Si è spento questa notte a 94 anni nella sua casa delle Alpilles, nel sud della Francia, Charles Aznavour, dopo essere tornato da poco da una recente tournée in Giappone. L’autopsia sul corpo di Aznavour disposta dal procuratore di Tarascona ha stabilito che il decesso è avvenuto per un edema polmonare che ha provocato un collasso cardiorespiratorio. Contrariamente a quanto sembrava in un primo momento, Aznavour non è morto nel sonno ma è stato ritrovato senza vita in bagno, chiuso a chiave dall’interno.

Shahnour Varenagh Aznavourian, questo il vero nome di Charles Aznavour, nacque a Parigi il 22 maggio 1924, città dove la sua famiglia si era trasferita per sfuggire al genocidio armeno perpetrato dai turchi dell’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1916. Padre cantante e madre attrice, gin da giovanissimo entrò nel mondo teatrale parigino, iniziando l’attività artistica all’età di nove anni con il nome d’arte di Aznavour. Il suo colpo di fortuna giunge nel 1946, quando viene scoperto da Édith Piaf, che lo portò in tournée in Francia, negli Stati Uniti e in Canada.

Il successo arriverà nel 1956 grazie alle esibizioni all’Olympia e alla canzone “Sur ma vie“, che arriva in prima posizione per quattro settimane. Negli anni sessanta rafforza la sua fama con una serie di successi come “Il Faut Savoir”, “Et Pourtant”, “La Bohème” e “Désormais“. Negli anni settanta l’artista intensificò le sue apparizioni sul mercato italiano, riproponendo in versione italiana anche alcuni suoi vecchi cavalli di battaglia come “L’istrione“, traduzione di “Le cabotin” del 1971. Aznavour parlava correntemente sette lingue (francese, inglese, italiano, napoletano, spagnolo, tedesco e russo) e ciò gli ha consentito di esibirsi in tutto il mondo duettando con star internazionali come Nana Mouskouri, Liza Minnelli, Sumiva Moreno, Compay Segundo e Céline Dion. Il suo motto era “Fai della tua vita un’avventura, sorprendi gli uomini e le donne intorno a te, con umiltà, gentilezza, semplicità“.

D’altronde, i numeri di Aznavour parlano chiaro: la sua voce inconfondibile (tanto da meritare il soprannome di “Charles Aznavoice“) gli ha permesso di cantare in 94 paesi un repertorio impressionante di 1.200 canzoni e 294 album, vendendo circa 300 milioni di dischi  e permettendogli di recitare in ben 80 film. Aznavour era anche un diplomatico, molto attivo per la causa armena, e nel corso degli anni aveva meritato le onorificenze di Ufficiale dell’Ordine della Legion d’onore francese, Commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore, Eroe Nazionale dell’Armenia, Ufficiale dell’Ordine di Leopoldo in Belgio, Commendatore dell’Ordine della Corona Belga, Ufficiale Onorario dell’Ordine del Canada, Ufficiale Onorario dell’Ordine Nazionale del Quebec e la Medaglia russa per il contributo alla cooperazione internazionale. Lo scorso 23 giugno l’artista avrebbe dovuto esibirsi, nel suo unico concerto italiano previsto nel 2018, in Piazza Grande a Palmanova, ma all’ultimo momento è stato annullato per questioni di salute.

In Italia Aznavour ha cantato con Mia Martini, Milva, Laura Pausini e Iva Zanicchi, con cui ha collaborato per il disco “Caro Aznavour” del 1971: ha partecipato al Festivalbar 1972 con “Quel che non si fa più” (canzone poi divenuta colonna sonora di uno spot della Mulino Bianco) e come ospite fuori gara al Festival di Sanremo 1981, presentando il brano “Poi passa” e al Festival di Sanremo 1989 con la canzone “Momenti sì, momenti no“. Molti cantanti della musica leggera italiana hanno inciso sue canzoni, da Gino Paoli a Domenico Modugno, passando per Ornella Vanoni, Mina, Enrico Ruggeri, Renato Zero, Franco Battiato e Massimo Ranieri.

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