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Pubblicato il gennaio 30th, 2017 | da Stefano Pellone

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Dente e Thegiornalisti, che fine ha fatto il cantautorato italiano moderno?

C’è stato un periodo, non molti anni fa, che in Italia vennero alla ribalta molti nuovi cantautori italiani che riprendevano il filone del vecchio cantautorato italiano cercando di svecchiarlo con suoni lo-fi e testi basati sulle storie di tutti i giorni utilizzando un linguaggio moderno, senza fronzoli e di immediato impatto. L’apripista di questa ondata fu Dente, al secolo Giuseppe Peveri, che con il disco “L’amore non è bello” portò alla ribalta un nuovo modo di fare musica in Italia partendo dal basso senza gli occhi benevoli delle major ma facendo forza sulle proprie idee.

Da quel momento il mercato discografico italiano si sveglià come da un torpore e scoprì che Dente non era il solo ma che c’erano tanti altri gruppi che utilizzavano quel genere di scrittura per raccontare e raccontarsi: parliamo per esempio de Le Luci della Centrale Elettrica di Vasco Brondi, de Lo Stato Sociale di Lodovico Guenzi, de Il Cile, dei ICani, dei The Giornalisti, di Brunori Sas e di altri.

In questi anni, visto che lo spiraglio che si era creato, molti hanno cercato di sfruttare quel filone con più o meno successo e qualcuno si è anche evoluto raffinando il suo stile e mostrando di avere alla base notevoli capacità musicali e non che lo facevano emergere rispetto agli altri: molti invece hanno deciso di fare il “compitino” e cercare di navigare sull’onda del successo per guadagnare soldi e fama.

A distanza di anni ormai da questa epifania nei mesi scorsi due di questi gruppi, DenteThegiornalisti, hanno pubblicato le loro nuove fatiche discografiche, “Canzoni per metà” e “Completamente sold out“. Ho ascoltato entrambi i dischi e mi voglio permettere una piccola riflessione a riguardo.

Dente – Canzoni per metà – artwork

Partiamo proprio dal nuovo disco del “capostipite” Dente, “Canzoni per metà“: ci troviamo di fronte ad un album della durata di 43 minuti al netto di 20 canzoni. Il titolo è a dir poco profetico, visto che molte canzoni del disco durano a malapena un minuto e che ci troviamo di fronte ad alcune melodie che onestamente non chiamerei nemmeno canzoni fatte e finite. Dente non è nuovo ad espedienti del genere, visto che anche in “L’amore non è bello” c’era il pezzo “La più grande che ci sia” che durava 51 secondi ma era anni luce distanti dai brani di questo album. Personalmente sono rimasto basito nell’ascoltare questo disco e soprattutto un brano come “L’amore non è bello” che ha tutte le rime che finiscono in -ello, come la poesia in rima baciata di un bambino della scuola media. Il senso intero di tutto il disco è quasi inafferrabile, così come è completamente votato all’intimismo e alla ricerca quasi ossessiva delle piccole cose: poteva andare bene anni fa ma ora suona un poco stucchevole e ripetitivo, quasi noioso. Lasciano anche un pochino perplessi tutte le autocitazioni nel disco (addirittura il reprise di “L’amore non è bello” presente nel finale di “Canzoncina“). Non mancano i brani che si salvano in tutto questo contesto (“Senza stringerti”, “Il padre di mio figlio”, “Geometria sentimentale” e “Come eravamo noi”) ma è davvero troppo poco per parlare di un disco riuscito.

The Giornalisti – Completamente sold out – Artwork

Parliamo invece di “Completamente sold out“, il nuovo album dei Thegiornalisti, lanciato dal singolo “Completamente“. Qui siamo in un territorio musicale completamente diverso, molto più vicini a Vasco Brondi e Lodo Guenzi, dove le melodie elettroniche accompagnano testi ricchi di vita vissuta e di canzoni come se fossero fotografie, quasi autoscatti celebrativi di un’esistenza da trentenni che cercano una loro collocazione in una società che tenta di masticarli o dimenticarsi di loro e la trovano nei ricordi delle proprie vacanze, degli anni migliori. C’è una sorta di ideale passaggio di testimone tra Dente e loro, come se il primo si stesse chiudendo in un limbo personale dove le canzoni vengono scritte principalmente per motivi personali e i secondi invece decidessero all’opposto di aprirsi del tutto parlando di sè e di quello che ci ha fatto stare bene o ci ha fatto soffrire, magari davanti ad una birra ed una sigaretta in un bar di provincia con qualche amico al fianco (“Sold out” ne è un esempio lampante). I Thegiornalisti non aggiungono molto al lavoro già fatto precedentemente con “Fuoricampo” due anni fa e non tutto fila liscio nel disco (erano proprio necessarie le voci di Whatsapp?), ma almeno ci mettono il cuore, lo gettano oltre l’ostacolo e portano l’ascoltatore ad immedesimarsi con loro perchè le loro esperienze sono universali. E questo è un grandissimo pregio. Ed è quello che un cantautore dovrebbe fare.

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