Gli Evanescence, dopo essersi presi una lunga pausa in cui tutti i membri della band si sono dedicati a progetti personali musicali e non, sono tornati al mondo della musica e lo hanno fatto con il nuovo disco “Synthesis“, anticipato dal singolo “Imperfection“.

Il nuovo disco però non è del tutto nuovo, se consideriamo che include brani già editi del gruppo, ma arrangiati e registrati per l’occasione, con l’aggiunta di nuove tracce, un’orchestra intera e alcuni elementi elettronici, e che solo due canzoni sono assolutamente inedite (“Imperfection” e “Hi-Lo” che vede la partecipazione della violinista Lindsey Stirling). Il canadese David Richard Campbell ha lavorato sul disco curandone gli arrangiamenti.

Molto contenta del risultato è stata Amy Lee: “È Un disco che illumina elementi degli Evanescence spesso rimasti in ombra. Il piacere di prendere una storia importante e vedere se possiamo portarla da un’altra parte. E quello di usare un’orchestra intera, cosa che desideravamo da sempre ma che un tempo non ci potevamo permettere.”

Amy si è poi soffermata a parlare di “Imperfection“, il singolo del disco, un brano che tratta argomenti come la depressione e il suicidio: “Per me è la canzone più importante del disco. Ho lavorato per tanto tempo sulle parole della canzone perchè c’è stato un momento nella mia vita in cui non ero sicuro di trattare con la dovuta cura l’argomento. Quando finalmente ho trovato il coraggio di parlarne, non mi sono più riuscita a fermare. Non avevo scelta. Il dolore vissuto da soli negli ultimi anni si è portato via musicisti pazzeschi. Ogni volta ti chiedi com’è possibile, c’erano segni che non abbiamo visto? Cose che avremmo potuto fare? Ci pensavo tutti i giorni. Volevo scrivere qualcosa di vero, sincero. Nessuno è perfetto. Siamo tutti imperfetti, e sono queste imperfezioni che ci rendono quello che siamo, e dobbiamo affrontarle perché c’è tantissima bellezza in queste differenze. La vita è degna di essere vissuta.”

La cantante si sofferma poi sulla vita personale dopo la nascita di suo figlio Jack: “La maternità ti rende più forte e più fragile. Ho imparato a dire no, cosa che prima mi riusciva difficile. Sono diventata più protettiva, anche verso me stessa perché so di essere importante per Jack. E non mi sento più in colpa se do la priorità alla famiglia. Non mi sono mai sentita creativa come quando ero incinta. Come se si fosse schiusa una parte completamente nuova del mio cuore.”

L’ultimo pensiero è per “Bring me to life“, il pezzo che li ha resi celebri e che nel disco è senza le parti rappate da Paul McCoy: “Dio benedica il rap, credo sia una delle cose che ci ha portato in radio. Almeno stando alle regole della radio, che non approvo o comprendo. Il rap non era nell’idea originale, è stato un compromesso. Quindi avere la possibilità di tornare alla versione originale del brano è stato fantastico.”

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