Poche band in Italia sono capaci di polarizzare l’attenzione come i Baustelle di Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini: o sono amati alla follia o sono odiati in maniera viscerale, complice anche forse la sincerità quasi brutale di Bianconi durante le interviste o il loro essere “anti” divi musicali, così diversi e così retrò ma anche così attuali. Sta di fatto che quando fanno un disco e si imbarcano in un tour registrano quasi sempre il sold out ovunque vadano. Ed è stato così ieri sera anche a Bologna.

Un Estragon a dir poco gremito (ad un certo punto del concerto Bianconi e Bastreghi si leveranno le giacche per il caldo) aspetta in trepidante attesa i propri eroi, appena reduci dalla nuova fatica discografica “L’amore e la violenza, N. 2“. Il concerto è aperto da Andrea Poggio, cantautore molto interessante e che riscuote un discreto successo tra il pubblico in sala: dopo 45 minuti di ritardo sulla tabella di marcia le luci si spengono e può cominciare lo spettacolo. La band si presenta in palco e intona le note di “Violenza“, apertura del concerto e apertura del nuovo disco: subito dopo compare Bianconi al centro del palco e si comincia con “Lei malgrado te“, altro brano del nuovo disco, prima di suonare il successo dello scorso disco, “Amanda Lear“, canzone ballata e ascoltata ovunque la scorsa primavera.

Si ritorna subito al disco nuovo con il singolo di lancio “Veronica, n. 2” e con “A proposito di lei” e “L’amore è negativo”: il pubblico apprezza e accenna anche qualche passo di danza prima di immergersi nel disco dell’anno scorso, il primo “L’amore e la violenza”, con “Il Vangelo di Giovanni“. La band ha praticamente portato in questo tour quasi tutto il disco nuovo come si evince quando Rachele prende la scena e intona le parole di “Tazebao“.

Ritorna Bianconi sul palco, scherza con il pubblico e lascia partire un nuovo trittico di canzoni dell’album appena uscito, “Baby”, “Jesse James e Billy Kid” e “Perdere Giovanna”: da allora il gruppo comincia ad andare indietro nel tempo prima con “La vita“, brano del disco precedente, ma il momento più emozionante del concerto lo si raggiunge però con la canzone dopo, “Nessuno“, tratta dal disco “Fantasma” e che rapisce il pubblico.

Dopo l’apprezzatissima “Il liberismo ha i giorni contati” e la stupenda “Monumentale” che vede sempre Rachele sugli scudi, è il tempo di cantare “I provinciali“, brano del 2006. La band si prende una pausa ma viene richiamata a gran voce dal pubblico per eseguire l’encore: dopo “Gomma“, cantata a squarciagola dal pubblico, c’è l’omaggio a Lucio Dalla con la cover di “Sylvie“. Bianconi presenta la band (Ettore Bianconi alle tastiere, Alessandro Maiorino al basso, Diego Palazzo alle chitarre, Sebastiano De Gennaro alla batteria e Andrea Faccioli alle chitarre) e poi si appresta a cantare le due ultime canzoni, la celebre “La guerra è finita” e poi “La canzone del riformatorio“, prima di salutare il pubblico dopo quasi due ore di concerto.

 

Ora, si può dire dei Baustelle quello che si vuole, ma è innegabile che al momento siano una delle realtà più solide del panorama musicale italiano: suonano e cantano benissimo, si divertono in quello che fanno, hanno una convinzione a dir poco granitica e hanno un pubblico affezionatissimo che li segue da anni e che riempie stadi, teatri e palazzetti (lo dimostrano gli altri sold out di Milano, Firenze e Roma). Possono piacere o non piacere ma negare l’evidenza è a mio avviso davvero stupido. E per fortuna, aggiungo io, esistono in Italia gruppi così anticonformisti che riescono a coagulare attorno a loro fette di pubblico. Sarebbe un male se non ci fossero.

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