Quella di “Space Oddity” è una storia che si intreccia con il cinema di fantascienza, la morte di Brian Jones e i testi di Mogol.

Sì, avete capito bene, ma ci arriviamo dopo. Si tratta di uno dei brani più celebri e diffusi di David Bowie, una “canzonetta” che tutt’oggi ha una forte influenza nella cultura pop, viene citata continuamente e viene riproposta in più versioni. Il Major Tom della canzone, solo nello spazio, che non riesce a mettersi in contatto con la Torre di Controllo, è uno dei personaggi più noti della discografia di David Bowie.

Nel 1968 usciva “2001: Odissea nello spazio“, ed è stato in buona parte il capolavoro di Stanley Kubrick ad ispirare David Bowie per il suo brano. Non a caso “Space Oddity” suona come un vero e proprio gioco di parole ricamato su “A Space Odissey”. Dall’odissea si è passati alla stranezza, intorno al brano ci fu fin da subito molta curiosità ma David Bowie non l’ha mai spiegato chiaramente. Quello che era chiaro, sia dal testo che dalle sue dichiarazioni, era che “Space Oddity” è un brano che parla di isolamento, alienazione. È psichedelico ma è malinconico ed è stato lanciato ufficialmente l’11 luglio 1969. Pochi giorni dopo, il 16 luglio, iniziava la missione dell’Apollo 11, a bordo del quale c’erano Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, il 21 luglio, la missione terminò tre giorni dopo.

Che c’entra Brian Jones con tutto questo? Prima di essere pubblicato in via ufficiale, “Space Oddity” fu ascoltato dal pubblico che partecipò allo storico concerto di Hyde Park, tenuto dai Rolling Stones in onore di colui che era stato uno dei fondatori del gruppo, a soli due giorni dalla sua morte. Che ci azzecca, invece, Mogol? Si stava cercando un modo per far arrivare il singolo di David Bowie anche sul mercato italiano. Fu lo stesso Bowie a contribuire alla decisione di avvicinare il pubblico italiano alla sua musica traducendo i suoi brani, così nel 1970 arrivò “Ragazzo solo, ragazza sola“. A dispetto della solitudine del titolo, il brano ha poco a che vedere con la canzone originale. Quello di “Space Oddity” fu il primo 45 giri di Bowie ad uscire in Italia, ma non ebbe un grande successo di pubblico, mentre in patria era diventato il primo grande successo dell’artista. Nel 1977 I Giganti riprovarono a far apprezzare al pubblico italiano il pezzo di David Bowie e ne venne fuori “Corri uomo corri“. “Space Oddity” gioca un ruolo importante non solo nella colonna sonora ma anche nella trama de “I sogni segreti di Walter Mitty” con Ben Stiller e Kristen Wiig, ma non è l’unico film in cui è stato utilizzato. Oltre alle citazioni e gli omaggi, non si contano le numerose cover, “Space Oddity” è solo il primo di una lunga serie di brani che hanno contribuito a rendere David Bowie immortale.

Photo by NASA

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