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Pubblicato il marzo 2nd, 2017 | da Stefano Pellone

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Boosta: “La stanza intelligente”. La recensione

Boosta: “La stanza intelligente”. La recensione Stefano Pellone

Summary: "La Stanza intelligente" è un disco molto intimista, molto posato... anche troppo

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Disco onesto


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I Subsonica sono in pausa e i membri della band si stanno dando da fare con i loro progetti solisti: Ninja e Max Casacci hanno dato vita al progetto Demonology HiFi, Samuel ha dato alle stampe il suo primo album solista “Il codice della bellezza” e Boosta, meglio conosciuto al secolo come Davide Dileo, ha dato anche lui alle stampe il suo primo disco da solista “La stanza intelligente” anche se nel corso di questi anni aveva prodotto vari EP e dato vita al progetto Iconoclash.

Il disco, pubblicato dalla Sony Music Entertainment il 28 ottobre 2016 e anticipato dal singolo “1993“, frutto della collaborazione con Stefano Sardo, cantante dei Mambassa e sceneggiatore delle serie tv Sky “1992” e “1993” di cui Boosta ha curato la colonna sonora. Davide Dileo presenta la canzone così: “È una fermata d’autobus fuori città, a mezza strada: un posto alle spalle e solo una lingua d’asfalto verso una meta segnata a matita su una mappa. Nella canzone (d’amore) c’è un posto in cui sedersi, guardare alla vita e alle sue battaglie tracciando segni e assoldando ricordi“. La canzone ha anche un video in cui compaiono Andrea Sorrentino e Greta Menchi che è ispirato al film “Se mi lasci, ti cancello”.

L’album “La stanza intelligente” è ricco di collaborazioni con amici e colleghi di Boosta (Malika Ayane, Nek, Luca Carboni, Raf, Giuliano Palma, Cosmo, Briga, Enrico Ruggeri e Diodato) e la prima canzone, che è anche il singolo di lancio “1993“, è uno dei pochi brani che non vede collaborazioni, insieme alla title-track e alla canzone conclusiva, “Tutto bene“. Partiamo proprio da queste tre canzoni: il singolo di lancio è il brano migliore del disco a mio avviso, poetico e doloroso, che riesce a coniugare pop e musica elettronica, la canzone che dà il nome al disco è molto particolare ed è una sorta di preghiera, una confessione di una speranza di vita affidata alla voce e al pianoforte, mentre la canzone finale “Tutto bene” è un pochino la summa di tutto il disco, tra testi ricercati e melodie lente e minimali.

Boosta – “La stanza intelligente” – Cover

Ecco, parliamo di un punto davvero fondamentale di questo disco: il suo tempo, ovvero, detto in parole povere, la sua lentezza. Moltissimi brani di questo lavoro di Boosta sono davvero lenti, calmi, anche troppo onestamente. Ci sono dei casi in cui questo non accade e molto probabilmente dipende dalla persona che si trova di volta in volta a collaborare con Boosta, ne è un esempio “Mezzo uomo” (con Cosmo) che risente della presenza del frontman dei Drink to me o “La conversazione di noi due” con Enrico Ruggeri che movimenta la canzone con alcune trovate synth pop. Per il resto è un disco molto intimista, molto posato… anche troppo.

Attenzione, non sto discutendo sulla scelta di Boosta, sto discutendo sull’effetto finale di questa scelta: prendiamo per esempio “All’altare” con Marco Mengoni (che, apro parentesi, non è possibile ascoltare su Spotify) o “Noi” con Malika Ayane, ma anche “Sulla strada” con Nek, “Santa Kaos” con Giuliano Palma (Giuliano Palma, intendiamoci, The King of Ska) e “Come la neve” con Luca Carboni. Sono tutte canzoni rallentante, dilatate, qualcuno oserebbe dire “mosce”, senza molto mordente, troppo calme da uno come lui (ripenso per esempio al progetto Iconoclash). Ci provano alcune canzoni come “Ad altezza uomo” con Briga (che sembra la versione rallentata de “Il ballo del potere” di Franco Battiato), “Il mio compleanno” con Raf e “Quello che vuoi” con Diodato a dare un altro senso e un altro passo al disco ma non riescono nella loro impresa.

Per carità, lo aveva detto lo stesso Dileo che questo disco era un lavoro particolare: “Questo è il mio lavoro più onesto. Sicuramente, quello dove mi sono nascosto di meno. Mi sono dimenticato dell’elettronica e ho fatto i conti con la forma canzone, almeno come la intendo adesso. E sapete cosa è successo? Mi è piaciuto. Sono contento, di ‘La stanza intelligente’. Così contento che continuo ad ascoltarlo…”.  Non sto qui a discutere il concetto di forma canzone, ognuno ha il suo e non ho nulla da dire su questo. Mi stupisce invece, e molto, che l’onestà di Boosta coincida con questa lentezza a tratti esasperata, questa minimale sottrazione di elementi, questa snaturazione di ospiti musicali che ha portato a questo prodotto finale. Non ce ne voglia Davide Dileo, ma questo suo progetto, almeno per me, non lascia il segno se non in poche tracce (il singolo “1993”, “Noi” e “Quello che vuoi”). Troppo poco.

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