito, Enzo Gragnaniello, Eugenio Bennato. E a Federico Vacalebre, un vero guru della scena napoletana, che mi ha presentato a John Turturro, che mi ha voluto in “Passione” e in “Gigolò per caso” tra Sharon Stone e Woody Allen. Mi piacerebbe, un giorno, trovare un modo per rendere omaggio a John.

4. Se dovesse immaginare un duetto con un artista di fama internazionale, chi sarebbe?

Elenco troppo lungo, parto da quello impossibile: Frank Sinatra, un mio mito personale, anche se molti si sorprendono a sentirmelo dire.

5. Ha lavorato anche nel mondo del cinema, con importanti personalità hollywoodiane, ci racconti un po’ la sua esperienza e le differenze tra il mondo di Hollywood e la realtà, ben più ridimensionata, italiana.

Non vorrei deludere i lettori, ma i set hollywoodiani mi hanno coccolata e messa a mia agio, ma come ho girato a Napoli nei giorni di “Passione”, tra vicoli e teatri storici… Certo, quando lavori con mostri sacri come la Stone e scopri che lei ti tratta come una sua pari… beh, fa un certo effetto.

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