Questo mese, per la rubrica The Passenger – La musica nuova passa da qui, abbiamo deciso di parlarvi dei Rivolta d’Autore, band acustica della provincia di Viterbo. Il gruppo si forma nel 2013 come trio acustico con due chitarre e un basso e gira la provincia per due anni cogliendo consensi in ogni locale dove si esibiscono proponendo cover di successi italiani e folkloristici ma anche cominciando a lavorare su qualche brano inedito. Ad Andrea Mengarelli (voce, chitarra acustica, tastiere), Francesco De Santis (chitarra acustica, chitarra elettrica) e Mirko Emiliani (basso elettrico, kazoo) si aggiunge Giuliano Carloni ( cajon, djembe, conga cajon, altre percussioni) e la lineup del gruppo è completa, Dalla fine del 2015 il gruppo si chiude in studio di registrazione per portare a compimento la nascita del loro primo disco che viene pubblicato alla fine del 2016, l’omonimo “Rivolta d’Autore” composto da 10 tracce autoprodotte. Noi di MelodicaMente abbiamo ascoltato il disco e abbiamo deciso di intervistarli.

Rvolta d'Autore | Foto fornita dall'artista
Rvolta d’Autore | Foto fornita dall’artista

A tu per tu con i Rivolta d’Autore

Buongiorno e benvenuti a The Passenger. Da quanto tempo vi conoscete? Quale è stata la molla che è scattata e che vi ha portato a fare musica insieme?
Ci conosciamo come musicisti da più di 5 anni, ma alcuni di noi da molto più tempo. Inizialmente eravamo solo in tre e suonavamo in acustico con due chitarre e un basso. Da un paio d’anni si è aggiunto Giuliano (percussionista) e ha completato il sound. Siamo tutti accomunati dalla voglia di realizzare qualcosa e ognuno di noi ha scelto come mezzo di comunicazione la musica.

Nonostante i ritmi siano spessi allegri e animati, nel vostro disco non risparmiate frecciate alla situazione italiana e mondiale attuale. Come fate a coniugare testi del genere con la vostra proposta musicale?
Tra i generi che abbracciamo c’è sicuramente il folk e questo ci indirizza verso ritmi che fanno scuotere le anche e i testi a volte esprimono spensieratezza, come in “Torturo la kitarra”, a volte contrastano con la musica ed esprimono preoccupazione per la situazione politico-economica attuale. Non mancano tuttavia momenti di distensione come nella introversa “Aperto” o i momenti di riflessione della commemorativa “Utoya”.

Dopo il vostro disco d’esordio, quali sono ora i progetti futuri dei Rivolta d’Autore?
Ovviamente ci auguriamo che questo disco sia solo l’inizio. Per il momento stiamo lavorando per farlo ascoltare a più persone possibili, che è l’obiettivo principale, e stiamo sistemando la scaletta per poter tornare a suonare dal vivo il più presto possibile. Ci manca il calore del pubblico.

“Rivolta d’Autore”: la recensione e l’ascolto

Il disco autoprodotto dei Rivolta d’Autore si presenta con una simpatica confezione con il Cd simil-vinile: l’album è composto da dieci canzoni e parte con “Piano B“, brano folk dal ritmo trascinante che parla delle seconde opportunità e di chi sa sempre coglierle con un sorriso sul volto: “Utoya” è un brano destinato alla strage di cinque anni fa in Norvegia nell’omonima isola norvegese ed è una amara constatazione di come l’odio possa degenerare e trasformarsi in follia. Dopo il profondo momento di riflessione il disco si abbandona alla leggerezza di “Torturo la kitarra“, un pop leggero che parla di quando si vuole divagare grazie a qualche nota sulla chitarra.

Rivolta d'Autore - "Rivolta d'Autore" - Cover
Rivolta d’Autore – “Rivolta d’Autore” – Cover

Le parole oltre il senso” è un interessante esperimento musicale che cerca di usare frasi ed espressioni come colori di una tavolozza per generare nuove emozioni e sensazioni mentre l’atmosfera circense fa da contorno a “L’umanità“, pezzo tra il pop e il folk che parla del delirio della natura umana che cerca gioia nei beni materiali senza comprendere che gli stessi non sono altro che una chimera che ci porterà alla distruzione individuale.
Aperto” è la ballad del disco, una poesia leggera arricchita dal pianoforte e dagli archi e che vede la partecipazione di Rossana Diorio: con “Per due soldi” il gruppo usa una miscela pop molto accattivante per raccontare di quegli individui a cui piace dare sempre lezioni a tutti pur non essendo in grado di fare nulla e a quelli che celebrano l’apparire a costo di svendere la propria anima.
L’album rallenta nuovamente con “Sullo sfondo“, pop introspettivo che fa una amara riflessione su cosa guadagniamo nella nostra vita senza accorgerci che ci dimentichiamo di tutto quello che accade intorno a noi: il gruppo romano sfrutta a suoi vantaggio i ritmi allegri della musica Mariachi ne “L’economia mondiale” per parlare della frustrazione di non poter comprendere i giochi economici che animano il mercato globale, e chiude il suo album d’esordio con “Il corso del fiume del tempo“, pezzo che gira attorno agli assoli elettrici centrali utilizzati come ritornello con il testo evocativo che richiama alla memoria l’importanza della memoria e come alcune cosa vadano recuperate e preservate prima che vengano perdute nel vortice dei ricordi.

Il primo disco della band viterbese mostra già una notevole qualità tecnica e un grande affiatamento tra le chitarre e il basso: è evidente che gli anni di rodaggio passati insieme sono serviti come palestra per non farsi trovare impreparati alla prova del nove. Mengarelli e soci riescono nell’impresa di parlare di temi importanti senza tuttavia risultare noiosi o banali ma anzi approfondendo molte tematiche odierne utilizzando anche mezzi comunicativi allegri e giovali (“L’economia mondiale” e “L’umanità“) per parlare di cose che allegre non sono per niente e di questo gli va resa giustizia. È un disco d’esordio che fa ben sperare per il futuro e di cui vi consigliamo caldamente l’ascolto.

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