Per questa nuova puntata della nostra rubrica “The Passenger – La musica nuova passa da qui” andiamo in Liguria, e più precisamente a Ventimiglia, per incontrare un gruppo di southern rock al suo esordio discografico, i Roommates.

Nati inizialmente nel 2012 come trio acustico rock a tre voci, Davide Brezzo (chitarra e voce), Danilo Bergamo (chitarra e voce) e Marco Quattrocorde (basso e voce) nel 2014 incontrano Alessio Spallarossa, già batterista dei Sadist, e lo fanno entrare in formazione: con il suo ingresso il suono della band acquisisce maggiore aggressività e impatto creando un sound deciso e coinvolgente. Dopo cinque anni di intensa attività live arriva l’interesse della Nadir Music che decide di investire su di loro e di produrre il loro disco di esordio “Fake“, caratterizzato da sonorità acustiche ed elettriche sapientemente miscelate in un tutt’uno composto da un robusto rock e da una decisa atmosfera “bottleneck” sudista e impreziosita da originali arrangiamenti rock e dalla presenza delle tre voci che si completano al meraviglia. Noi di MelodicaMente non potevano lasciarci sfuggire questa occasione così particolare per un genere così poco suonato in Italia e quindi abbiamo deciso di intervistare i Roommates e di analizzare il loro primo disco di inediti.

Roommates | Foto concessa dall’artista

A tu per tu con i Roommates

La prima domanda direi che è quasi obbligata: cosa vi ha portato a scegliere il southern rock come genere di riferimento, considerato che in Italia non c’è molta cultura a riguardo?

L’etichetta “southern” non è nata di proposito: le nostre sonorità sono cresciute in questi anni grazie alle diverse influenze di artisti come i Lynyrd Skynyrd, The Allman Brothers Band, The Black Crowes, Dave Matthews Band, ma anche con artisti non “sudisti” come John Butler, Ben Harper, Pearl Jam, Alter Bridge, Kyuss, Soundgarden, Black Sabbath. Da questo è nato un sound che richiama caratteri americani, british, e si sviluppa secondo linee folk mescolate sapientemente al rock, incorniciato da tre differenti voci che danno un’impronta caratteristica.

Siete partiti come trio e nel 2014 siete diventati in quattro con Alessio Spallarossa: cosa è cambiato con il suo ingresso in formazione?

Fino all’ingresso di Alessio i concerti erano in trio acustico, dal maggio 2014 il suo modo di interpretare la musica, potente, preciso e deciso, ci ha permesso di imprimere un forte carattere rock, contaminato da una chiave di lettura metal esperta e matura, ma mai invasiva. Il risultato è semplicemente all’orecchio di tutti.

Dopo questo album d’esordio, quali sono i progetti futuri dei Roommates? Avete in programma un tour promozionale?

Intanto ci preme parlare di progetti “presenti”: l’uscita del disco il 3 Marzo, in concomitanza con il Release Party e preceduta dal singolo “Blow Away”, è solo un inizio, ed sostenuto da altre uscite (delle quali non possiamo bisbigliare altro) che saranno succose e interessanti. Da qui abbiamo in programma diversi Live Show, interviste radio, collaborazioni con altri artisti, non solo in ambito musicale. Siamo aperti a proposte artistico/musicali per creare fermento e dare nuove energie a livello socio/culturale. L’album “Fake” per noi è solo un primo piccolo passo di un lungo cammino.

“Fake”: la recensione e l’ascolto

“Fake” sarà disponibile dal 3 marzo in formato fisico e in download/streaming digitale su tutte le principali piattaforme worldwide. Noi abbiamo avuto il piacere e l’onore di ascoltarlo in anteprima e vi possiamo dire che è un disco di quelli che in Italia si vedono raramente, sia per nostra concezione musicale che per target a cui è indirizzato. Il perchè lo si capisce già dalla prima canzone, “Light“, dalla interessante intro acustica che diventa in breve tempo un classico brano southern rock, di quelli da ascoltare in un ranch con davanti una bottiglia di birra mentre si guarda il sole tramontare sulle piantagioni. Non fa mistero in questo descrizione anche “Blow away“, molto più dura e rock rispetto alla precedente, quasi hard rock nella sua struttura, che dimostra come tutta l’attività live dei Roommates sia servita per forgiare l’interazione tra le chitarre e l’impasto vocale (quattro canzoni del disco sono cantate da Marco Quattrocorde, due da Danilo Bergamo mentre c’è una traccia strumentale) strumentale con il finale però che si riallaccia col resto del disco e porta verso il brano acustico del disco, “Fakin good manners“, pezzo che non sfigurerebbe in nessuna raccolta americana di southern rock e che dimostra come i Roommates abbiano appreso a fondo e fatta propria questa musica. Neanche il tempo di premere il tasto avanti del lettore e ci ritroviamo in pieno territorio rock con “Black man guardian“, brano con un paio di curiose variazioni musicali che non annoiano e che lasciano viva l’attenzione dell’ascoltatore (credo che questo pezzo sia fatto per dare il meglio di sè dal vivo). C’è anche il tempo per una bella rock ballad in piena regola (“Empty love“) prima di imbatterci nel brano strumentale del disco, “On water wings“, brano strumentale delicatissimo che vede la partecipazione di Valentina Carenzo. “Fake” si conclude con “I smile“, canzone che chiude degnamente questo disco d’esordio.
Non lasciatevi ingannare dal titolo del disco, “Fake“, ovvero falso: quello che avete tra le mani è un prodotto musicale tutt’altro che falso, anzi. Si respira a pieni polmoni nel disco un’atmosfera che solo un gruppo che lavora da anni su una precisa identità musicale è capace di restituire. I Roommates danno una lezione su come un disco di southern rock, un genere così distante da noi per cultura e geografia, possa essere pensato, suonato e creato anche in Italia e come possa competere con le realtà che si trovano oltreoceano senza sfigurare (penso a brani come “Fakin good manners”, “Empty love” o la strumentale “On water wings“). Segnatevi questo nome, perchè siamo convinti che i Roommates ne faranno di strada.

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