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Pubblicato il febbraio 28th, 2009 | da Luisa Fazzito

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No line on the horizon: la recensione

No Line On The Horizon

No Line On The Horizon

27 Febbraio 2009, con 3 giorni di anticipo rispetto a quanto dichiarato, in tutti i negozi di musica  è finalmente disponibile il nuovo album degli U2, l’attesissimo “No Line On The Horizon”. Sono passati 4 lunghissimi anni dall’ultimo album e milioni di fan erano ormai in crisi di astinenza. La loro attesa sarà stata premiata? Questo nuovo lavoro, di cui tanto si è discusso, veniva dipinto come un nuovo sound introdotto nel mondo del rock da parte della band dublinese. Ed effettivamente non si può assolutamente dare torto a coloro che avevano fatto circolare queste voci (Bono in primis) perché l’album contiene tanti nuovi spunti musicali veramente molto apprezzabili (diversamente da quanto forse avevamo provato anni addietro con Pop). Ascoltando il cd si potrebbe dire che è un assemblaggio di 3 grandi lavori come “War”,”The joshua Tree” e “Achtung baby“.

Il pezzo di apertura “No line on the Horizon”, che da il titolo all’album stesso, arricchisce il nuovo sound degli U2 influenzato da ritmi mediterranei. “Magnificent”che più di ogni altri ricalca il vecchio stile di “War” (tanto per intenderci), presenta un intro davvero supremo aprendola scena  alla chitarra di the Edge che la fa da protagonista. Non mancano elementi di elettronica in questo brano scelto come secondo singolo da lanciare in radio a partire dal 9 Marzo. “Moment of Surrender” invece è una classica ballata U2, sembra quasi una poesia che solo l’interpretazione di Bono e la presenza di elementi gospel  potevano rendere così magica. Anche in “Unknown Caller” fa da trasporto  la chitarra di the Edge, autore di un ottimo assolo sul finale. “I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight” molto uduesca, ballata che presenta una bellissima sezione pre-chorus e che rimanda molto a Ultraviolet (light my way). A sentire l’intero album “Get on your Boots” è forse l’unico singolo che lascia un po perplessi i fan, ma i riff bassistici di Adam Clayton meritano un elogio che da soli valgono l’intero brano. “Stand up comedy” è un brano il cui riff iniziale rimanda direttamente ad Achtung Baby, un vero tributo al rock and roll dei Led zeppelin. “FEZ-Being born” è il pezzo più sconvolgente del disco, un pezzo sperimentale che si rifà molto a “ The Unforgetteble fire”. “White as snow” è un’altra poesia che infonde mille emozioni. Una ballata acustica che è fra i pezzi migliori dell’album in cui l’interpretazione riesce a donarle un pizzico di spiritualità. Il pezzo più rock sembra essere invece “Breathe” che Brain Eno aveva tanto esaltato in questi mesi di attesa. L’album si chiude poi con “Cedars of Lebanon” in cui, risaltano sound tipici mediorentali. Il brano è quasi parlato da Bono. Insomma la band irlandese è riuscita a rimettersi in gioco dopo i vari esperimenti fatti in questi anni; è un album vario di generi e stili, sicuramente il migliore, dai tempi di “Achtung baby”.

Voto:

7.0/10

No line on the horizon: la recensione, reviewed by Luisa Fazzito on 2009-02-28T17:31:21+00:00 rating 7.0 out of 10

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Informazioni sull'Autore

Appassionata di calcio e sport, amante di tutto ciò che è rock e grunge, apprezza la musica e ne scrive quotidianamente. Ama i live e segue con passione gli eventi mediatici, coordina con entusiasmo il gruppo editor di MelodicaMente.



10 Responses to No line on the horizon: la recensione

  1. Stefano says:

    Un inchino di fronte a chi sa veramente interpretare il significato della parola MUSICA!

  2. Lobotomia says:

    Sarò io negativo, ma dell’album salvo soltanto No line on the Horizon e I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight

  3. Stefano says:

    Mmmm, si… effettivamente sei un pò troppo negativo. Ci sono canzoni monumentali a mio modo di vedere come The moment of surrender e White as snow, vere e proprie poesie tradotte in musica. E poi a parte quelle citate da te trovo affascinante FEZ e assolutamente orecchiabili Unknown caller e Magnificient. Quasi dimenticavo Breathe… insomma, mi piace proprio quest album 😛 Ma io da fan sfegatato potrei avere un pò gli occhi foderati di prosciutto 🙂

  4. Lobotomia says:

    @Stefano: beh se questo è monumentale War cos’è?? 😐

  5. Luisa says:

    Sicuramente lo è War, ma No Line on the Horizon ha molti elementi che richiamano sia War che The Joshua tree, insomma una sorta di ritorno al passato. Niente a che vedere con gli ultimi album (Pop, All that you can’t leave behind e How to dismantle an atomic bomb) in questo senso, per i fan degli U2, No Line on the Horizon è definito un ottimo album!!!!

  6. Lobotomia says:

    Ma appunto, per i fan, per i non sfegatati, che magari sono più critici l’album non si avvicina minimamente a War, a dire il vero secondo me nemmeno a Zooropa 😀

  7. Luisa says:

    Ascolta meglio Magnifecent allora e poi magari ci dirai….
    sarà che anche io, come Stefano, sono un po di parte, ma non ho mai parlato così bene degli ultimi 3 album come di questo.
    C’è anche da dire che i primi album degli U2 sono assolutamente dei capolavori, nessuno lo discute!

  8. Lobotomia says:

    ho ascoltato Magnifecent almeno 30 volte e non è tutta sta bellezza o War-style che si dice in giro eh!
    Preferisco I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight e No line on the horizon

  9. Luisa says:

    Se quello che ti arriva è questo mi sa che non riuscirò a farti cambiare idea…… Magari sei uno che si distingue dalla massa :)))))

  10. Stefano says:

    Attenzione, personalmente non stavo mettendo a confronto questo lavoro con War o The Joshua Tree. I “vecchi” U2 sono e credo rimarranno sempre un livello irraggiungibile anche per loro stessi. Ma in quest album, andando a rievocare i vecchi trascorsi, come sottolineato da Luisa, riescono a rinverdire in parte i vecchi fasti e al contempo sperimentare un nuovo tipo di rock. Insomma è il nuovo che si fonde nel vecchio

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