Interviste Daniele Ronda

Pubblicato il settembre 29th, 2014 | da Elide Messineo

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Intervista a Daniele Ronda: Vi racconto la mia “Rivoluzione”

E’ stato un anno soddisfacente questo per il cantautore piacentino Daniele Ronda, un anno che l’ha visto impegnato in oltre 50 date de “La Rivoluzione – Tour”.
Un anno che ha sancito la sua consacrazione come una delle firme più apprezzate del cantautorato folk con la presenza sul palco del Concertone del 1° maggio, l’apertura del “Mondovisione Tour-Stadi 2014” di Ligabue (il 31 maggio allo Stadio Olimpico di Roma e il 7 giugno allo Stadio San Siro di Milano)

Il 27 settembre è ripartito “La Rivoluzione – Tour” con il live a Cantù, mentre il 28 settembre, si è esibito in occasione del ventennale del MEI, il meeting delle Etichette Indipendenti.

Daniele Ronda

Daniele Ronda

Daniele Ronda, cantautore, autore e arrangiatore ha firmato anche i celebri brani “Lascia che io sia” e “Almeno stavolta” di Nek, per Massimo di Cataldo (“Amami” -2006) e per Mietta (“Guardami“, “Con il sole nelle mani” e “Baciami adesso“. L’artista ha debuttato sulle scene discografiche nel 2011 con l’album “Daparte in folk”.

Questo è quanto ci ha raccontato in una lunga chiacchierata:

1) “La rivoluzione” è il pezzo che dà il nome all’album ma è anche un brano estremamente attuale. Spesso gli artisti parlano di politica, secondo lei quanto può influenzare un messaggio lanciato attraverso la musica?

Credo che le persone che fanno parte di questa società abbia bisogno di ricevere messaggi costruttivi; e per farlo è necessario usare un linguaggio universale, quale la musica sa essere. Con la mia “rivoluzione” non intendo cambiare il mondo, ma vuole essere un messaggio rivolto per primo a me stesso, nelle cose semplici della vita. Se il messaggio arriva poi a tutti indistintamente allora questo per me è un grande traguardo oltre che un onore.

2) Il suo album è ricco di folk, di brani che parlano di amore ma anche di voglia di combattere e rialzarsi, c’è sempre un messaggio positivo: se dovesse sceglierne uno, tra tutti, come suo preferito, quale sarebbe e perché?

Molti mi hanno posto questa domanda, e la mia risposta rimane invariata da anni. Le mie canzoni sono come dei figli, sceglierne una è quindi praticamente impossibile. Succede però che in un determinato periodo della propria vita ci si senta più vicini ad una canzone, ma non esiste mai un brano preferito.

3) Lei ha avuto molto successo anche grazie alle collaborazioni con Nek, ma ha lavorato anche con Massimo Di Cataldo e Mietta, tra tutti i colleghi che ha incontrato, quale le ha lasciato l’insegnamento più importante?

Non potrei scegliere, tutti in misura e modi differenti mi hanno fatto scoprire e crescere, personalmente e artisticamente. Lavorare per altri artisti può essere molto stimolante, ti permette di utilizzare generi e stili che magari non avresti preso in considerazione. Queste collaborazioni sono state tanto importanti quanto belle, e gli insegnamenti che ne ho tratto arricchiscono anche i miei progetti.

4) Quest’anno il suo successo è stato confermato dalla sua presenza al Concertone del Primo Maggio e all’apertura dei concerti di Luciano Ligabue: quali sono le sensazioni che ha provato in due situazioni così diverse tra loro?

Questi due contesti hanno In comune decine di migliaia di persone. Per il resto sono state due situazioni completamente diverse tra loro. Tengo sempre a precisare, infatti, quanto il 1 maggio sia simbolicamente forte, un’intera giornata di musica forte per i messaggi che porta alla gente; per questo in quell’occasione ho deciso di portare sul palco musica che evidenziasse quest’aspetto, ed mi sono esibito con i Taranproject, il gruppo di musica popolare calabrese più importante, dando così vita ad un forte connubio tra nord e sud, attraverso la mescolanza di suoni e dialetti.
Per il concerto di Ligabue, invece, anche la stessa struttura degli stadi, con la loro imponenza fisica, ha avuto un impatto fortissimo su di me, e un cantante famoso come Ligabue, ci ha concesso senza nulla in cambio, una parte del suo palco. Questa non è una cosa da tutti e mi ha permesso di allargare il mio pubblico.

5) Il folk italiano è un genere frizzante, apprezzato ma non di massa, alla radio spopolano soprattutto gli artisti nati nei talent: qual è il segreto per scrivere un brano di successo senza seguire i soliti stereotipi?

Credo che la cosa più importante sia in qualche modo dire la verità, e di esser tu il primo a crederci. Le bugie in questo mestiere non hanno una vita lunga, perché la gente sente la verità di ciò che dici. I canoni matematici per un pezzo di successo credo possano funzionare solo sino ad un certo punto. Personalmente credo poco nello stereotipo, nel calcolo matematico della canzone di successo; la cosa più importante è cercare di rappresentare al meglio quello in cui credo.

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