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Recensioni SKA-J-brube

Pubblicato il novembre 14th, 2010 | da Giuseppe Guerrasio

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SKA-J: Brube. La Recensione

SKA-J: Brube. La Recensione Giuseppe Guerrasio
Voto MelodicaMente

Summary: Gli SKA-J tirano fuori un ottimo rocksteady jazz, reinventando e colorando con la proprio originalità. Un lavoro riuscito nel migliore dei modi.

4

Reinventare in modo originale


Voto Utenti: 4 (1 voti)

Tornano dopo tre anni, con “Brube”, gli SKA-J, band veneziana che contrariamente a quel che suggerisce il nome suona per il 98% jazz e per il 2% ska, come lo stesso leader Marco Furio Forieri ama ricordare ad ogni esibizione live della band. Nome questo che non vi sarà nuovo sicuramente, poichè il front man, MC,  sax tenore, soprano, baritono e voce del gruppo è già noto ai più per i suoi 20 anni con i Pitura Freska, gruppo Reggae con cui arrivò anche sul palco di Sanremo presentando il brano “Papa Nero“.

Non unico membro della band proveniente dai Pitura Freska, insieme a lui anche Luca Toso, sax tenore che ha anche militato nei ZooZabumba, e U-GE Muner che si occupa dell’Hammond e porta sicuramente una notevole dose di esperienza grazie al suo passato raggae ed al vanto di essere stato nel primo gruppo italiano ad aver inciso un album, con i Puff Bong nel 1985, del genere.

Al trombone invece troviamo Filippo Vignato
, nome conosciuto ed attivo nella scena jazz con il MOF 4th., chitarra e voce è Luca Scaggiante, già leader degli Allinside, la voce femminile è quella di Ilenya De Vito, nota per aver partecipato al progetto gospel VGE, infine Alan Liberal è alla batteria.

Giunti così con “Brube” al loro sesto disco in studio, a tre anni di distanza dal loro ultimo lavoro e con un album live di mezzo, gli SKA-J si confermano al top del Rocksteady Jazz Italiano, definiti tali anche da Roy Paci, sicuramente il più noto artista italiano del genere.
“Brube”, il cui nome riprende quello di un famoso barchino in voga nella laguna di Venezia,  è un album che vuole omaggiare i popoli di mare, portando allegria, divertimento, l’idea dell’estate e di tutto ciò che gira attorno ad essa.
Tredici brani in cui si assapora l’allegria che da sempre accompagna il genere senza dimenticare la buona musica, quella fatta bene da ottimi musicisti che osano dove spesso molti hanno paura. Proprio un tributo alla buona musica è il brano di apertura “Mah”, uno strumentale che lascia ampio spazio ai musicisti, razza spesso nascosta dai cantanti, e nel sax di Marco Furio Forieri in solo introduce il resto dell’album nel migliore dei modi. Segue “Parole Parole“, cover del famoso brano di Mina ri-arrangiata nel migliore dei modi da Luca Toso che tra reggae, rockteady jazz, break-beat e tango riesce a reggere e far reggere bene il confronto a Ilenya De Vito con la tigre di cremona, presentando una versione bella quanto l’originale.
Omaggio all’epoca dello swing e alle big band americane tipiche degli anni ’40 è “So Figo”, che nel ricordo delle melodie della composizione “Perdido” di Juan Tizol,
resa famosa da Duke Ellington ed Ella Fitzgerald, su un testo sarcastico, divertente ed autoironico segna la rivincita di Furio.
La solarità e l’allegria del raggae si sposano con l’R&B in “Burbe“, ironico brano cantato a tre coci da Luca Scaggiante (Luchino), Marco Furio Forieri ed Ilenya De Vito che non disdegna il dialetto veneziano.
Si torna allo strumentale con “Debito Pubblico”, brano che senza parole esprime il dissenso verso la società e lo stato, tra il sax tenore di Furio e la presenza come ospite del sax alto di Piero Bittolo Bon.
Con “Prima di un bacio” si guarda alla musica italiana degli anni ’50 e ’60, sul testo e sulla musica scritti da Filippo Vignato scorrono le parole di Ilenya De Vito che racconta un infinito attimo romantico.
Introduzione in pieno stile Ska Jamaicano deli Skatalites per la rivisitazione in stile rocksteady funk dei “I Got Woman” di Ray Charles, anche questa riuscita benissimo con la voce di Luchino unita ad una musica che invita a ballare.
Altro brano noto è “Three Flowers” di McCoy Tyner, in versione rocksteady arricchito dal flauto di Piero Bittolo Bon e dal flicorno di David Boato,  che diventa un bel pezzo ballabile.
Si passa alle colonne sonore, si prende “Paradise” e la si ricostruisce da zero rendendo il pezzo diverso, nuovamente unico e bellissimo.
Non ancora contenti gli SKA-J decidono di fare un piatto forte mescolando tutto quello che sanno fare in “Drink”,  uniscono rocksteady, raggae e rockabilly a cui aggiungono un arrangiamento di fiati non indifferente e realizzano uno dei brani brani migliori del disco.
Non poteva mancare l’Horace Silver Quintet nei vari tributi, così del primo maestro del latin jazz si riprende “Song for my father” e si riadatta.
Prima di chiudere c’è spazio per ancora una rivisitazione, un brano fatto praticamente da tutti, da Ozzie Nelson ai The Mamas & The Papas, passando per Luis Armstrong e per il Nat King Cole Trio, “Dream a Little Dream of Me” gioca, benissimo a nostro parere, sul duetto tra Ilenya De Vito e Luca Scaggiante riportando in auge una canzone d’amore degli anni ’30.
L’album si chiude con la bonus track “La canzone del gondoliere”, brano tratto dalla colonna sonora di “Cuccioli – Il codice di Marco Polo” che riprende una vecchia filastrocca veneziana e la rivisita per il film sulla voce di Furio.

Con “Brube” gli SKA-J dimostrano veramente che in Italia si può fare un ottimo rocksteady jazz, reinventando quanto già fatto e dando la propria nota di originalità a brani che sono monumenti nel loro genere. Non si può fare altro che fare i complimenti per il lavoro riuscito ottimamente.

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Informazioni sull'Autore

Informatico da sempre, blogger per passione, polemico per professione. Calabrese mezzosangue (per l'alta metà Campano), giro il mondo quando posso. Quando sono fermo ascolto musica. Amo i Pearl Jam, i Nine Inch Nails e gli Smashing Pumpkins. Il resto probabilmente mi piace molto. Ma niente neomelodico e pop scadente.



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