News Luciano Ligabue | © ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Pubblicato il aprile 11th, 2012 | da Chiara B

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Ligabue si racconta a Vanity Fair: “Io, figlio e padre”

Dichiarazioni forti ed importanti sono quelle che Luciano Ligabue ha rilasciato al settimanale Vanity Fair, un’intervista nella quale il rocker di Correggio mette a nudo molti aspetti della propria vita privata, fino ad adesso rimasti celati dagli obiettivi delle telecamere. Un artista che sul palco si dà anima e corpo al suo pubblico, ma che preferisce tenere e trattenere per sé certe vicende della vita quotidiana delle quattro mura domestiche. Parla della figura del padre, di come lui si è relazionato con il suo, scomparso precocemente, e di come è lui lo è ora con i propri figli. E racconta anche dei tre figli mai nati.

Ligabue ha appena pubblicato il nuovo libro “Il rumore dei baci a vuoto”, una raccolta di racconti, nel quale rende anche partecipe il lettore delle vicende personali con il padre. E’ morto poco più di dieci anni fa, fulminato da un cancro nel giro di quattro mesi dalla diagnosi, ma Luciano rivela come quel periodo di tempo così breve sia stato molto più intenso di tutti gli anni trascorsi fino a quel momento.

Si è trovato vicino al padre come non mai, loro che avevano caratteri così diversi e modi di fare opposti. Due spiriti inconciliabili, ma che alla fine hanno saputo trovare un punto di incontro. Lo stesso Ligabue ha dichiarato:

I miei sono stati insieme tutta la vita con gioia. Persone semplici, vitali, capaci di stare con gli altri. Papà l’ho perso nel 2001. Diceva: dopo i 70 ogni anno è regalato. È morto a 71. Tumore all’intestino. Quattro mesi dalla diagnosi. Io stavo girando un film, Da zero a dieci. Ci siamo parlati più in quei mesi che in tutta la vita. Lui era un Ariete, testosterone puro, reattivo, io Pesci, faceva fatica a capire questo figlio che parlava poco, non capiva nemmeno cosa volesse dire essere timido. Ci siamo visti, in quei mesi. Mia madre, dopo, sembrava che volesse morire anche lei. Poi si è attaccata a mio figlio Lenny, e dopo è venuta Linda.

Luciano Ligabue | © ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Ed è proprio dei figli che subito dopo si mette a raccontare, di Lenny e Linda, avuti da due donne diverse, e dalle difficoltà di riuscire ad essere un padre presente nonostante il lavoro, che lo porta spesso fuori, ed il divorzio. A questo riguardo ha detto:

Lenny non vive con me, Linda sì. È molto diverso. Lenny ora è un adolescente, ha un grandissimo talento musicale, a due anni teneva il tempo dei Nirvana con le bacchette, ha molto più orecchio di me, vuol fare da solo, naturalmente. Linda ha sette anni, è vanitosa, ingenua, molto popolare fra le amiche. Li amo.

E subito dopo affronta un altro argomento doloroso e toccante, Luciano Ligabue consente al pubblico di entrare nelle piaghe più dolenti della sua intimità: la perdita di un figlio. A lui è successo ben tre volte, non li ha mai nemmeno visti nascere, la sofferenza è straziante. Ha detto:

Ne avrei voluti altri, di figli. Tanti. Ne ho persi tre. Due nel passato, uno pochi anni fa da Barbara, la madre di Linda. Al sesto mese di gravidanza. Un lutto che non trova casa, nessuno lo considera un vero lutto.

Da questa intervista emerge ancora una volta la persona ricca e profonda che è Ligabue. Non solo un artista poliedrico, capace di raccontare la vita e le emozioni nelle forme più svariate, dalla musica alla letteratura al cinema, ma anche un uomo che vive i propri dolori nella propria intimità, prendendo da ciò lo sprone per andare avanti.

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